L'attacco a Sagrado e Monfalcone della 3° Armata

L'attacco a Sagrado e Monfalcone della 3° Armata

Scheda

L’ordine del Comando Supremo italiano nr. 6 del giorno 7 giugno 1915, indicava come urgente il prosieguo dell’attacco al ciglione carsico da parte della 3° armata; diventava quindi necessaria l’occupazione del paese di Sagrado, sulla sponda sinistra dell’Isonzo, operazione resa più difficile per la distruzione del ponte di ferro operata dal nemico nelle prime ore di guerra. La 2° armata doveva concorrere all’azione con uno sbalzo delle sue truppe sino alla sponda destra dell’Isonzo e un forte attacco alla linea austriaca del Podgora. Per l’azione il Comando Supremo mise il VI Corpo (11° e 12° divisione, brigate Pavia, Pistoia, Re, Casale) alle dipendenze della 2° armata del generale Frugoni.
Nel pomeriggio del giorno 8 giugno le brigate di fanteria del VI Corpo iniziarono l’avvicinamento al Podgora, accolte dal tiro incrociato dell'artiglieria nemica che le obbligò a sostare ai piedi del monte. Dalla testa di ponte di Pieris, costituita nei giorni precedenti, la 13° e 14° divisione del VII Corpo tentarono l’allargamento dell'occupazione: obiettivi Selz, Monfalcone ed il monte Sei Busi. L’operazione fu bloccata dal nemico su tutta la linea.
Per proseguire gli attacchi al pianoro carsico divenne essenziale la conquista del tratto Sagrado - Redipuglia. Davanti a Sagrado la 21° divisione, sulla sponda destra appena sopra il ponte di ferro distrutto, aveva in linea la Brigata Pisa, cui venne ordinato il guado del fiume con un forte raggruppamento per proteggere il gittamento dei ponti mobili. Per la scarsità del materiale da ponteggio, fu deciso di utilizzare un isolotto di ghiaia al centro dell’Isonzo, 200 metri a monte del ponte di ferro, da collegare con passerelle alle sponde destra a e sinistra. I lavori iniziarono alle 22,30 del giorno 8 e verso la mezzanotte l’isolotto venne raggiunto. Dalle trincee un battaglione del 30° fanteria della brigata Pisa sfilò sulla passerella prendendo posizione tra le ghiaie; alle 5 del giorno 9 giugno il ponte fu terminato e le truppe italiane occuparono la sponda sinistra, spingendosi sino alla ferrovia.
Fu il segnale per la reazione nemica: la fanteria austriaca attaccò i reparti della Pisa, mentre l’artiglieria prese a battere la passerella di collegamento danneggiandola gravemente. Sotto la pressione austriaca i reparti italiani indietreggiarono sino alla riva del fiume, poi, finite le munizioni e non potendo ricevere aiuti, i superstiti raggiunsero l’isolotto di ghiaia trincerandosi alla meglio. Solo nella notte iniziò il ripiegamento, che poté essere completato nei giorni seguenti. La mancata conquista del paese di Sagrado ebbe come effetto non secondario di rendere impossibile la chiusura della presa del canale Dottori; l’acqua che continuava a fuoriuscire dalle falle praticate negli argini, allagò il tratto di pianura tra la base del pianoro del Carso e il fiume Isonzo, dove sostavano le truppe italiane passate nei giorni precedenti.
Per questo motivo la 13° divisione riprese gli attacchi da Selz a Monfalcone con le brigate Granatieri e Messina, mentre la 14° divisione tentava l’occupazione del colle di Sant’Elia davanti a Redipuglia. Verso mezzogiorno del giorno 9 reparti della Messina occuparono Monfalcone e le alture della rocca, mentre i Granatieri faticosamente si impossessarono della quota 61 sopra Selz. Per l’ordine del Comando Supremo di non impegnare energica azione davanti ad una ostinata reazione avversaria, fu ordinata la sosta ed il rafforzamento sulle posizioni raggiunte nel pomeriggio.
Più a monte, la brigata Acqui della 14° divisione, col 17° fanteria, avvolse il Sant’Elia; causa l’inondazione e l’impossibilità di manovrare, a sera dovette poi ritirarsi sotto il tiro dell’artiglieria nemica. L’efficace azione portata dalle brigate Granatieri e Messina della 13° divisione, costrinse i reparti austriaci a ritirarsi nelle trincee che andavano dalla quota 121 alla quota 77, la nuova prima linea comprendeva i monti Cosich e Debeli, scendeva poi verso il mare Adriatico nelle paludi del Lisert. Monfalcone era occupata saldamente dalle truppe italiane. La mancata conquista di Sagrado da parte della 21° divisione (Brigata Pisa), aveva avuto riflessi negativi sui tentativi della 14° divisione per aprirsi la strada verso il monte Sei Busi, sopra il paese di Redipuglia. Ricognizioni aeree confermarono accampamenti e truppe in marcia nella valle del Vippacco dirette al fronte dell’Isonzo. Inoltre l’allagamento andava aumentando.
Il Comando Supremo, preso atto della mancata occupazione di Sagrado, con l’ordine di operazioni n.7 in data 11 giugno ore 23, prescrisse di 'vincere la resistenza con adeguato concentramento di forze e di mezzi, specialmente tecnici'.
Alla 3^ armata venne ordinato di mantenere contegno difensivo sulla fronte M.Fortin - Sagrado (XI Corpo d’armata), e procedere alla espugnazione delle posizioni nemiche sulla fronte Sagrado-Monfalcone (VII Corpo d’armata). Cadorna ordinò pure che una robusta linea difensiva venisse organizzata lungo la linea M.Quarin- Collina di Medea -Versa- destra del Torre e dell’Isonzo (X Corpo d’armata).
Paolo Antolini

Bibliografia: Ministero della difesa, Stato maggiore dell'esercito, Ufficio storico, L'esercito italiano nella grande guerra, 1915-1918, Roma, Ufficio Storico SME, 1927-1980

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