Gli incidenti del Casermone

14 Ottobre 1920

Scheda

Con quest’espressione ci si riferisce agli scontri tra lavoratori e polizia che avvennero in via Cartolerie angolo de’ Chiari, davanti allo stabile - chiamato allora il Casermone - che ospitava il comando della Regia guardia di pubblica sicurezza, nota come la Guardia regia, e che si conclusero con 7 morti: 2 agenti e 5 manifestanti.
Il 14.10.1920 in Piazza Umberto I (oggi piazza dei Martiri) si tenne una manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali bolognesi per solidarizzare con i prigionieri politici e protestare contro la politica del governo italiano nei confronti della Russia rivoluzionaria.
Parlarono Silvio Alvisi, Clodoveo Bonazzi, Ercole Bucco, Linceo Cicognani, Errico Malatesta, Corrado Pini, Pietro Venturi.
Al termine, un rappresentante del PSI annunciò che gli organizzatori si erano impegnati con la questura per evitare cortei. Da un rapporto della questura risulta che anche Malatesta era contrario al corteo.
Su iniziativa d’alcuni militanti anarchici si formò una colonna che si recò in Piazza Vittorio Emanuele II (oggi Piazza Maggiore). Dalla piazza, il corteo, con in testa le bandiere rosso-nere dell’anarchia, puntò sulle carceri di S. Giovanni in Monte.
Davanti al penitenziario furono gridate frasi di solidarietà con i detenuti politici. Il giorno dopo “il Resto del Carlino” scrisse: «Nessun tentativo è stato fatto per cercare di forzare il passaggio della Casa di pena». Qualche anno dopo il deputato fascista Angelo Manaresi ha scritto: «Una scarica parte dall’interno…» (A. Manaresi, Ricordi di Bologna rossa, in “Nuova Antologia”, vol. CCCLXIV, novembre-dicembre 1932).
I manifestanti si dispersero nell’adiacente via de’ Chiari e quando transitarono davanti al Casermone si ebbe uno scontro a fuoco con gli agenti, non si sa da chi provocato.
Il tragico bilancio degli scontri fu di 3 morti - 2 agenti e 1 operaio - e di una quindicina di feriti. In seguito morirono altri 4 lavoratori per le ferite riportate. Restarono uccisi il vice ispettore Giuseppe La Volpe e il brigadiere Salvatore Calamasi. Riportarono ferite gli agenti Vincenzo Antoniazzi ed Eugenio Quiriti. Durante gli scontri morì l’operaio Augusto Fuzzi, il cui cadavere fu portato nella sede della CCdL.
“L’Avvenire d’Italia” scrisse che alla CCdL era stata portata anche la salma di Riccardo Azzoni, ma il 16.10.1920 precisò che era deceduto solo Fuzzi. Il 16.10 morì Calisto Vacchi per una ferita da arma da taglio al ventre. Il 17.10.1920 si spense Oreste Donati e il 30.10.1920 Erminio Zucchini, candidato del PSI al consiglio comunale.
Vacchi, che abitava a Castenaso, transitava casualmente in via Castiglione. Il 25.12, mentre era detenuto nelle carceri di S. Giovanni in Monte, morì di nefrite Luigi Longhi, a causa delle percosse ricevute. Era stato arrestato durante lo scontro.
Numerosi feriti presentavano ferite da arma da taglio e alcuni lesioni alle ossa prodotte dal calcio dei fucili. I feriti più gravi furono Emilio Ariatti, Franco Belluzzi, Mario Bompani, Bruno Calderara, Francesco Domenichelli, Arturo Guidi, Armando Nerozzi, Luigi Reggiani, Ferruccio Tantini, Antonio Volpi, Dante Zucchini. Il 15.10.1920 i fascisti, al termine del funerale degli agenti, assalirono le sedi dell’Amministrazione comunale e di quella provinciale e incendiarono l’edicola dei giornali - gestita dal PSI - all’angolo tra via Ugo Bassi e piazza Nettuno. Inoltre spararono contro la sala Borsa in via Ugo Bassi, il cui bar era frequentato da socialisti, e uccisero il colono Giuseppe Fabbri* che transitava casualmente.
Per gli incidenti del Casermone furono arrestate 32 persone, alcune delle quali subito rilasciate, come il dirigente anarchico Arturo Rambaldi. Alla vigilia del processo furono prosciolti e liberati: Alberto Balboni, Franco Belluzzi, Mario Bompani, Giuseppe Corazza, Francesco Domenichelli, Albino Ferrarini, Arturo Guidi, Renato Pulega, Ottavio Samoggia, Celeste Sanley, Armando Sarti, Augusto Serenari, Francesco Setti, Antonio Venturi, Antonio Volpi, Vittorio Zaccaria, Dante Zucchini. L’11.7.1921 comparvero davanti alla Corte d’assise, per rispondere di omicidio, tentato omicidio e reati minori, Emilio Ariatti, Giuseppe Atti*, Bruno Calderara, Primo Fini, Agostino Minozzi, Armando Nerozzi, Arturo Nerozzi, Luigi Reggiani, Cesare Sacchetti, Ferruccio Tantini, Luigi Venturi.
Il 16.7.1921 fu emessa questa sentenza: Atti 1 anno e 4 mesi per porto di armi; Fini 1 anno, un mese e 10 giorni per porto di armi; Nerozzi Armando 8 anni, 4 mesi e 8 giorni per complicità in mancato omicidio; Nerozzi Arturo 12 anni, 3 mesi e 10 giorni per complicità in omicidio; Sacchetti 5 anni per porto di bomba; Venturi 12 anni, 3 mesi e 10 giorni per complicità in omicidio. Assolti Ariatti, Calderara, Minozzi, Reggiani, Tantini. Il 18.7.1921 Romeo Vacchi fu processato contumace e condannato a 30 anni. Emigrò clandestinamente in URSS e scomparve in un gulag sovietico, dove era stato deportato durante le purghe staliniste. [O]

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La strage di Palazzo d'Accursio
V. Pellizzari
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