Gnudi Enio

Gnudi Enio

18 Gennaio 1893 - 4 Marzo 1949

Note sintetiche

Scheda

Il 21 marzo 1949 Giuseppe Dozza commemora in consiglio comunale la scomparsa di Enio Gnudi, morto a Roma il 4 marzo 1949, nato a San Giorgio di Piano nel 1893. Rappresentante della classe operaia bolognese, appartenente alla frazione massimalista del partito socialista, Enio Gnudi viene proclamato sindaco di Bologna il 21 novembre 1920 nella prima riunione del nuovo consiglio seguito alle elezioni del 31 ottobre 1920. “Umile e semplice operaio”, come lui stesso si definisce nel suo discorso di insediamento, si fa portavoce dei diritti dei lavoratori del braccio e del pensiero che, dice, saranno difesi anche attraverso il Comune. Come per il suo predecessore Francesco Zanardi, primo sindaco socialista di Bologna, annuncia che uno dei primi provvedimenti sarà quello di garantire il prezzo equo per il pane e quindi “di elevare una protesta contro il Governo che minaccia di gravare la mano sulla folla”, perché non sono i lavoratori che debbono pagare, “ma sono coloro che dalla guerra, dalle speculazioni hanno guadagnato milioni e milioni!”. La sua è una nomina brevissima che dura lo spazio di pochi minuti: quando prende la parola il consigliere di minoranza Giuseppe Albini la seduta viene interrotta da “clamori e da violente esplosioni che si odono nella piazza”. Non è passata neanche un’ora dall’inizio dell’adunanza consigliare che una squadra di fascisti spara sulla folla riunita in piazza del Nettuno, ed invade la sala del consiglio da dove fuggono disordinatamente i consiglieri.

Il 21 novembre 1920, giorno della strage di Palazzo d’Accursio, segna l’origine e la nascita del fascismo bolognese che provoca undici vittime (dieci lavoratori e Giulio Giordani, consigliere di minoranza, mutilato di guerra) e una cinquantina di feriti. L’amministrazione comunale viene sciolta e insediato il commissario prefettizio. Gnudi partecipa allo storico congresso del Partito comunista italiano di Livorno il 21 gennaio 1921 e l’anno seguente entra a far parte del comitato centrale. Nel 1926 è costretto a fuggire in Francia dove, con il nome di Oreste, svolge attività politica all’interno della commissione esecutiva dei gruppi comunisti. Espulso dalla Francia, inizia una lunga peregrinazione che lo porta esule in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Argentina, Canada e poi nuovamente in Francia, Spagna, Belgio, Svizzera dove prosegue la sua attività di organizzatore nell’Internazionale sindacale e antifascista. Nel 1945 viene eletto segretario generale del sindacato ferrovieri italiani e nello stesso anno ritorna a Bologna. Eletto consigliere nelle prime elezioni amministrative dopo il fascismo il 24 marzo 1946, muore improvvisamente, come dice Dozza, “stanco forse della vita durissima che aveva vissuto, del lavoro al quale si era costretto”. A suo nome viene intitolata una strada a Bologna e a San Giorgio di Piano. Enio Gnudi è sepolto nel Cimitero della Certosa. La tomba che lo commemora è un sarcofago in travertino opera dello scultore Farpi Vignoli, commissionato dal Sindacato nazionale ferrovieri, che reca la scritta, “I lavoratori a Ennio Gnudi”.

