Le cause politiche della disfatta di Caporetto

Le cause politiche della disfatta di Caporetto

Scheda

Il generale Luigi Cadorna assunse la carica di Capo di Stato Maggiore dell'esercito alla vigilia dello scoppio della Prima guerra Mondiale. Dopo la dichiarazione di neutralità, il governo Salandra - Sonnino si orientò verso l'intervento contro gli Imperi centrali e il generale Cadorna dovette riscrivere i piani di guerra e predisporre l’esercito per l’offensiva. Nel periodo di neutralità il Paese si divise fra fautori dell'intervento a fianco degli anglo-francesi e sostenitori di una non belligeranza più o meno patteggiata con l’Austria; questi ultimi erano rappresentati nel Parlamento dal gruppo giolittiano e nel Paese dal partito socialista.
Delle 'radiose giornate di maggio' del 1915, l’on. Francesco Saverio Nitti ebbe a scrivere: Non era il pubblico che manifestava, era il governo che voleva che si manifestasse ed imponeva ai funzionari di manifestare. (Cadorna, Pagine Polemiche, prefazione, pag. IX).
Cadorna ne era consapevole e fece di tutto per formare due settori distinti, il Paese e la zona del fronte. Quasi ossessionato dalla parte contraria alla guerra, Cadorna decise di utilizzare il rigore per attenuarne gli effetti sul morale dell’esercito: la disciplina doveva essere ferrea e inesorabile verso coloro che si macchiavano di viltà o incitavano alla rivolta. Fin dal 1915 furono esclusi dalla zona di guerra i corrispondenti dei giornali che pubblicavano articoli in qualche modo deprimenti per lo spirito delle truppe. Altrettanto importante era agire sul Governo per ottenere che esso controllasse il cosiddetto fronte interno, allo scopo di impedire l'opera della propaganda disfattista.
Se il Governo veniva meno al suo compito, al Comando Supremo non rimaneva che indurire ulteriormente la disciplina per dividere ancor di più l’esercito in guerra dal resto del paese. Ad Antonio Salandra succedette Paolo Boselli, il cui governo, composto da venti ministri, era costretto a sostenersi con continui compromessi, in un momento in cui la guerra stava diventando lunga e cruenta.
Per Cadorna le azioni del governo tese ad eliminare la propaganda contro la guerra e l'imboscamento dei generi alimentari furono deboli e inefficaci, mentre le prime restrizioni alimentari vennero imposte anche all'Esercito. Il Comando Supremo intensificò la vigilanza e nel marzo 1917 andarono a processo presso il tribunale militare del XXIV Corpo d'Armata alcune decine di persone, fra soldati e borghesi (il processo di Pradamano).
Nella primavera del 1917 il Comando Supremo, constatato l’aumento delle diserzioni tra i soldati, ne informò sia il Ministero dell'Interno quanto quello della Guerra, mediante un notiziario compilato con dati desunti dalle corrispondenze censurate e dalle informazioni dei propri agenti. Cadorna individuò nei reparti composti in massima parte da siciliani quelli dove maggiore era l’incidenza delle diserzioni: la Sicilia, assieme a Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, erano le regioni dove si celavano, per il Comando Supremo, cellule sovversive che fomentavano l’antimilitarismo tra i reparti in partenza per il fronte e i soldati in licenza. Cadorna indirizzò a Boselli una prima lettera il 6 giugno, dove tra l’altro scrisse: Si è perciò dovuto ricorrere a fucilazioni immediate, su vasta scala, e rinunziare alle forme del procedimento penale, perché occorre troncare il male dalle sue radici e finché si può sperare di arrivare in tempo. (Cadorna, Pagine polemiche, pag.34). Seguirono altre due lettere il giorno 8 e il 13, sempre contenenti pressanti inviti al governo perché si impegnasse a stroncare ogni forma di protesta contro la guerra in corso. I gravi fatti di Torino del 23-27 agosto 1917, quando lo sciopero generale assunse carattere di protesta contro la guerra, furono un altro esempio di tolleranza del governo Boselli e del ministro dell’interno on. Orlando, verso i disfattisti. Questo stato di cose non agevolò i rapporti tra il Comando Supremo ed il governo del paese: Mentre alla fronte si doveva ricorrere alle più estreme sanzioni, i colpevoli dei gravi fatti di Torino dell'agosto 1917 venivano condannati a pochi anni di reclusione e poco dopo amnistiati (Cadorna, Pagine polemiche, nota a pag.37).
A Boselli succedette l’on. Vittorio Emanuele Orlando. Fu il suo governo ad istituire con R. D. 12 gennaio 1918 una Commissione d'inchiesta allo scopo di indagare e riferire sulle cause e le eventuali responsabilità degli avvenimenti militari che hanno determinato il ripiegamento del nostro esercito sulla Piave, nonché sul modo come il ripiegamento stesso è avvenuto.
Per Cadorna la Commissione voluta dal Presidente del Consiglio, on. Orlando, aveva un grave vizio di forma, perché lo stesso, come ministro dell'Interno del precedente gabinetto Boselli, aveva concesso la più larga tolleranza alla propaganda disfattista che fu la causa principale della depressione degli animi e della indisciplina nell'esercito (Cadorna, Pagine polemiche, pag.10).
Tuttavia la commissione arrivò a conclusioni diametralmente opposte: Gli avvenimenti dell'ottobre-novembre 1917, che condussero l'esercito italiano a ripiegare da oltre Isonzo fin dietro il Piave, presentarono i caratteri di una sconfitta militare; e le cause determinanti di natura militare, sia tecniche che morali, predominarono sicuramente su quegli altri fattori estranei alla milizia, dalla cui influenza — che la presente relazione dimostrò esagerata — taluno aveva voluto dedurre che gli avvenimenti fossero da attribuirsi prevalentemente a cagioni politiche. La sconfitta, oltreché da cause locali ed occasionali, derivò altresì dal concorso di complessi fattori sempre di ordine militare, da tempo agenti sull'esercito, ai quali contingenze eccezionali diedero modo di esplicare una efficacissima azione depressiva degli spiriti e dissolvente dell'azione dell'esercito stesso (Cadorna, Pagine polemiche, pag.19).
Paolo Antolini

Bibliografia: Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa : 24 maggio 1915-9 novembre 1917, Milano, Treves, 1921; Luigi Cadorna, Pagine polemiche, Milano, A. Garzanti, 1950

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