Fontana della Ninfa

Fontana della Ninfa

1896

Scheda

Il 28 giugno 1896 viene inaugurata a Bologna, alla presenza dei sovrani, la Scalea della Montagnola, che pone fine alla sistemazione di via Indipendenza, larga arteria di collegamento tra la stazione ferroviaria e Piazza Maggiore. Al centro della struttura architettonica progettata da Tito Azzolini e Attilio Muggia si colloca la fontana della Ninfa, opera di Diego Sarti ed eseguita col supporto di Pietro Veronesi.

Il marmo fa parte di una più vasta ornamentazione eseguita da Arturo Colombarini, Tullo Golfarelli, Arturo Orsoni, Ettore Sabbioni e Pietro Veronesi. Il nostro scultore, pur svolgendo un tema classico, non lascia percepire nulla di moralmente nobile, e tutta la scena è incentrata sull'esibita sensualità della Ninfa che tenta di salvarsi dalla spire del polipo. In suo soccorso è giunto un cavallo marino, che con il suo impeto e la sua forza la porta in salvo. Questa opera, memore delle Sirene di Monari per il Ponte sul Reno a Borgo Panigale, è il compimento ideale di cento anni di scuola locale, passata dal lavorar di gesso e terra, al marmo e al bronzo; rappresentando senza retorica i progressi di Bologna e dell’Italia unificata. Sarti colloca in luogo pubblico un'immagine sfacciatamente sensuale, fatto che non si vedeva dai tempi delle prosperose sirene della cinquecentesca fontana del Nettuno.

Giosue Carducci dedica alla Ninfa un sonetto, in cui questa dialoga con il bronzo del Giambologna:

...Ahi mio re! la tua carezza / Chiedo in van, son tratta giù: / E fu in van la mia bellezza / Com'è in van la tua virtù. I bolognesi fanno proprio il titolo del sonetto e la rinominano La moglie del gigante.

Roberto Martorelli

Agosto 2014

Riguardo al carattere architettonico della fontana e dei bassorilievi, è da osservare che gli architetti Azzolini e Muggia si sono proposti di mettere una nota grandiosa e gaia all'ingresso della città, mentre vollero caratterizzare quanto più e meglio era possibile la destinazione e lo scopo delle opere eseguite. E poiché il principale ufficio di queste è di sostenere il rilevato della Montagnola e di dare ad essa decoroso accesso, le linee architettoniche hanno convenientemente un carattere robusto, semplice, largo, che non va disgiunto da quell'eleganza richiesta da un'opera la quale, per la mole e per la sua importanza artistica, si eleva dalle quotidiane costruzioni. Il contrasto delle masse architettoniche evita la monotona continuità delle linee, mentre la ornamentazione semplice, di gusto, il colore caldo, chiaro ed uniforme del materiale impiegato, i bugnati opportunamente più o meno sentiti, ed il coronamento, nel quale predomina il severo carattere dorico, concorrono a produrre un effetto grandioso ed a destare una forte impressione di stabilità quale è reclamata dallo scopo per cui la fabbrica grandiosa è stata elevata. Nell'attico del corpo centrale vi sono cinque riquadrature corrispondenti alle cinque arcate sottostanti. Quella centrale porta la data 1896 in mezzo ad un festone di alloro; nelle due esterne, in uno scudo sorretto dal simbolico leone, si legge il motto libertas ; e finalmente le due intermedie recano a lettere di bronzo le seguenti epigrafi dettate dal prof. Gino Rocchi:

SORGONO QUESTE LOGGIE/ SU LE RUINE DELLA ROCCA DI GALLIERA/ CINQUE VOLTE LEVATA/ CONTRO LA LIBERTA' BOLOGNESE/ CINQUE VOLTE DAL POPOLO ATTERRATA/ QUI PRESSO COMBATTENDO/ CON L' ANTICO ARDORE DI LIBERTA'/ IL POPOLO BOLOGNESE/ NEL DI VIII AGOSTO MDCCCXLVIII/ SGOMINO' LE FALANGI AUSTRIACHE/ AUSPICANDO LE VITTORIE/ DELL' INDIPENDENZA ITALIANA

