Il CUMER comanda la discesa in città delle formazioni partigiane in vista dell'insurrezione

Scheda

Dopo il primo sfondamento della linea Gotica da parte delle armate alleate la liberazione di Bologna appare imminente.
L'8 settembre il CLN regionale lancia un impegnativo proclama per il proseguimento della lotta contro i nazifascisti e chiede ogni sforzo per impedire il massacro della popolazione.
Dal 7 settembre il CUMER (vertice militare del CLN) ha cominciato a impartire ai comandi delle brigate partigiane le "direttrici di marcia" per la discesa dai monti verso Bologna e le altre città dell'Emilia. Il piano non sarà accettato da alcuni comandanti: ad esempio da Mario Ricci “Armando”, della divisione Modena, da Mario Musolesi “Lupo” della Brigata Stella Rossa, dai responsabili delle brigate Matteotti e Garibaldi di pianura, che ritengono i partigiani della campagna inadatti ai combattimenti cittadini.
Il trasferimento in città avrà tra l'altro spesso esiti drammatici, con battaglie in campo aperto che procureranno notevoli perdite alle formazioni combattenti, come a Cà di Guzzo, Rasiglio, Vigorso e Casteldebole.
Il piano del CUMER contrasta con le direttive del comando partigiano nazionale: in una circolare del CVL del 18 settembre si afferma che le brigate partigiane non devono "assolutamente lasciarsi attrarre dalle città". Ancora il 13 ottobre, tuttavia, il CUMER darà ordine alle SAP di pianura di convergere in città e preparare la liberazione di Bologna.
Circa 300 partigiani della 7a GAP "Gianni", della formazione Giustizia e Libertà, di parte delle brigate Garibaldi 62a, 63a e 66a si raduneranno in una grande base ricavata nell’Ospedale Maggiore bombardato, con l'ordine di non muoversi in attesa dell'insurrezione.
L'area dell'ex ospedale sarà il teatro della battaglia di porta Lame il 7 novembre successivo.

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