Castellari Bernardo

Castellari Bernardo

seconda metà del 1400 - 1546

Note sintetiche

Scheda

ARMA: D'azzurro al castello di rosso torricellato di tre e fondato sulla campagna di verde, aperto d'oro.
Lo scudo è cimato da una croce trilobata d'oro e sormontato da un cappello vescovile con cordoni e fiocchi laterali.
Il cartiglio sottostante dice: BERN. CASTELLANVS / EP. CASALEN. GVBERNA. / 1543. (Bernardo Castellari Vescovo di Casale. Governatore 1543)

Bernardo Castellari detto Bernardino della Barba, era nato a Viarigi nel Monferrato, non si hanno notizie della famiglia ma probabilmente apparteneva ad una nobile stirpe. 
Protetto dai Marchesi di Monferrato ed entrato nell'intimità di Giulio de' Medici (ne divenne servitore e confidente) venne avviato alla carriera ecclesiastica. Quando questi fu eletto Papa, egli divenne personaggio di primo piano negli avvenimenti politici che portarono alla formazione della lega di Cognac e qualche anno dopo al Sacco di Roma (1527). 
Inviato da Clemente VII Nunzio all'Imperatore Carlo V, fu latore delle proposte di mediazione che il Papa intendeva portare avanti tra Francia e Spagna. Dopo il ritorno a Roma, fu inviato prima a Milano e poi al campo imperiale per motivazioni diplomatiche.
Nel 1525 ottenne una prima ricompensa per le sue attività diplomatiche, con la nomina di vescovo di Casale.
Dopo la battaglia di Pavia venne inviato Nunzio Apostolico presso il Duca di Milano. 
Si trovò quindi direttamente coinvolto nelle complicate dinamiche della città, nei moti milanesi dell'aprile del 1526 provocati dall'estrema tensione popolare dovuta alle spese per il mantenimento dell'esercito imperiale. Il Castellari fu anche accusato di essere stato uno degli istigatori dei moti. Lasciò quindi la città per tornare a Roma nel maggio del 1526.
Tra luglio e settembre si recò a Mantova presso Federico Gonzaga per persuaderlo a negare il passaggio per le sue terre delle truppe imperiali e nel dicembre andò a Piacenza.
Nel 1528 è commissario pontificio a Parma e Piacenza e organizzò un complotto contro il Pontefice con Girolamo Pio da Carpi per conquistare Ferrara, uccidendo Alfonso d'Este. Il complotto fu sventato, ma il Castellari non subì conseguenze.
Nel 1529 lo troviamo Governatore a Piacenza e nel 1530 Governatore a Bologna per conto del Cardinal Gambara. 
Qui lasciò la fama di governatore crudele e sanguinario, specie verso la nobiltà locale, in accordo con le direttive politiche del papa per eliminare le autonomie cittadine e le prerogative nobiliari.
Nel 1531 era Vicelegato delle Marche ove si comportò con durezza mandando a morte 5 patrizi di Ancona che lo avevano accusato falsamente di cospirazione. Per questo episodio venne incriminato e condannato da Paolo III che successivamente lo perdonò. 
Nominato Governatore di Perugia nel 1540 represse nel sangue la rivolta dei perugini provocata dalla gabella sul sale imposta alla città dal Papa. Come ricompensa venne nominato nello stesso anno Vescovo di Pozzuoli. 
Nel 1543 era di nuovo a Bologna in qualità prima di Vicelegato poi di Governatore: anche qui si comportò in modo duro e sanguinario eliminando le residue autonomie cittadine e costringendo all'esilio numerose famiglie nobili, fra le quali i Pepoli.
Dopo questo incarico ebbe il compito di consegnare la città di Piacenza al nuovo duca Pier Luigi Farnese in nome della Chiesa.
Morì a Viterbo il 27 giugno del 1546, dove fu sepolto. 
Fu anche autore di una relazione sulla battaglia di Pavia citata dal Guicciardini nella sua Storia d'Italia.

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