La spallata del 23 – 24 giugno 1915 della 3° Armata

La spallata del 23 – 24 giugno 1915 della 3° Armata

Scheda

Ad un mese dalla dichiarazione di guerra all’Austria Ungheria, lo schieramento della 3° armata del Carso era ancora da completare; dei suoi corpi d’armata il VI, passato alle dipendenze della 2° armata, era fermo alle pendici del Podgora; l’XI corpo era sulla sponda destra dell’Isonzo davanti a Sagrado (brigata Pisa, isolotto dei morti), il VII corpo a cui era riuscito il traghettamento si trovava però da giorni bloccato a ridosso delle prime alture di Monfalcone (Granatieri, brigata Messina) perché il nemico ritiratosi sulla linea quota 121 – Lisert resisteva ad ogni attacco. Il sopraggiunto X corpo, inizialmente schierato a proteggere le spalle della 3° armata da eventuali sfondamenti austriaci, fu fatto avvicinare per partecipare alle azioni conclusive del mese di giugno 1915. 

Il 21 giugno si susseguirono gli ordini del Comando Supremo e del comando dell'armata come preparazione al proseguo delle operazioni. Le artiglierie presero a battere le zone dove erano in corso lavori difensivi del nemico per fermarli; alla prima linea furono avvicinate truppe e materiale, soprattutto le sezioni mobili dei ponti per passare l’Isonzo e il canale Dottori, ultimo ostacolo prima di arrivare alle pendici del Carso.
Il 22 giugno l’ordine di operazioni nr. 9 del Comando Supremo delineò le fasi dell’attacco: Il VII e XI corpo dovevano avanzare il più possibile verso il margine dell’altipiano, tra Monfalcone e Sagrado. Le batterie di medio calibro avevano l’ordine di controbattere le artiglierie nemiche che dalle alture del San Michele potevano colpire l’ala destra della 2^ armata. Grande affidamento si faceva sull’attacco della 2^ armata a Gorizia. Cadorna ordinò che doveva essere spinto innanzi con la massima energia e con l’intendimento di riuscire ad ogni costo. Tra Fogliano e Redipuglia perdurava l’inondazione delle acque fuoriuscite dal canale Dottori.
Il 23 giugno iniziò con una cattiva notizia: il comandante del VI corpo ai piedi del Podgora ritenne che la preparazione dell'artiglieria fosse insufficiente per l’apertura di varchi nei reticolati nemici e decise di non attaccare; sulla fronte dell'XI corpo i reparti avanzarono verso la sponda destra dell’Isonzo, ostacolati dal tiro di numerose batterie austriache.
Alla Brigata Bologna (X corpo), riuscì il passaggio del canale Dottori ed iniziò l’attacco contro il paese di Castelnuovo; per sostenere l’attacco della Bologna, la brigata Pisa (XI corpo), che si trovava alla sua sinistra, operò il guado dell’Isonzo a monte di Sagrado con una compagnia, la violenta reazione avversaria bloccò altri tentativi. Fu poi la volta della brigata Siena (X corpo) di tentare il guado del canale Dottori di fronte a Fogliano: in un primo momento l’operazione riuscì, ma il terreno reso paludoso per la prolungata inondazione ostacolò ogni movimento dei reparti.
Nel tardo pomeriggio del 23, la situazione accennò a stabilizzarsi, con la brigata Pisa che aveva una compagnia in sponda sinistra dell’Isonzo a monte di Sagrado, la brigata Siena con i reparti tra Polazzo e Redipuglia. La brigata Bologna, distesa lungo una incerta linea tra Fogliano e Castelnuovo, subì un violentissimo concentramento di fuoco dell’artiglieria nemica che obbligò i soldati a cercare riparo tra gli alberi. L’ordine di operazioni del giorno 23 prevedeva per il VII corpo (ala destra della 3° armata), un deciso attacco alla linea avversaria tra il Cosich e Debeli, più volte tentato senza risultati. La 14° divisione (VII corpo) alle prime luci dell’alba avanzò contro il monte Sei busi e le alture di Selz, trovando subito difficoltà nella marcia di avvicinamento; la brigata Acqui occupò Vermegliano, rimanendo però divisa sulle due rive del canale Dottori. Oltre Monfalcone due brigate miste di fanteria tentarono l’attacco contro il trincerone austriaco di quota 121 senza apprezzabili risultati. La sera obbligò a cessare ogni operazione.
Nella notte Cadorna mandò altre circolari e ordini telegrafici intesi ad infondere decisione nelle operazioni del giorno 24 per il completo passaggio dell’Isonzo da parte della 3° armata. La prima a riprendere le ostilità fu la brigata Pisa (XI corpo) che fece passare il fiume ad un battaglione, inviato poi ad occupare Sagrado non difesa dalla fanteria nemica. Nel frattempo la brigata Bologna (X corpo), dopo aver respinto tre contrattacchi, riprese all’alba l’avanzata contro Castelnuovo sostenuta da altri reparti e dal tiro di tutti i cannoni disponibili. Alla destra dello schieramento, il VII corpo (13° e 14 divisione) venne fermato ancora sopra Monfalcone dalla ostinata resistenza avversaria; tuttavia Vermegliano, Selz e Monfalcone rimasero stabilmente occupate da truppe italiane.
Dopo un mese dalla dichiarazione di guerra all’Austria Ungheria, sul fronte del basso Isonzo la 3° armata non aveva ancora completato lo schieramento per l’attacco al Carso; il suo VI corpo era passato agli ordine della 2° armata per armonizzare le operazioni contro Gorizia; a sinistra, l’XI corpo manteneva poche truppe dentro Sagrado. Il resto era ancora in sponda destra dell’Isonzo; al centro, il X corpo con la brillante operazione della brigata Bologna era quello più avanzato sulle prime alture del Carso; a destra, il VII corpo che aveva conquistato Monfalcone e la sua rocca ai primi di giugno, bloccandosi poi contro la linea avversaria Cosich – Debeli.
Il bollettino meteo del 24 giugno 1915 segnalò che il tempo era piovigginoso.

Paolo Antolini

Bibliografia: Ministero della difesa, Stato maggiore dell'esercito, Ufficio storico, L'esercito italiano nella grande guerra, 1915-1918, Roma, Ufficio Storico SME, 1927-1980

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