Legislazione per la 'difesa della razza'

Legislazione per la 'difesa della razza'

Politico 5 Settembre 1938

Scheda

Una decina di scienziati pubblicano in forma anonima sul "Giornale d’Italia" del 15 luglio 1938 il manifesto dal titolo "Il Fascismo e i problemi della razza". Vi sono dichiarati i principi della politica razzista del regime. E' affermata l'esistenza di una "razza pura" italiana e la prevalente "civiltà ariana" del popolo italiano. Degli ebrei si dice che non appartengono alla razza italiana, che anzi "rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia". Secondo Ciano il principale ispiratore del documento è lo stesso Mussolini. Tra i redattori figura il prof. Arturo Donaggio, direttore della clinica neuropsichiatrica dell'Università di Bologna e presidente della Società italiana di Psichiatria. Il manifesto degli scienziati razzisti sarà ripubblicato il 5 agosto seguente sul primo numero della rivista "La difesa della razza" diretta da Telesio Interlandi. Costituirà un importante punto di riferimento teorico per le successive leggi razziali contro gli ebrei. Le leggi razziali, annunciate sui giornali l'11 novembre successivo, provocano anche a Bologna una serie di provvedimenti discriminatori e persecutori nei confronti degli ebrei: espulsi dal partito fascista, esclusi dalle industrie e dalla pubblica amministrazione, è fatto loro divieto di contrarre matrimonio con ariani. Il loro nome non può figurare in elenchi telefonici o necrologi. Gli ebrei non possono frequentare scuole e biblioteche pubbliche, nè iscriversi ad associazioni e circoli sportivi, come il Circolo del Tennis o della Caccia. Tra i locali che vietano l'ingresso agli ebrei vi è anche il noto Caffè San Pietro in via Indipendenza.

Insegnanti e studenti ebrei sono espulsi dal 16 ottobre dalle scuole di ogni ordine e grado. Quella di Bologna è l'Università italiana con il maggior numero di epurazioni, con oltre cinquanta docenti. Sono 11 i professori ordinari espulsi, alcuni dei quali godono di chiara fama internazionale: Tullio Ascarelli (Diritto commerciale), Mario Camis (Fisiologia generale), Gustavo del Vecchio (Economia politica), Emanuele Foà (Fisica tecnica), Guido Horn d'Arturo (Astronomia), Beppo Levi (Analisi matematica), Rodolfo Mondolfo (Storia della filosofia), Maurizio Pincherle (Clinica pediatrica), Beniamino Segre (Geometria Analitica), Giulio Supino (Costruzioni idrauliche), Edoardo Volterra (Diritto romano). Il prof. Pincherle, direttore della clinica Gozzadini, sarà anche radiato dall'albo dei medici. Per il dispiacere si ammalerà del morbo di Parkinson. Altri professori sceglieranno la via dell'emigrazione, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina, dove in alcuni casi potranno riprendere i propri studi. Nel discorso inaugurale dell'anno accademico 1938-39, nell'Aula Magna dell'Università, il 14 novembre 1938 il Rettore professor Alessandro Ghigi svolge un ampio paragrafo dal titolo "Politica della razza", in cui si sforza di conferire basi scientifiche alle leggi razziali fasciste. Secondo il Rettore, quello della razza è "il problema di politica interna che maggiormente interessa il Regime in questo momento" e l'obiettivo dell'azione di governo è quello di "salvaguardare l'integrità della stirpe" da "deprecabili mescolanze" con razze inferiori. La vicenda dell'espulsione dei professori ebrei dall'Università è liquidata con poche parole: "I recenti provvedimenti a tutela della razza rendono vacanti altre 11 cattedre, alle quali sarà provveduto entro breve termine". Dopo le leggi razziali, i ragazzi ebrei non possono più frequentare la scuola pubblica assieme ai ragazzi di religione cattolica. Il comune di Bologna istituisce due pluriclassi in via Pietralata, con locali "del tutto separati da quelli destinati ai fanciulli di razza italiana". In un secondo momento la scuola è trasferita in via Zamboni n. 2. Vi insegnano due maestri ebrei: Giorgio Formiggini e Iris Pardo. La Comunità ebraica organizza invece autonomamente la scuola media e media superiore in via Gombruti, sotto la guida di Ferruccio Pardo. Vi saranno ospitati circa 40 ragazzi. Tra essi, il piccolo Angelo Cividali scomparirà ad Auschwitz con la famiglia. Anche l'allenatore del Bologna calcio Arpad Weisz, ebreo, vincitore di due scudetti e del Torneo di Parigi, è costretto a lasciare la squadra e la città a seguito delle leggi razziali. Dopo essere fuggito in Francia e in Olanda, dove allenerà per Dordrecht Weisz e la sua famiglia scompariranno nel campo di sterminio di Auschwitz.

Nel maggio 1942 viene decretata la precettazione per il lavoro coatto di tutti gli ebrei. Le "veline" del Minculpop intimano di dare rilievo all'evento: l'obbligo del lavoro per gli ebrei deve essere presentata come una compensazione della loro esenzione dagli obblighi militari. I giornali fascisti e in particolare "La Difesa della Razza" pubblicano numerose foto di persone impacciate e ben vestite, non abituate a lavori agricoli e di sterro. Gli ebrei bolognesi sono quasi tutti esentati: su 427 precettati solo 12 saranno effettivamente impiegati nelle aziende. L'esenzione è merito del dott. Francesco Addari, con la connivenza del questore Coco. In una relazione della Comunità israelitica di Bologna del 1948 l'azione di aiuto agli ebrei da parte del medico provinciale sarà riconosciuta. Il 7 novembre 1943 iniziarono a Bologna le deportazioni nei campi di sterminio nazisti: 85 le vittime accertate, tra cui il Rabbino Alberto Orvieto. Tra gli ebrei bolognesi che parteciparono alla guerra di liberazione, numerosi furono quelli decorati al valore.

In collaborazione con Cronologia di Bologna

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Ebrei e fascismo a Bologna
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Nazario Sauro Onofri, Ebrei e fascismo a Bologna, Editrice Grafica Lavino, Bologna, 1989

Antico ghetto ebraico (L')
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L’antico ghetto ebraico di Bologna, in pieno centro medievale, mostra ancora oggi la sua struttura originaria: un dedalo di viuzze e passaggi sospesi, ponti coperti e piccole finestre raccontano la storia di un’intera comunità.

Comunità israelitica bolognese
Tipo: PDF Dimensione: 45.17 Kb

Nazario Sauro Onofri, La Comunità israelitica bolognese. Da sant'Ambrogio alle lotte partigiane 1943/45.