Federazione anarchica italiana, (FAI)

1919

Scheda

Il movimento anarchico, che non si era mai dato una struttura organizzativa sia nazionale sia di base, all’inizio del XX secolo cominciò ad esaminare l’opportunità di adeguarsi alle esigenze di un movimento di massa.
A differenza del PSI che propugnava una linea evoluzionista e di trasformazione della società con riforme politiche, il movimento anarchico aveva mirato alla trasformazione rivoluzionaria della società.
Parafrasando quanto Andrea Costa aveva sostenuto nel 1879 nella lettera Ai miei amici di Romagna, nel 1910 il periodico anarchico bolognese scrisse: «Decenni di propaganda rivoluzionaria hanno fallito completamente» (“L’Agitatore”, 18.12.1910). Di qui la necessità di dare al movimento nuove strutture politico-organizzative, pur senza arrivare, come i socialisti, ad entrare in parlamento e nei comuni. Il movimento anarchico avrebbe dovuto espandersi nel sindacato. Solo che, dopo avere subìto la separazione politica dai socialisti nel 1892 a Genova, quando nacque il PSI, nei primi anni del XX secolo gli anarchici dovettero subire anche la separazione sindacale. Espulsi dalla CGdL nel 1908, nel 1912 diedero vita all’USI. Dopo la nascita della struttura sindacale anarchica, fu la volta di quella politica, l’Unione comunista anarchica italiana, nata al termine del congresso nazionale di Firenze del 12-14.4.1919. Ebbe sempre una vita non facile e un peso modesto, perché le strutture anarchiche di base non rinunciarono all’autonomia.
Il nuovo organismo - osteggiato da molte strutture di base - avrebbe dovuto al massimo coordinare l’attività del movimento anarchico italiano e non organizzare e precostituire strutture fisse, con apparati e funzionari di partito. Al secondo congresso, svoltosi a Bologna dall’1 al 4.7.1920, fu cancellato il termine comunista, per cui il nome ufficiale fu quello d’Unione anarchica italiana. Il terzo e ultimo congresso dell’UAI si tenne ad Ancona l’1-2.11.1921. Organo ufficiale degli anarchici fu “Umanità Nova”. Durante il ventennio fascista quasi tutti i dirigenti anarchici finirono in carcere e al confino e non pochi andarono in esilio. Decine i militanti uccisi dai fascisti e centinaia quelli condannati a pene detentive. Gli anarchici parteciparono attivamente alla lotta di liberazione. Brg anarchiche operarono nel Milanese (la “E. Malatesta” e la “P. Bruzzi”, anche se inquadrate nelle formazioni Matteotti), in Liguria, Massa Carrara e Piacenza. Il 10.9.1944 a Napoli già liberata si tenne un convegno dei gruppi anarchici di Lazio, Puglia, Lucania, Umbria, Toscana e Calabria. Fu abbandonata la vecchia denominazione d’UAI e costituita la Federazione comunista libertaria.
Il 23.6.1945 a Milano fu costituita la Federazione comunista libertaria alta Italia. Il 15-19.9.1945, al primo congresso nazionale postbellico che si tenne a Carrara, fu costituita la Federazione anarchica italiana e prevalsero i fautori dell’organizzazione di partito. Fu, infatti, nominato un consiglio nazionale, come sono soliti fare i partiti tradizionali. Con il rientro in Italia di Borghi - dopo un esilio ventennale - e la riorganizzazione dei gruppi spontaneisti, la tendenza fu invertita al congresso successivo. I fautori della struttura-partito, ma vi erano altri motivi di differenziazione, uscirono dalla FAI e diedero vita alla Federazione libertaria italiana. Nel 1945 riprese le pubblicazioni “Umanità Nova” con periodicità settimanale. Prima del fascismo nella provincia di Bologna operarono la Federazione libertaria bolognese e la Federazione libertaria imolese.
Da un rapporto della polizia risulta che nel 1914 a Bologna esistevano 6 associazioni anarchiche con 564 aderenti e 3 ad Imola. A Bologna funzionava pure l’Unione anarchica bolognese. Negli anni della prima guerra mondiale - anche perché la maggior parte dei dirigenti furono chiamati alle armi o internati in comuni del meridione - l’organizzazione anarchica si dissolse. Il 31.12.1916 fu costituita l’Unione anarchica Emiliano-Romagnola al termine di un congresso regionale. Trasferita ad Imola nel 1919, l’Unione si dissolse nel 1920.
