MCMXV - 006 - Mare Adriatico

MCMXV - 006 - Mare Adriatico

lapide

Scheda

In questa lapide sono ricordati i caduti bolognesi nel mare Adriatico.
La Regia Marina nasce insieme al Regno d'Italia  il 17 marzo 1861.
L'assertore più convinto della necessità di dotare il nuovo Stato di una forza navale unitaria che amalgamasse le competenze delle marine preunitarie fu Camillo Benso di Cavour, allora Presidente del Consiglio. Dopo esordi discussi e drammatici (come non ricordare la sconfitta di Lissa del 1866) la guerra italo-turca fu il primo vero banco di prova per la nuova flotta. In quell'occasione vennero infatti schierate praticamente le stesse navi poi impegnate nella Prima guerra mondiale, conflitto nel quale, tuttavia, non si verificarono vere e proprie "battaglie navali" tra le due flotte che si spartivano il controllo del Mare Adriatico. 
Quando l'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915  le marine italiana ed austriaca godevano di forze abbastanza equilibrate; tuttavia le navi da guerra austriache potevano sfruttare  per le loro basi le frastagliate coste dell'Adriatico orientale, che offrivano una protezione naturale alla flotta. La Regia Marina adottò una strategia di sorveglianza dell' Adriatico, in particolare nel suo punto d'accesso all’altezza del Canale d'Otranto. Il cotrpollo di quello stretto tratto d'acqua avrebbe potuto impedire completamente il rifornimento via mare dell'Impero d'Austria-Ungheria. Pertanto il forzamento del Canale d’Otranto divenne per gli austriaci una necessità, che portò a scontri navali brevi ma cruenti.  
Le principali basi marittime austriache -Pola, Cattaro ecc.- vennero controllate con  l’impiego di naviglio leggero e di sommergibili, cosa che limitò al minimo le perdite per entrambe le flotte. Le perdite più dolorose furono senz’altro costituite dalle grandi navi da battaglia, considerando che alcune vennero distrutte mentre si trovavano in porto. 
La Marina italiana non effettuò solo azioni offensive: va ricordato infatti come evento di grande rilievo il salvataggio dell'Esercito serbo in fuga dalle forse austro-turche, che venne trasbordato dalle coste dell’Albania a quelle pugliesi nel gennaio 1916:  circa 200.000 soldati serbi e 30.000 loro prigionieri austroungarici ebbero salva la vita grazie al ponte navale italiano. 
La Regia Marina, nell'intento di attaccare le basi navali austriache nell'alto Adriatico, progettò e realizzò nuovi mezzi: i MAS (Motoscafo armato silurante) e le torpedini semoventi Rossetti (dette mignatte). I  MAS, equipaggiati con una mitragliera pesante, siluri e bombe anti-sommergibile. Per le ridotte dimensioni e l’alta velocità, potevano cogliere di sorpresa le navi avversarie effettuando azioni anche in acque ristrette. Comandati da uomini temerari -tra cui si ricorda la  medaglia d’oro Luigi Rizzo- tra il 1917 e il 1918 i MAS forzarono più volte lo sbarramento nemico: nel porto di Trieste attaccarono e affondarono la corazzata Wien; con la partecipazione anche del poeta Gabriele d'Annunzio e di Costanzo Ciano te di essi entrarono nella base austriaca nel golfo di Buccari mandando a picco quattro piroscafi; al largo dell'isola di Premuda venne silurata e affondata la corazzata Szent Istvan (Santo Stefano). 
Le "mignatte", sorta di siluri guidati e dotati di due cariche esplosive, la notte del primo novembre 1918  forzarono il porto di Pola e affondarono la corazzata Viribus Unitis. 
La Regia Marina diede anche un importante contributo alla guerra terrestre, con le artiglierie navali messe a terra o su pontoni, utilizzate dal 1915 al 1917 sul fronte carsico e alla foce dell’Isonzo, territorio della 3a Armata del duca d'Aosta. Dopo la sconfitta di Caporetto reparti di marinai furono inviati a terra per proteggere la città di Venezia; all'inizio del 1918 le varie compagnie di marinai fucilieri vennero raggruppate in un reggimento costituito da tre battaglioni di fanti di marina, "Grado", "Caorle" e "Monfalcone", cui se ne aggiunse un quarto, il "Golametto", e un reggimento di artiglieria su otto gruppi. 
Inoltre imbarcazioni leggere pattugliarono i fiumi contro le infiltrazioni austriache e unità leggere coprirono dal mare le operazioni costiere. Al termine della guerra il reggimento, al quale Venezia aveva voluto dare la propria bandiera con il leone di San Marco, assunse il nome di Reggimento Marina San Marco, ancora oggi esistente.
Tra le navi da battaglia italiane affondate durante la guerra ricordiamo la Benedetto Brin, inabissatasi il 27 settembre 1915  per l’esplosione di un deposito di munizioni mentre  era ormeggiata nel porto di Brindisi; la Leonardo Da Vinci distrutta da una esplosione il 2 agosto 1916 mentre si trovava ormeggiata nella base navale di Taranto; la Regina Margherita affondata l’11 dicembre 1916 nella rada di Valona dopo aver urtato in rapida successione due mine; l'Amalfi, affondato nelle acque di Venezia il 7 luglio 1915, colpito da un siluro lanciato dal sommergibile tedesco UB 14 camuffato da austroungarico U 26 (l’Italia non aveva ancora dichiarato guerra alla Germania); il Giuseppe Garibaldi, affondato il 18 luglio 1915 al largo delle coste dalmate mentre insieme ad altre unità era impegnato nel bombardamento della linea ferroviaria Ragusa-Cattaro. 
Forti perdite si ebbero anche con l'affondamento di navi adibite al trasporto di truppe, come ad esempio il piroscafo Principe Umberto, silurato nelle acque di Valona l'8 giugno 1916, che trascinò in fondo al mare quasi duemila uomini.
Paolo Antolini
Siti internet consultati:
www.marina.difesa.it ; www.wikipedia.org/wiki/Regia_Marina
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