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Carlo Doglio

19 novembre 1914 - [?]

Scheda

Carlo Doglio, da Pietro e Giovanna Aventi; nato il 19 novembre 1914 a Cesena (FO). Residente a Bologna dal 1932. Laureato in giurisprudenza. Critico cinematografico.
Prestò servizio militare a Forlì dal 1937 al 1938 con il grado di ufficiale.
Cresciuto in un ambiente di tradizioni democratiche, la madre era parente di Federico Comandini fra i fondatori del PdA a Roma, in famiglia ricevette la prima educazione antifascista.
Il suo criticismo, la sua esigenza di libera espressività, si scontrarono con la cultura fascista negante ogni forma di creatività, priva di ogni rinnovamento culturale, determinando così la radicalizzazione del suo antifascismo 'ereditario'.
I littoriali istituiti dal regime, ai quali partecipò vincendoli per due volte, per la critica cinematografica e per il soggetto, che avrebbero dovuto essere sede di legittimazione della cultura fascista, furono, di fatto, luogo di contestazione dell'ideologia fascista da parte della nascente classe intellettuale.
La partecipazione del regime alla guerra franchista acuì la sua opposizione. A Bologna si avvicinò sempre più a raggruppamenti antifascisti in cui vivo era il dibattito e la protesta contro il divieto di libera discussione e riunione.
Entrò in contatto con il gruppo di Carlo Lodovico Ragghianti intrattenendo rapporti di amicizia con Giorgio Bassani, Cesare Gnudi e altri.
Iscrittosi al PdA, seguendo la tradizione familiare, si servì della sua carica di direttore sportivo della squadra militare dell'aeronautica per trasportare e distribuire la stampa clandestina.
Scoperto all'inizio del 1943, venne arrestato per attività antifascista. Rinchiuso in San Giovanni in Monte (Bologna), rimase per un mese in isolamento e, in attesa di processo, fu trasferito fra i detenuti per reati comuni. Liberato alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943 ritornò a Cesena, dove la famiglia era sfollata, e riprese la sua attività clandestina.
Di nuovo arrestato, venne rinchiuso nella Rocca di Cesena dall'ottobre al dicembre 1943, quando liberato, «venne invitato a scomparire dall'EmiliaRomagna». Trasferitosi a Milano, entrò nel movimento anarchico curando la pubblicazione clandestina «II comunista libertario». Riconosciuto da un milite forlivese della MVSN, venne arrestato per la terza volta per dieci giorni. Fu nominato cosegretario del centro attività culturali del CLNAI presieduto da Arialdo Banfi. [AQ]