Nel dopoguerra, con la ripresa dell’attività politica e la nascita dell’UAI, gli anarchici si riorganizzarono a Bologna e nel 1920 diedero vita al Fascio libertario bolognese. Difficile dire quanti dei 7 principali gruppi anarchici bolognesi vi siano confluiti. A Bologna, come ad Imola, il movimento anarchico fu sempre diviso in numerosi circoli, i quali rifiutavano la presenza di un unico centro dirigente.
I principali esponenti di Bologna nel periodo prefascista furono Armando Borghi, Clodoveo Bonazzi*, Pietro Comastri*, Ettore Cuzzani*, Luigi Fabbri*, Adelmo Pedrini*, Primo Proni*, Domenico Zavattero e, per qualche tempo, Maria Rygier. Imola: Diego Domenico Guadagnini*, Primo Bassi*, Aldo Bernardi e Gino Cerè. Nel primo ventennio del XX secolo, quando il movimento anarchico raggiunse il massimo d’espansione politica e sindacale, a Bologna uscirono numerosi giornali, tra i quali “L’Agitatore” dal 1910 al 1913; “L’Azione sindacale” dal 1912 al 1913, anche se ufficialmente era l’organo della CdL; “La Barricata” nel 1913; “Le Canaglie rosse” (1913) e “Scuola moderna” (1910). Moltissimi, prima e dopo il fascismo, i numeri unici.
Nell’Imolese uscirono molti giornali, il più importante dei quali fu “Sorgiamo!”. Nel 1921, dopo la nascita del PCI, numerosi militanti anarchici entrarono nel nuovo partito, del quale condividevano l’iniziale indirizzo rivoluzionario e antiriformista. Non pochi, come avverrà in seguito per Bonazzi, Italo Samaja* e Nino Samaja*, aderirono al PSI. Numerosi i militanti anarchici uccisi e perseguitati dal fascismo. Durante la Resistenza i gruppi anarchici bolognesi non presero posizione ufficiale, né pro né contro, ma singoli militanti vi parteciparono. Dal n.4, del 1974, di “A. Rivista anarchica”, dedicato al trentennale della Resistenza, risulta che a Bologna vi sarebbe stato un solo militante fucilato dai fascisti, Attilio Diolaiti*. Sarebbe stato anarchico, ma è dubbio, anche Ettore Zaniboni* fucilato a Bologna (P. Bianconi, Gli anarchici nella lotta contro il fascismo, pp.141-8). Al primo congresso postbellico di Carrara intervennero i delegati Armando Masetti* e Antonio Scalorbi di Bologna e Andrea Gaddoni* e Giuliano Golinelli di Imola. BIBLIOGRAFIA BOLOGNESE. D. Zavattero, Vent’anni sfioriti. Considerazioni critiche sugli elementi dottrinari e tattici dell’elemento anarchico in Italia, Bologna, 1913, pp.176; D. Zavattero, La Bancarotta di un atteggiamento, Bologna, Problemi, 1913, pp.36; A. Mancini, Memorie di un anarchico, Imola, Galeati, 1914, pp.36; Nello (Clodoveo Bonazzi), L’epicentro del fascismo, in “Sempre!, Almanacco N° 2 (192324) di ‘Guerra di Classe’”, pp.30-44; A. Borghi, Conferma anarchica (Due anni in Italia), Forlì, Aurora, 1949, pp.196; Un trentennio di attività anarchica (19141945), Cesena, L’Antistato, 1953, pp.216; A. Andreasi, Anarchismo e sindacalismo nel pensiero di Armando Borghi (1907-1922), in “Volontà”, n.3, 1970, pp.161-70; L. Casarini, Il movimento anarchico a Bologna dal 1910 al 1915, tesi di laurea, Università di Bologna, anno 1973-74; Imola. Violenze fasciste e forte resistenza popolare. Gli anarchici in prima fila, in “A. rivista anarchica”, 1974, n.4, p.7; A. Bassani, La marcia su Bologna degli anarchici imolesi, “il Carrobbio”, 1976, pp.29-40; F. Tarozzi, Armando Borghi organizzatore politico-sindacale a Bologna (1907-1911), in “Bollettino del Museo del Risorgimento”, Bologna, 1983, pp.24-36; M. Casarini, Contributo alla storia del movimento anarchico a Bologna nel primo dopoguerra, in “Bollettino del Museo del Risorgimento”, Bologna, 1983, pp.86-120; F. Tarozzi, Tra riformismo e sindacalismo: il primo decennio del XX secolo, in Il sindacato nel bolognese. Le Camere del lavoro di Bologna dal 1893 al 1960, Roma, Ediesse, 1988, pp.89110; P. Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia, Edizioni archivio famiglia Berneri, 1988, pp.195. (Su Bologna pubblica: Emilia-Romagna, pp.141-53); Dizionario biografico degli anarchici italiani, BFS edizioni. Testimonianze di P. Bassi (p.344), A. Borghi (p.349), A. Masetti (p.449), E. Zanardi (p.469) in RB1.

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