Giustiniani Benedetto

Giustiniani Benedetto

5 Luglio 1554 - 27 Marzo 1621

Note sintetiche

Titolo di studio: Laurea

Scheda

ARMA: DÌ rosso al castello d'argento torricellato di 3, quella di mezzo più alta e merlata alla guelfa, aperto e finestrato del campo ed il capo d'oro all'aquila spiegata di nero nascente dalla partizione.
Lo scudo è sormontato da un cappello cardinalizio con cordoni e fiocchi laterali.
Il cartiglio sottostante dice: MAPH. CAR· BARBERINVS / NVNC. VRBANVS PP. VIII. / 1611. (Cardinal Benedetto Giustiniani. Legato. 1606).

I Giustiniani non traggono origini da una discendenza di sangue ma da un aggregato di famiglie che in Genova erano chiamati «Alberghi» e che riunivano persone di famiglie diverse, unite da interessi comuni.
Una di queste società che vennero dette delle «Maone» e che esercitava il potere e lo sfruttamento delle risorse della maggior parte delle isole del gruppo delle Sporadi (Samo, Leto, Cos) oltre che della città di Focea, assunse nel 1359 il nome di Giustiniani.
Tra i componenti di questa società spicca il nome di Pietro Recamelli che nel 1350 riconquistò Focea ai Greci.
Egli fu creato Luogotenente Papale in Smirne nel 1361 e nel 1365 Ammiraglio della Repubblica di Genova. Suo figlio Pietro fu creato Conte Palatino nel 1417 dall'Imperatore Sigismondo che concesse a lui il privilegio di aggiungere al capo dello scudo l'aquila imperiale.
Numerosi i letterati, gli uomini di scienza, i capitani, gli ammiragli. I Giustiniani possedettero l'isola di Schio fino al 1566. 8 furono i dogi e 5 i cardinali.

Benedetto Giustiniani nacque a Chio, isola egea soggetta alla Repubblica di Genova, il 5 luglio del 1554. Era nipote del Cardinal Vincenzo. Nel gennaio del 1569 lasciò, insieme al padre, Chio, conquistata dai Turchi nel 1566, per riparare in Italia dove trovò residenza prima a Venezia, poi a Genova e infine a Roma
Studiò a Perugia e Padova addottorandosi in legge a Genova nel 1577.
Entrato in prelatura gli vennero affidati numerosi incarichi da Gregorio XIII (come referendario delle due Segnature o di giudice delle Confidenze) che gli conferì i benefici di cui godeva suo zio quando questi morì (1583).
Nominato Tesoriere Generale da Sisto V nel 1586, venne da questi creato Cardinale con il titolo di S. Giorgio in Velabro, cambiato poi con quello di S. Prisca.
Gregorio XIV lo inviò Legato nelle Marche dove costruì in Macerata il Collegio dei Gesuiti.
Qui si occupò soprattutto della questione dei banditi. Infatti, il succedersi delle sedi vacanti fra il 1590 e il 1592, insieme a una carestia avevano reso la situazione gravosa, particolarmente nel Piceno. I provvedimenti tesi a spezzare il sostegno che la popolazione locale dava ai banditi non trovarono rispondenza. 
Nel 1593 il Giustiniani affiancò il cardinale legato dell'umbria nell'incarico di provvedere all'Università di Perugia.
Quando Ferrara rientrò nei possedimenti della Chiesa, egli era al seguito di Clemente VIII allorché questi, nel 1598, entrò solennemente in città.
Prese poi il posto del Cardinal Caetani come legato in Francia e successivamente divenne presidente del tribunale della Segnatura di giustizia. 
Nel 1599 fu incaricato di esaminare la validità del matrimonio fra Margherita di Valois ed Enrico IV.
Cardinale di curia molto influente e buon diplomatico, si adoperò per l'avvicinamento alla Chiesa di Enrico IV di Navarra che portò alla sua abiura ed alla sua assoluzione. Nel 1606 Paolo V lo inviò Legato a Bologna dove restò fino all'agosto del 1611.
Qui dovette affrontare innanzitutto il problema dell'approvvigionamento di grano, che risolse brillantemente.
Altrettanto impegno profuse nella gestione dell'ordine pubblico, limitando le possibilità di portare le armi, di frequentare le osterie per gli uomini sposati, proibendo il gioco ed espellendo vagabondi e forestieri.
Mise a morte per altro cinquanta persone per crimini contro il patrimonio o la persona.
Al termine della legazione rientrava a Roma.
Divenne poi Vescovo di Palestrina nel 1612 e successivamente della Diocesi di Sabina.
Morì il 27 marzo del 1621 a 67 anni e fu sepolto in S. Maria sopra Minerva.

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Opere

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