Sala Urbana

Sala Urbana

Storia e struttura della sala

La sala, fatta costruire nel 1630 dal cardinale Bernardino Spada su progetto dell'architetto Ercole Fichi, è a pianta rettangolare ed è racchiusa fra altri ambienti del palazzo. Secondo un uso diffuso nell’edilizia privata bolognese, il salone di rappresentanza ha una doppia altezza rispetto ai vani circostanti, sia per enfatizzare la scenograficità dell’ambiente sia per garantire un’adeguata illuminazione grazie alle ampie finestre, poste poco al di sotto del soffitto. La vasta sala è collegata agli ambienti che la circondano tramite sei porte (di cui ora due sono murate), sugli architravi delle quali è scolpito il nome del committente: “BER. C. SPADA LEG.”, legato durante il papato di Urbano VIII.

La decorazione

Sulle pareti sono stati dipinti 188 stemmi, allineati su quattro file. Sono le insegne araldiche di legati, governatori e amministratori del governo pontificio in carica fra il 1327 e il 1744. Sopra ad ogni insegna sono stati dipinti cappelli, corone, croci o elmi, per rappresentare il titolo nobiliare o ecclesiastico di ogni personaggio; sotto allo stemma, un cartiglio indica il nome del personaggio e la durata dell'incarico. Nelle porzioni di muro tra le finestre sono dipinti 10 grandi stemmi con cartigli, appartenuti ai papi che precedentemente avevano ricoperto l’incarico di Cardinali Legati a Bologna. La parte inferiore delle pareti è ornata da uno zoccolo con decorazioni a monocromo, che imitano un fregio scolpito, in cui sono incluse anche le armi del cardinal Spada.

Sui lati corti della sala sono affrescate la pianta del Forte Urbano (presso Castelfranco Emilia) e la veduta prospettica di via Urbana a Bologna

interventi realizzati dal cardinal Spada per volontà di Urbano VIII rispettivamente nel 1628 e nel 1629.

A metà di una delle pareti maggiori è la Memoria dedicata ad Urbano VIII, raffigurato in un busto in bronzo, attorniato dalle figure delle Poesia Religiosa e della Fama. La versione attuale fu dipinta da Napoleone Angiolini nel 1852, dopo che le truppe francesi avevano distrutto l’originale alla fine del XVIII secolo. Dopo l’avvento del Regno d’Italia l’effige di Urbano VIII (oggi in deposito al Museo Civico Medievale) fu sostituita da quella di Vittorio Emanuele II, che nel 1935 ha nuovamente lasciato il posto a una riproduzione del busto del Papa.

Nell’altro lato, entro un ornato di Giuseppe Manfredini, affiancato dalle figure della Storia e della Rappresentanza Governativa dipinte da Angiolini, si trova un’iscrizione che ricorda il restauro generale della Sala Urbana fatto eseguire nel 1852 dal cardinale Gaetano Ghedini, prolegato di Bologna.

Il soffitto piatto è affrescato dai quadraturisti Girolamo Curti e Agostino Mitelli, con figure del giovane Angelo Michele Colonna.
Esso raffigura un colonnato dorico in ardita prospettiva, che sostiene un cornicione aperto sul cielo, in cui si librano in volo tre putti che sorreggono le spade, emblemi araldici del cardinale Bernardino Spada.

Restauri e ripristini

La Sala ha subito restauri e ripristini in varie fasi. Nel 1774 la decorazione venne rinfrescata dal quadraturista Flaminio Minozzi; nel 1852-1853 avvenne il recupero degli affreschi coperti in epoca napoleonica, voluto da mons. Bedini. 

Nel 1933-1934, sotto la direzione dell'ingegnere Guido Zucchini, furono restaurate le pitture e venne abbassato il pavimento di vari centimetri. 
Fra il 2013 e il 2014 sono stati portati a compimento importa
nti lavori di manutenzione, restauro e adeguamento dell'impianto elettrico.