Paola Furlan

Testo tratto da: R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

"Ricordo di Gnudi, a poche ore dalla sua morte. Ennio Gnudi è morto alle ore 0:20, poco dopo tornato a casa dal lavoro. Era un uomo che lavorava sodo, Gnudi, e rincasava tardi. Le riunioni lo vedevano sempre al centro della discussione, sempre pronto a rispondere, a dire, a pensare: con voce pacata, con accenti semplici, quasi dimessi, ma decisi. Era nato nel 1893 in un paesino del bolognese ed aveva cominciato, giovanissimo, a conoscere per esperienza personale le dure lotte dei suoi compagni ferrovieri, viene chiamato a far parte del Comitato Centrale del Sindacato. Nel 1921 designato quale membro del Comitato Centrale del Partito Comunista nato dalla scissione di Livorno, s’era interamente dedicato alla lotta contro le brutali repressioni fasciste. La sua energia, il suo prestigio gli meritano, pure in quell’oscuro momento, l’elezione a deputato. Di lì a poco, Bologna lo aveva per Sindaco in uno dei momenti più aspri della sua vita, quando la città felsinea era teatro delle sanguinose scorribande armate dei delinquenti fascisti. Non c’è bolognese che non ne ricordi il nome quando la memoria corre all’assalto fascista a Palazzo d’Accursio. In questa occasione il nome di Gnudi fu una bandiera per la città: il simbolo di una popolazione che resisteva alle sempre più numerose sopraffazioni, in nome della libertà. Gnudi proseguì nel suo lavoro di antifascista tenace e coraggioso. Nel 1923 viene arrestato e processato assieme a Gramsci e Terracini. Giovanni Germanetto ricorda il giorno del processo. Gnudi era sereno e fermo, come sempre. Quando fu il suo turno, al Presidente che lo interrogava, egli disse con calma: “Qui si è parlato di noi come di una associazione a delinquere. Ma l’unica associazione a delinquere che io conosca è il sistema capitalistico”. Fu condannato, e da quel giorno non ci fu più pace per lui. La via dell’esilio fu dura. Era instacabile nella sua opera: per lui non era d’ostacolo la diversità della lingua. Verso la fine del 1926 lo troviamo a dirigere, quale segretario, i gruppi italiani in Francia. Poi va in Messico, nell’illegalità, e qui continua il suo lavoro sindacale, fiducioso, tenace. Organizzatore d’eccezione, nel 1931 è in Spagna, e dal ’32 al ’35 in Francia, dove, dotto il governo di Tardieu e Laval, gli antifascisti sono costretti alla clandestinità più assoluta. La polizia lo bracca continuamente: Gnudi è costretto di nuovo a spostarsi in Belgio e di qui a New York. Siamo nel 1936 il fascismo continua nella sua criminale serie di aggressioni. E’ la volta della Spagna e dell’Etiopia. La Germania piega sotto il tallone nazista. La guerra è prossima in Europa e nel mondo. Gnudi lavora tra gli italiani nel Canada, organizza sottoscrizioni, mobilita l’opinione pubblica con la sua parola persuasiva contro il pericolo fascista. E finalmente la speranza che aveva perseguita per anni ed anni si avvera: l’Italia per opera dei suoi figli migliori caccia i tedeschi e i fascisti. Gnudi può tornare in Patria, dopo anni ed anni di esilio. E qui ritrova l’entusiasmo e la fiducia di un tempo: i ferrovieri, i suoi fratelli di lotta, lo ricordano e lo vogliono tra loro. Al loro Congresso del marzo 1946 viene nominato segretario del Sindacato nazionale e fino alla sua morte non c’è stato riposo per lui: ha sempre continuato a lavorare, fino all’ultimo giorno, pur sofferente. Con decisione, con capacità egli dirigi le grandi lotte dei ferrovieri, all’avanguardia di tutte le categorie degli statali. Il suo ricordo è di quelli che accompagnano la vita dei lavoratori: Ennio Gnudi non verrà dimenticato facilmente." (Tratto dal quotidiano “L’Unità”, 5 Marzo 1949).

