Gherardi Roberto

Gherardi Roberto detto Vecchio Colonnello

4 dicembre 1899 - 11 ottobre 1944

Note sintetiche

Causa della morte: In combattimento

Riconoscimenti

  • Partigiana/o (14 aprile 1944 - 11 ottobre 1944)

Onorificenze

  • Medaglia d'Argento al Valor Militare

    Organizzatore intelligente e capace del movimento partigiano nonché valoroso combattente, disimpegnava i compiti affidatigli con grande coscienza e piena responsabilità, dimostrando profondo spirito di amor di Patria e di dedizione al dovere. Nel corso dell'ultimo combattimento della sua formazione, mentre si batteva da prode con pochi uomini in accanito combattimento contro forze preponderanti nemiche, colpito in fronte, cadeva eroicamente per la causa della libertà,
    Purocielo (Emilia Romagna), 11 ottobre 1944 

Scheda

Roberto Gherardi, (alias Peri Giovanni), «Vecchio, Colonnello», da Luigi e Maria Calamosa; nato il 4 dicembre 1899 a Castel Guelfo di Bologna. Nel 1943 residente a Imola. Calzolaio.
Membro del PCI dal 1921, partecipò attivamente alla lotta antifascista.
Arrestato nel settembre 1926 a seguito della scoperta dell'organizzazione comunista imolese, con sentenza del 13 giugno 1927 fu rinviato al Tribunale speciale. La sentenza istruttoria investì 276 antifascisti, 19 dei quali furono rinviati al Tribunale speciale, mentre gli altri 257 furono prosciolti perché le prove a loro carico erano limitate agli anni antecedenti le leggi eccezionali. Il 23 luglio 1927 fu condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione.
Liberato alla fine del 1929 riprese la sua attività politica e si sottrasse a un nuovo mandato di cattura espatriando. Dalla Francia fu inviato nell'URSS per frequentare un corso politico. Qui fu raggiunto dalla moglie, Vittoria Guadagnini, anch'essa attiva antifascista.
Entrò in Spagna proveniente dall'URSS, nel maggio 1937, per la difesa della Repubblica e contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco. Appartenne al gruppo artiglieria internazionale con il grado di tenente : ebbe anche funzioni di interprete presso il comando. Nello stesso anno fu schedato e nei suoi confronti emesso un mandato di cattura, se fosse rimpatriato. Lasciò la Spagna nel febbraio 1939. Fu internato nei campi di concentramento di Saint-Cyprien, di Gurs e di Vernet-d'Ariége. Nei campi ebbe funzioni di dirigente del partito comunista e di istruttore di corsi di storia politica.
Tradotto in Italia il 31 gennaio 1942 venne condannato a 4 anni di confino e relegato nell'isola di Ventotene (LT).

Liberato nell'agosto 1943, fu arrestato il 16 dicembre 1943 a seguito dell'esplosione di due bombe sul davanzale delle finestre della caserma Della Volpe sede della GNR e trattenuto in carcere per alcuni giorni. Nuovamente incarcerato l'11 gennaio 1944 perché in possesso di documento di identità non vistato secondo le disposizioni emanate dal commissariato di PS, fu rilasciato dopo alcuni giorni.
Militò nella 36a brigata Bianconcini Garibaldi, con funzione di vice commissario politico, conosciuto con lo pseudonimo di «Colonnello». Cadde in combattimento a Purocielo (Brisighella - RA) l'11 ottobre 1944.
Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.
Riconosciuto partigiano dal 14 aprile 1944 all'11 ottobre 1944. [AR]

Note

E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.

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Persone

Bibliografia
Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945)
Albertazzi A., Arbizzani L., Onofri N.S.
1985 Bologna ISB