I primi giorni di guerra della 3° armata sul fronte del basso Isonzo: la testa di ponte di Pieris

I primi giorni di guerra della 3° armata sul fronte del basso Isonzo: la testa di ponte di Pieris

Scheda

Dopo il fallito tentativo del 24 maggio di sorpassare l’Isonzo ai ponti di Pieris, causato dal maltempo e dalla necessità di radunare altre forze, tentativo effettuato dalla 1° divisione di Cavalleria, sul fronte del basso Isonzo non era accaduto più nulla. Divenute operative due divisioni di fanteria, la 13° e 14°, il Comando Supremo italiano ordinò un nuovo tentativo di passare sulla sponda sinistra dell’Isonzo in più punti. L’ordine di operazioni nr.5 del Comando Supremo prevedeva una azione decisa del VII Corpo, ala destra della 3° armata, da Pieris al mare con l’ordine di forzare il passaggio del fiume, mentre il VI Corpo avrebbe svolto azioni dimostrative tra Sagrado e San Michele per attrarre eventuali riserve nemiche. 

Poiché non erano ancora state individuate con precisione le batterie austriache, al momento di iniziare la battaglia si sarebbero levate in volo anche 6 squadriglie aeree per il controllo del terreno alle spalle delle linee austriache. Nei giorni precedenti la ricognizione aerea aveva evidenziato il rafforzamento del nemico lungo il bordo del pianoro del Carso, con particolare concentramento tra Sagrado, San Martino del Carso e il monte San Michele; risultava altresì in aumento l’inondazione della pianura tra Sagrado e Redipuglia per la rottura degli argini del canale di irrigazione Dottori.
Il 4 giugno 1915, alle ore 17, l’artiglieria della 3° armata aprì il fuoco di distruzione sulle posizioni nemiche, alle 24 iniziò il traghettamento dei reparti, disturbato solo da franchi tiratori austriaci celati tra gli alberi. All’alba del giorno 5, coi barconi visibili, crebbe il fuoco di disturbo nemico, tanto che nei pressi del paese di Pieris si dovette attendere che un battaglione della brigata Granatieri, effettuato il passaggio del fiume, allontanasse la minaccia delle armi nemiche. Il ponte ferroviario di Pieris, composto da 7 campate di 56 metri l’una, era stato distrutto il primo giorno di guerra nelle prime tre campate. Il suo ripristino, iniziatosi il giorno 4 giugno, proseguì sino al tardo pomeriggio del 5, quando fu parzialmente transitabile per truppe appiedate.
A nord di Pieris, dove il torrente Torre sfocia nell’Isonzo, la 14° divisione tentava il guado utilizzando un'isola di ghiaia che era affiorata dal letto del fiume, senza riuscirvi; l’intervento del genio pontieri per ripristinare un ponte di circostanza fu ostacolato dal tiro dell'artiglieria austriaca in linea sopra Sagrado, tanto che il 13° fanteria fu fatto transitare sui ponti già utilizzati dai battaglioni di Granatieri.
Comunque, pur ostacolata, la testa di ponte italiana sulla sponda sinistra dell’Isonzo prese forma e consistenza nella serata del 5 giugno: dal paese di Pieris alla foce erano in linea la Brigata Granatieri, Brigata Messina e 2° divisione di Cavalleria; a nord del ponte ferroviario di Pieris, tra le prime case del paese di Turriaco era in posizione il 13° reggimento fanteria, che si collegava a sinistra con la brigata Acqui. Verso sera per ordine del comando del VII corpo d’armata, la divisione di Cavalleria puntò su Monfalcone, scontrandosi con un robusto nucleo nemico.
La battaglia ingaggiata fece accorrere reparti di bersaglieri ciclisti e parte del reggimento Mantova, e l’avversario fu facilmente respinto. Constatata l’attiva vigilanza austriaca lungo le strade ai piedi del Carso, i reparti italiani rientrarono alla testa di ponte di Pieris, dove nel frattempo erano giunte batterie di cannoni da campagna ed altri reparti di fanteria. La 2° divisione di Cavalleria fu fatta rientrare ad Aquileia perché era subito apparsa evidente la vulnerabilità dei cavalleggeri contro il tiro d’infilata delle mitragliatrici nemiche.
Paolo Antolini

Bibliografia. Ministero della difesa, Stato maggiore dell'esercito, Ufficio storico, L'esercito italiano nella grande guerra, 1915-1918, Roma, Ufficio Storico SME, 1927-1980

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