Salta al contenuto principale Skip to footer content

La Guerra nelle Dolomiti - Col di Lana - Col di sangue - 1915-1916

Battaglia 5 luglio 1915 - 18 aprile 1916

Schede

Allo scoppio della guerra, nel maggio del 1915, gli austriaci occuparono subito il Col di Lana ed il collegato monte Sief, perché la loro posizione permetteva il controllo della strada verso la Val di Fassa (austriaca) ed era possibile anche appoggiare con le armi le difese del passo della Valparola (Sasso di Stria - Lagazuoi), che bloccava agli italiani l'accesso della Val Badia.

Dopo un prudentissimo avvicinamento, che costerà al generale Nava il comando dell'armata a favore del generale Di Robilant, il 5 luglio 1915 si accendeva il primo attacco alle posizioni del Lana e Sief; nonostante l'eroismo dei fanti del 45°, 59°, 52° reggimento, dei battaglioni di alpini, del 3° reggimento bersaglieri, viene intaccata e parzialmente conquistata solo la prima linea delle difese austriache sul costone di Salesei ed un cocuzzolo del costone Franza-Castello. La battaglia si spegne il 31 luglio. La calma dura poco, il 2 agosto la 18a divisione attacca le posizioni dette del panettone e del cappello di Napoleone, alla sommità dei costoni di Salesei e Agai; i nostri fanti ottengono iniziali successi, poi, a sostegno delle stremate forze austriache, intervengono i reparti dell'Alpenkorps germanico ed il 4 agosto la battaglia cessa senza alcuna significativa conquista da parte italiana. L'avvicendamento del generale Nava col generale Di Robilant e le cattive condizioni atmosferiche, bloccano fino ad ottobre ogni tentativo di avanzata.

Il 18 ottobre inizia la nuova battaglia, questa volta è tutto il fronte dalle Tofane alla Marmolada ad infiammarsi; ancora la 18° divisione rinforzata dalla 266a compagnia alpini del battaglione Val Cordevole attacca il monte Sief, mentre il tenente colonnello Garibaldi con una colonna di fanti del 59° e 52° reggimento conquista le posizioni del panettone e del cappello di Napoleone, una energica reazione avversaria costringe i nostri a rientrare alle linee di partenza. Ricevuti i rinforzi, il giorno 26 ottobre, la battaglia ricomincia. La sera del 29 tutti e 3 i costoni che portano alla cima del Col di Lana sono in mano italiana: il costone di Salesei col panettone, il costone Agai col cappello di Napoleone, il costone Castello con le posizioni dette della ridotta Lamarmora ed il fortino. Tornata la calma, l'Alpenkorps rientra al fronte francese. Sulla linea Corte, Col di Lana e monte Sief rimangono gli austriaci, protetti da trincee in roccia con reticolati larghi 8 metri e nei bunker 60 mitragliatrici e 50 pezzi d'artiglieria. Il 7 novembre, dopo una preparazione di fuoco d'artiglieria di un’ora, le truppe italiane appostate sul costone Salesei rinnovano l'assalto, ed il 60° fanteria riesce a piantare il tricolore sulla quota 2464, la cima del Col di Lana. Mentre si cerca di approntare la difesa, si scatena la reazione avversaria, e alle 22 la cima del Col di Lana è di nuovo in mano austriaca. Il diario della divisione austriaca Pustertal, quel giorno riporta: "il giorno 7 novembre agli italiani riuscì di avere il possesso della nostra posizione sulla cima del Col diLana con un attacco di sorpresa. [...] la nostra artiglieria tenne subito sotto il fuoco più impetuoso la cima, in modo così brillante, che il battaglione Landschutzen del capitano Valentini alle 9 di sera compì con relativa facilità il suo obbligo d'onore ed ebbe in proprie mani in modo definitivo la contrastata cima."

In dicembre ci furono altri tentativi italiani di riprendere possesso della cima, risultati inutili. Alla fine del 1915 le perdite italiane ammontavano a 104 ufficiali morti, 199 feriti e 14 dispersi, 1050 soldati morti, 5100 feriti, 435 dispersi. La prima linea italiana a 2400 metri di quota rimaneva ancora 50 metri al di sotto della austriaca, ed il comando italiano decideva di affidarsi ad una nuova tattica: la guerra di mine. Il 13 gennaio 1916 iniziano i lavori di scavo di una galleria, con l'intento di far saltare la cima del Lana. Durante tutto l'inverno gli austriaci tentano colpi di mano contro le nostre linee avanzate, creando grossi problemi anche ai lavori in galleria, che dovevano rimanere segreti; tuttavia la galleria, denominata S. Andrea, prosegue speditamente ed a marzo é lunga 52 metri. Il 3 marzo vengono percepiti rumori di scavo: gli austriaci stanno lavorando ad una galleria di contromina. Inizia allora un febbrile lavoro, per entrambi gli schieramenti è prioritario arrivare primi. Il 12 aprile la galleria di mina italiana é terminata ed inizia il caricamento della gelatina esplosiva nei fornelli; contemporaneamente le truppe che dovranno prendere d'assalto la cima del Col di Lana si ammassano nelle trincee sottostanti. Il giorno 17 tutto è pronto, si attende solo l'ordine di brillamento. Per gli austriaci, che hanno captato il cessare dei lavori, inizia una drammatica attesa: l'ordine è di non abbandonare la cima, mentre tutta l'artiglieria italiana del settore Tofane-Fedaia bombarda da ore le loro posizioni. Alle ore 23,35 esplodono i 5.500 chilogrammi di gelatina della mina, provocando un cratere di metri 30x55 profondo 12. Migliaia di metri cubi di roccia vengono scagliati in aria e ricadono sulle posizioni austriache circostanti: alle ore 1 del giorno 18 aprile le truppe italiane terminano il rastrellamento delle poche caverne intatte, il presidio austriaco della cima è rimasto quasi tutto sepolto nell'esplosione, il Col di Lana è italiano. Agli austriaci rimane la vicina cima del monte Sief. La situazione non muterà più. Il 2 novembre 1917, a causa dello sfondamento del fronte a Caporetto, la 4a armata abbandonerà le posizioni così duramente conquistate per ritirarsi sul monte Grappa; il Col di Lana torna austriaco.

Paolo Antolini