Orsini Giovan Battista

Orsini Giovan Battista

prima del 1450 - 23 Febbraio 1503

Note sintetiche

Scheda

ARMA: Troncato, nel 1° d’argento alla rosa di rosso, nel 2° bandato di rosso e d’argento con la fascia d’oro caricata da una serpe ondeggiante in fascia.
Lo scudo è cimato da una croce trilobata d’oro sormontato da un cappello cardinalizio con cordoni e fiocchi laterali.
Il cartiglio sottostante dice: IOANNES BAPTISTA / CAR· VRBINVS LEGAT· / 1502· (Cardinale Giovan Battista Orsini. Legato 1502).

In una vetrata del XIV sec. posta nel transetto della Chiesa inferiore di S. Francesco in Assisi, l’arma Orsini appare così dipinta: Bandata di rosso e di argento di 6 pezzi ed il capo d’argento caricato di una rosa di rosso bottonata d’oro. Il Crollalanza dà: Bandato d’argento e di rosso con il capo del 1° caricato da una rosa di rosso e sostenuto da una trangla cucita d’oro caricata da una serpe di verde ondeggiante in fascia.
È probabile che la trangla caricata della biscia sia stata aggiunta successivamente a puro scopo ornamentale, come nell’arma dei Savelli, così come sostiene il Galbreath.

Quella degli Orsini fu una delle famiglie più antiche e potenti di Roma. Furono di parte guelfa e contesero per secoli il primato in Roma ai Colonna che erano Ghibellini. Le due fazioni con le loro lotte insanguinarono Roma per tutto il medioevo. Spesso l’elezione di un Papa dipese dal prevalere dell’una o dell’altra famiglia. Le vendette, i saccheggi, le violenze erano all’ordine del giorno e fecero di Roma la città più turbolenta ed insicura d’Europa, causa questa non ultima, del trasferimento della sede papale ad Avignone. L’origine degli Orsini si perde nella notte dei tempi, alcuni li dicono di ascendenze romane altri di origine gota ma il primo conosciuto fu un Orso vissuto nel X secolo.

Si è detto anche che gli Orsini hanno dato alla Chiesa ben 5 Papi, ma dei primi due Stefano II e Paolo I, in verità non si sa a quale famiglia appartenessero. Gli altri furono Celestino III (1191), Niccolò III (1277), Benedetto XIII (1724). Tra i suoi membri si contano ben 40 cardinali e numerosissimi vescovi, arcivescovi e protonotari, altri furono senatori di Roma, connestabili, siniscalchi, condottieri famosi. La rosa posta nello stemma ricorda il breve di S. Leone IX Pontefice che stabilì si dovesse ogni anno donare una rosa d’oro al primo barone di casa Orsini per i meriti acquisiti da questa in Terra Santa. Gli Orsini furono anche titolari di un gran numero di feudi, ducati, contee, principati, nello stato della Chiesa, nel regno di Napoli, in Francia, in Carinzia ecc. Gli Orsini di Roma si divisero in 7 rami tra i quali il più illustre fu quello degli Orsini-Gravina da cui uscì Papa Nicolò III.

Clarice Orsini fu sposa di Lorenzo il Magnifico e madre di Leone X.

Le case reali di Francia e di Savoia concessero agli Orsini il trattamento di principi del sangue, essi furono anche cavalieri del Toson d’oro, di Calatrava, di Gerusalemme e vestirono l’abito di Gran Maestro dell’ordine.

Giovan Battista, figlio di Lorenzo dei Sign. di Monterotondo e di Clarice Orsini di Carlo del ramo dei Sign. di Bracciano, venne avviato sin da giovane alla carriera ecclesiastica.
Fu prima Canonico in S. Giovanni in Laterano poi in S. Pietro e successivamente Chierico di Camera e Protonotario Apostolico. Sisto IV lo provvide di numerose commende e benefizi, come il commendatariato del monastero benedettino di S. Salvatore Maggiore di Castel Longone e il ruolo di abate commendatario della grande abbazia di Farfa.
Nel 1483 fu fatto Cardinal Diacono con il titolo di S. Maria Nuova; passò poi come Cardinale Prete al titolo dei SS. Giovanni e Paolo.
Il 17 agosto dello stesso anno assistette al funerale di Sisto IV e partecipò al conclave che si concluse con l'elezione di Giovanni Battista Cibo, che prese il nome di Innocenzo VIII. Col nuovo papa la Curia fu in gran parte dominata dalle famiglie dei Della Rovere e dei Colonna, con gravi conseguenze per le fortune della famiglia Orsini.
Ottenne la legazione della Marca Anconetana e fu quindi costretto ad allontanarsi da Roma. La guerra iniziata nel 1485 fra Ferdinando I, re di Napoli, e il papa, non fece che aggravare la situazione politica degli Orsini. Questi infatti furono costretti ad allearsi col sovrano di Napoli e furono duramente attaccati dai Colonna e dai Della Rovere. 
Giovanni Battista apparteneva quindi a una famiglia schierata contro il papa, ma faceva parte della Chiesa e della Curia sottoposta allo stesso papa. In tutto ciò doveva affrontare i conflitti fra i diversi rami della famiglia.
Fu nel gennaio del 1486 che l'Orsini concluse le trattative di pace con Innocenzo VIII, una pacificazione a titolo personale e per conto degli Orsini di Monterotondo, intenzionati a ritirarsi dalla guerra. Orsini ritornò quindi a Roma, dove nell'ottobre del 1488 passò dalla diaconia di S. Maria in Domnica a quella di S. Maria Nuova e ricevette l'amministrazione della vacante sede arcivescovile di Taranto. 
Durante il Conclave del 1492 si adoperò molto per far eleggere il Cardinale Borgia che lo ricompensò donandogli un palazzo in Roma ma lo spedì comunque come legato pontificio nelle province della Marca Anconitana, Massa Trabaria e Ascoli e gli concedette l'amministrazione della propria diocesi titolare, Cartagena, rimasta vacante una volta eletto papa.
Nel 1495 fu anche eletto camerlengo del Collegio cardinalizio e quindi responsabile delle sue finanze.
Nel 1499 fu inviato come legato presso il nuove re di Francia, Luigi XII, allora a Milano. L'anno successivo passò alla legazione bolognese, incarico che in quel momento risultava di primaria importanza, visto il conflitto fra i Bentivoglio e Cesare Borgia.
Proprio all'influenza del Borgia l'Orsini fu costretto a cedere.
Quando Cesare Borgia iniziò la sua politica volta a schiacciare la potenza dei grandi feudatari dello stato ecclesiastico gli Orsini si sentirono direttamente minacciati ed il cardinale cercò protezione presso Luigi XII di Francia, suscitando l’ira del Papa. Tuttavia l’Orsini riuscì a ottenere una composizione con il Pontefice e rientrò in Roma da dove era fuggito, credendo, in buona fede, di essere al sicuro.
Ma mal gliene incolse poiché il Papa lo fece arrestare e rinchiudere in Castel S. Angelo, ove il 22 febbraio del 1503 moriva, forse di veleno.

Leggi tutto
SALA URBANA
Lo stemma araldico è presente in Sala Urbana:
» Visita Sala Urbana, parete Nord