L'Esposizione Nazionale della Guerra

L'Esposizione Nazionale della Guerra

Scheda

L'esposizione Nazionale della Guerra, inaugurata a Bologna nella sede di Palazzo Bonora il 17 novembre 1918, intendeva rappresentare l'esperienza della guerra appena conclusa, a partire da una serie di documenti, oggetti, armi e vessilli che, a pochi giorni dalla proclamazione della vittoria, contribuirono a costruire e indirizzare fin da subito la memoria della grande catastrofe.

La mostra fu progettata già prima della fine del conflitto attraverso la creazione di un Comitato Esecutivo su iniziativa dell'Associazione nazionale pei paesaggi e monumenti pittoreschi d'Italia presieduta da Carlo Sandoni. Il Comitato era composto da altre importanti personalità come l'autore del manifesto dell'esposizione, l'illustratore Augusto Majani, direttore artistico del Resto del Carlino, pittore, cartellonista, caricaturista e insegnante all'Accademia di Bologna; don Antonio Bottoni, fondatore della Casa del Soldato di Bologna e l'ing. Guido Zucchini, futuro prosecutore dell'opera del Comitato per la Bologna Storica e Artistica.

L'Esposizione aveva inizialmente la finalità di semplice propaganda e di raccolta fondi per associazioni benefiche come la Casa del Soldato, l'Asilo per gli orfani dei Militari e il Comitato per le cure ai Convalescenti di Guerra. Solo successivamente, vista la conclusione del conflitto, la mostra assunse il compito di celebrare trionfalmente la vittoria, ponendosi come prima iniziativa su scala nazionale finalizzata alla costruzione del mito della Grande Guerra attraverso un'opera culturale di attenta selezione, per non dire manipolazione, così legittimando il sacrificio di milioni di uomini.

La mostra “suddivisa in 12 sezioni, avrebbe raccolto ed esposto tutto ciò che direttamente o indirettamente poteva servire a documentare la guerra: dai cimeli degli eroi che avevano sacrificato la propria vita per la patria, alle opere d'arte che ne immortalavano le atrocità e la disperazione, ma anche l'eroismo e il coraggio dei soldati; un'altra sezione era dedicata ai miracoli che la medicina ortopedica aveva fatto con la realizzazione di protesi che permettevano ai mutilati di reinserirsi attivamente nella società”. Nell'ampio cortile del Palazzo Bonora vennero inoltre messi in scena dei “quadri viventi” di vita militare.

Il successo dell'iniziativa “giunse immediato grazie soprattutto alla legittimazione giunta in seguito alle importanti adesioni di grandi personalità politiche come Luigi Rava e intellettuali come Guglielmo Marconi, Giuseppe Giacosa, Antonio Beltramelli e ancora di Corrado Ricci e Ugo Ojetti che, a breve, andranno a ricoprire le posizioni più importanti all'interno del consiglio direttivo”. Anche la stampa locale pubblicizzò abbondantemente l'iniziativa attraverso la presenza all'interno di una Commissione di Propaganda di Fulvio Cantoni, pubblicista, giornalista e direttore del Museo Civico del Risorgimento di Bologna e dei direttori dei principali quotidiani come il Resto del Carlino, l'Avvenire d'Italia e il Giornale del Mattino.

Nicola Lugaresi

Bibliografia: Esposizione Nazionale della Guerra, Bologna, Stabilimento tipografico L. Parma & C., 1918; L. Piazza, Impressioni sull'Esposizione Nazionale della Guerra, Bologna, Tipografia Cuppini, 1919; A. Bottoni, Casa del Soldato. Bologna. 20 giugno 1915 – 30 giugno 1920, Bologna, Tipografia Cuppini, 1922, p.80; E. Rossoni (a cura di), Grande Guerra e costruzione della memoria. L'Esposizione Nazionale della Guerra del 1918 a Bologna, Bologna, Editrice Compositori, 2009.

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