La parte centrale delle scale, col cornicione decorato da triglifi e patere in marmo, e lo stilobate ornato da grazioso intaglio, campeggia maggiormente sulle altre due che sono decorate in modo più semplice e portano scolpito a lettere dorate nel fregio del cornicione: PER DECRETO DEL COMUNE/ L'ANNO MDCCCXCVI

Fra le opere decorative la più importante è la fontana, un grandioso archivolto riccamente scolpito a festoni ed ornati, che porta alla chiave l'emblema di Bologna, contorna una nicchia foggiata a conchiglia che accoglie un gruppo statuario in marmo di Carrara innalzantesi sopra uno stilobate di scogli marmorei fra cui sgorga l'acqua, la quale affluisce in una grande tazza, pure di marmo di Carrara, per poi ricadere, a guisa di velo, in una più ampia vasca sottostante di marmo di Botticino. Questa fontana, progettata ed eseguita pure sui disegni e sotto la direzione degli architetti Azzolini e Muggia, costituisce un motivo ricco, grandioso, che impone e che dà vita al centro delle scalee. Il gruppo statuario, modellato dallo scultore professore Diego Sarti e tradotto in marmo dallo scultore Veronesi, rappresenta un cavallo marino trasportante una sirena che si sente mancare la vita per l'attacco di una piovra la quale le succhia il sangue coi suoi viscidi tentacoli mentre il cavallo si sforza di liberarsi dalla terribile stretta. Questo gruppo, egregiamente modellato e scolpito, è una nuova conferma della valentia già nota ed esperimentata del prof. Sarti nei soggetti di carattere decorativo.

Ai lati della fontana sono da murarsi due grandi bassorilievi allegorici in marmo ( oggi si vedono in posto i modelli in gesso ) rispondenti al concetto dei motti Bononia docet e Bononia libertas, la cui esecuzione fu affidata per concorso rispettivamente allo scultore Sabbioni ed allo scultore Colombarini, entrambi giovani di valore. Nella parte soprastante alla fontana, si collocheranno, appena saranno compiuti, altri tre bassorilievi pure di marmo di Carrara, rappresentanti episodi storico-patriottici, che furono assegnati anch'essi, in seguito a concorso, quello dell' 8 Agosto 1848 al valente prof. Tullo Golfarelli, quello della demolizione del Castello di Galliera allo scultore Orsoni ed il terzo, rappresentante l'entrata di Re Enzo in Bologna dopo la battaglia di Fossalta, allo scultore Veronesi. Completano le opere decorative settanta candelabri a cinque e quattro lampioni, fusi egregiamente dalla fonderia Barbieri di Castelmaggiore su disegno dei direttori dei lavori. La esecuzione dei lavori tutti, sotto la direzione assidua e solerte dei signori Azzolini e Muggia, è stata fatta dalla nota Impresa Raffaele Martelli, unitamente ai suoi soci Cordara e Pedrini, che ha saputo superarne le non lievi difficoltà.

Testo tratto da: XXVIII GIUGNO MDCCCXCVI, Supplemento al N. 180 del Resto del Carlino.
Trascrizione a cura di Lorena Barchetti

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Diego Sarti - Monumento Montanari
Diego Sarti - Monumento Montanari

Diego Sarti (1859 - 1914), Monumento Montanari, 1891. Certosa di Bologna, Chiostro VII.

Documenti
Moglie del Gigante (La)
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Giosue Carducci, La Moglie del Gigante, Zanichelli, Bologna, 1896

Gioie di Bologna (Le)
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Le gioie di Bologna - Strenna di Natale e Capodanno - 200 caricature, Stabilimenti Tipografici Riuniti, Bologna, 1919. Illustrazioni di Alfredo(?) Zaffagnini

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Alla scoperta del complesso reticolo di circa 60 km di vie d’acqua di Bologna, soltanto in parte visibile.

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