Intellettuali bolognesi uccisi dai fascisti

Scheda

Nell'autunno 1944 - dopo il "proclama Alexander" - i fascisti scatenarono la caccia ai partigiani e agli antifascisti usciti allo scoperto, in previsione di quella che si riteneva l'imminente insurrezione. Tra gli altri, furono uccisi tre intellettuali e un industriale. Difficile dire - anche perché il PFR tentò di far ricadere la responsabilità sui partigiani - se fu una punizione per quanto avevano fatto o un monito agli esponenti della borghesia che non avevano aderito - ed erano la maggioranza - alla RSI.
Nella notte tra il 21 e il 22 novembre 1944 furono prelevati dalle rispettive abitazioni il pediatra Pietro Busacchi e l'avvocato Alfredo Svampa.
La mattina del 22 i loro corpi furono trovati privi di vita: in via delle Camicie nere (oggi via Irma Bandiera) il primo e a Porta San Donato il secondo.
Tra il 22 e il 23 furono prelevati l'avvocato Giorgio Maccaferri e l'industriale conserviero Francesco Pecori. Il giorno dopo il cadavere del primo fu trovato in Piazza Malpighi e l’altro in via Garofalo. I nomi dei quattro figurano nella "Lista Jacchia".
Il 26 novembre 1944 "il Resto del Carlino" pubblicò una nota, dal titolo "Cinque cittadini uccisi a colpi di arma da fuoco". Scrisse: «Indosso al prof. Busacchi è stato rinvenuto un biglietto così compilato: "Così finiranno tutti i fascisti e gli ex fascisti". Infine, un terzo biglietto su carta da involto è stato trovato indosso all'industriale Pecori la cui dicitura è la seguente: "Tradì il santo movimento di liberazione"». Il giornale scrisse che le uccisioni erano «opera dei fuorilegge». Opposto il parere del generale tedesco Frido von Senger und Etterlin - comandante del XIV corpo d'armata corazzato di stanza a Bologna - e di Giorgio Pini sottosegretario agli Interni e direttore de "il Resto del Carlino". Von Senger ha scritto: «L’ "anima nera" delle brigate nere di Bologna era un professore della facoltà di medicina dell’università», Franz Pagliani, e che «Alla fine di novembre vennero proditoriamente assassinati a Bologna quattro stimati professionisti. Questi si erano compromessi come avversari del fascismo avendo tentato nel 1943, dopo la caduta di Mussolini, di ricostituire i vecchi partiti». Von Senger fece espellere da Bologna Pagliani e il federale Pietro Torri.
Nel dicembre 1944, nella sua qualità di sottosegretario, Pini in una nota dal titolo «Appunti per il Duce», destinata a Mussolini, escluse che Busacchi «possa essere stato vittima di una vendetta di qualche Comitato [il CLN] per mancato mantenimento di accordi». E aggiunse: «Conoscendo certi elementi non si può escludere affatto che le soppressioni siano state compiute ad opera di fascisti». E perché non ci fossero dubbi sull'identità di «certi elementi» sostenne «l’evidente opportunità di allontanare Pagliani dal settore bolognese» e scrisse che «Pagliani dovrebbe essere messo nelle condizioni di non nuocere altrove né dovrebbe più ricoprire una carica simile a quella attuale, attraverso la quale ha stancato e urtato non solo i cittadini ma la grande maggioranza dei fascisti, e specialmente i migliori, mettendo questi ultimi nelle condizioni di non poter collaborare».
Dello stesso parere era il commissario straordinario regionale Armando Rocchi. Il 4 dicembre telegrafò al ministro dell’Interno che i mandanti degli omicidi «sono capi regionale e provinciale di brigate nere, connivente qualche ufficiale di guardia repubblicana». Il podestà Mario Agnoli - che apparteneva al gruppo dei fascisti moderati, come Pini - ha preferito ignorare l'episodio nel libro di memorie.
Per la morte dei quattro, nel 1945 furono processati i fascisti Romeo Matteini, Aldo Costa, Pietro Masi e Martino Berti. Berti fu assolto in istruttoria. Il 13 giugno 1947 Matteini ebbe l'ergastolo e Costa e Masi 30 anni. Tutti furono amnistiati. [Nazario Sauro Onofri]

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Lista Jacchia
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Nazario Sauro Onofri, La 'Lista Jacchia',  intellettuali e imprenditori antifascisti nella lista segreta di Mario Jacchia

Bibliografia
Combattere senza paura e senza speranza
Senger und Etterlin F. von
1968 Milano Longanesi
Note di vita partigiana a Bologna
Frazzoni E.
1972 Bologna Tamari