"Enio Gnudi, da Giuseppe e Albina Baroni; nato il 18 gennaio 1893 a S. Giorgio di Piano. Immigrato a Bologna dal marzo 1896, divenne operaio al reparto tecnico delle ferrovie dello stato. Nel 1919 fu chiamato a far parte del comitato centrale del SFI. Militante del PSI, nell'ottobre 1920 aderì alla frazione comunista. Fu nominato sindaco di Bologna il 21 novembre 1920 dal consiglio comunale eletto nelle elezioni avvenute il 31 ottobre precedente. Pochi istanti dopo la sua nomina, i fascisti scatenarono un attacco armato contro la folla che salutava la vittoria elettorale socialista, provocando un grave eccidio (eccidio di Palazzo d'Accursio): nell'antistante piazza Nettuno restarono uccisi o mortalmente feriti 10 lavoratori, e nella sala del consiglio rimase mortalmente ferito un consigliere comunale di minoranza, il nazionalista avv. Giulio Giordani, per un colpo di pistola di cui non fu mai appurata la provenienza. Sciolta d'autorità, due giorni dopo, l'amministrazione comunale elettiva di Bologna e scatenatasi la reazione fascista in tutto il paese, divenne bersaglio degli attacchi fascisti. Partecipò a Livorno, il 21 gennaio 1921 al congresso costitutivo del PCI. Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921, venne eletto deputato per la lista dei comunisti nella circoscrizione di Novara, ma, per la giovane età, non potè accedere al parlamento. Svolse una intensa attività organizzativa nel bolognese per conto del suo partito. Al II congresso del PCI, svoltosi a Roma nel marzo 1922, venne eletto nel comitato centrale. Fu uno degli animatori della partecipazione dei ferrovieri allo sciopero antifascista promosso dall'Alleanza del lavoro, agli inizi dell'agosto 1922. Nello stesso anno fu schedato. Venne arrestato nel febbraio 1923 e subì con molti altri, quello che fu il primo processo al PCI: fu assolto il 26 ottobre successivo «per insufficienza di prove». Mentre era in stato di arresto, il 21 giugno 1923, venne licenziato dalle ferrovie e 8 giorni dopo condannato ad una multa di 500 lire, per «abbandono di lavoro in occasione dello sciopero ferroviario nell'agosto 1922». Nel maggio 1924, partecipò alla conferenza comunista consultiva, che si svolse sulle montagne del Comasco, e parteggiò per la «maggioranza» di Gramsci; nel giugno successivo raggiunse Mosca e partecipò, con vari delegati italiani, al V congresso dell'Internazionaie comunista. Al termine del III congresso del PCI, che si svolse a Lione, venne eletto nel comitato centrale, con lo pseudonimo di Landuzzi, già usato in precedenza. Svolse la mansione di funzionario «interregionale» specie nel Mezzogiorno e fu perseguitato da misure poliziesche. Nel maggio 1926 fu in Francia, dove svolse attività politica fra gli emigrati antifascisti italiani. Il 17 marzo 1927 unitamente a Di Vittorio, Leone, Montagnana, Del Magro e Pastore, venne eletto a far parte della commissione esecutiva dei gruppi comunisti in Francia e designato alla responsabilità di segretario, assumendo lo pseudonimo di Oreste. Fu arrestato più volte e il 13 settembre 1927 espulso dalla Francia, dove ritornò clandestinamente. Accusato, come tutti i membri del comitato centrale del PCI che poi furono rinviati al celebre «processone» del tribunale speciale nel 1928, il suo caso venne stralciato dalle sentenze istruttorie del 19 ottobre 1928 e del 5 febbraio 1929 perché latitante. Nel 1928 partecipò alla II conferenza nazionale del PCI. Fu in Svizzera e dal novembre in Francia, ove, assunto lo pseudonimo di Ernest Goliath, diresse ancora i comitati operai antifascisti. Dopo essere stato negli USA, entrò in Messico e in Argentina, con compiti di propaganda e di organizzazione del movimento sindacale comunista. Nel settembre 1920 fu nell'Unione sovietica, dove partecipò al V congresso dell'Internazionale sindacale rossa. Poi ritornò in Francia e raggiunse saltuariamente la Spagna, il Belgio e la Svizzera. Al IV congresso del PCI, a Colonia, venne rieletto nel comitato centrale. Segnalato per l'arresto sulla «Rubrica di frontiera» e sul «Bollettino delle ricerche» (supplemento dei «sovversivi»), nell'aprile 1933, venne «compreso nell'elenco dei sovversivi classificati per attentatori o comunque capaci di atti terroristici». Il 4 e 5 giugno 1933 partecipò, in rappresentanza del PCI, al congresso europeo antifascista, svoltosi a Parigi. Collaborò alla «Voce operaia». Avrebbe assunto anche gli pseudonimi di Giuseppe Pozza e Antonio Verdi. Nell'agosto 1936 fu tra i firmatari dell'appello «Per la salvezza dell'Italia riconciliazione del popolo italiano». Agli inizi del 1942 fu in Canada e concorse alla fondazione dell'Alleanza internazionale Garibaldi. Ritornò a Bologna dall'esilio, nel novembre 1945, dove, nell'anniversario dell'eccidio di Palazzo d'Accursio, il 21 novembre, prese contatto con la cittadinanza di cui fu sindaco, nel corso di una grande manifestazione popolare. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna e a una di S. Giorgio di Piano." [AR]

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Bologna combatte
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Nazario Sauro Onofri, Bologna combatte (1940-1945) - Dalla dittatura alla libertà, ed. Sapere 2000, 2003