La scultura in gesso

La scultura in gesso

1801 - oggi

Scheda

Osservando la cosiddetta scultura in stucco della Certosa di Bologna (in realtà principalmente in gesso), si possono cogliere le peculiarità di questa economica tecnica scultorea. L’apparato architettonico veniva realizzato, per quanto possibile, con una struttura in laterizio che spesso includeva i principali sostegni per le opere plastiche. In base al progetto già approvato da una commissione accademica, venivano realizzate, in bottega, le varie parti scultoree figurate. La creta utilizzata per l’esecuzione veniva modellata su di uno scheletro ligneo che ne sostenesse il peso in corso d’opera. Fino a quel momento la scultura in creta era il primo originale dell’artista. Su di esso si effettuava il calco a forma perduta, ossia un calco in gesso di cui al momento della realizzazione si perdeva la matrice.
Il vantaggio di questa tecnica stava nella sua relativa semplicità e nella rapidità di esecuzione in rapporto ad altre tecniche di stampaggio.

Se il modello era un bassorilievo, lo stampo era composto da almeno due conchiglie. Se il modello presentava forme molto complesse, era necessario realizzare più pezzi ricoperti da un’unica camicia in gesso. Per la realizzazione di un soggetto a tutto tondo, si usavano principalmente due metodi: lo stampaggio “a filo” e “a bande”. Con il primo metodo, si appoggiava un filo resistente e oliato sulla mezzeria del modellato da stampare, il filo veniva poi fatto scendere fino alla base, dove sporgeva a una certa distanza dal modellato, così da poterlo ritrovare dopo aver applicato il gesso. Si stendeva poi a pennello un sottile strato di gesso colorato molto liquido, detto gesso “d’allerta”, destinato a segnalare la prossimità del modello al momento della sformatura. Su di esso si aggiungeva uno strato più spesso di gesso e prima che questo facesse presa completamente si ritirava il filo, dividendo lo stampo in parti uguali.

Con il secondo metodo “a bande”, il filo era sostituito da una banda di argilla (circa 3 cm. per 0,5 cm.) disposta di taglio, oppure lamelle di metallo sottile. In entrambi i casi, quando il gesso induriva, si separavano le due metà dello stampo e si eliminava l’argilla all’interno. Le particelle di argilla ancora nel negativo si toglievano con pennelli e risciacquo. Si ottenevano così gli stampi negativi in gesso di due o più parti dell’opera in argilla, già distrutta per liberare lo stampo. Dopo aver trattato questo con sapone o altre sostanze isolanti, si gettavano le varie parti con uno strato di gesso, spesso fino ad alcuni cm. Ad essiccazione avvenuta la conchiglia o camicia esterna, veniva demolita facendo particolare attenzione in prossimità della parte colorata, che per l’appunto allertava l’operatore della vicinanza del positivo, nonché l’originale a tutti gli effetti. I vari settori dell’opera erano poi assemblati insieme e raccordati con malte a base di gesso e colla, il tutto montato, con i relativi supporti interni, sulla struttura in laterizio. L’insieme era completato da lapidi e cornici modulari in gesso, ed eventualmente dagli apparati effimeri come panneggi in tela gessata o attributi lignei o metallici relativi ai vari personaggi. Il modellato era poi trattato con una protezione uniformante a base di latte di calce e colle, mentre le architetture erano tinteggiate in differenti tonalità in base all’effetto volumetrico che si voleva ottenere.

William Lambertini

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Marco Marchesini | La scultura, tante storie
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"Marco Marchesini | La scultura, tante storie". Catalogo della mostra a cura di Marco Marchesini e Roberto Martorelli. Museo civico del Risorgimento di Bologna, 5 marzo - 10 aprile 2022. © Museo Risorgimento Bologna.

Cenni storici della Certosa di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 15.78 Mb

Augusto Bastelli, Cenni storici della Certosa di Bologna, Tipografia Luigi Parma, 1934. Copia con annotazioni ed appunti autografi dell'autore. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Descrizione del Cimitero di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 6.68 Mb

Descrizione del Cimitero di Bologna (Description of the Certosa cemetery), fascicolo XLI, ultimo della Collezione. Giovanni Zecchi, Bologna, 1829. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.