Fabbri Vincenzo

Fabbri Vincenzo

1844 - 21 Gennaio 1871

Note sintetiche

Scheda

Nato a Faenza nel 1844, fu volontario garibaldino a Mentana nel 1867 e in Francia nel 1870-71. In un'epigrafe dedicatagli il 3 novembre 1872, Fabbri è descritto come «Reduce glorioso / dell'infausta Mentana» che «visse fremendo / sui destini del popolo». Dopo la proclamazione della Repubblica francese, il 4 settembre 1870, come moltissimi altri «abbandonò i suoi cari / e corse a difenderla / quale antesignana / dell'Universale». Alcuni momenti di quella campagna, nonché gli istanti precedenti la sua morte sul campo di battaglia di Digione, il 21 gennaio 1871, sono vividamente descritti in una lettera indirizzata a sua sorella dal compagno d'arme Filippo Cimatti:

«Fui proprio io che mandai in Ancona alla famiglia Fabbri, quanto mi restava del mio carissimo amico Vincenzo Fabbri. Con Lui divisi le fatiche della Campagna dei Vosgi: spesso avemmo in comune il letto e lo scarso vitto: si viveva fraternamente. Quell'Inverno 1870-71 fu rigidissimo; ed un giorno che il mio caro compagno soffriva il freddo più del solito, io gli diedi un mio gilet che mise sotto la camicia rossa, ed in cambio mi diede una Sciarpa che poi io portai sempre a più giri alla cintura. I Prussiani erano nelle vicinanze di Dijon perché il giorno 19 Gennaio li avevamo scovati entro i boschi di quei Monti, e scambiammo delle fucilate. Il giorno 21 successivo il nostro battaglione, Cacciari [leggasi: Cacciatori] di Marsala Brigata Canzio, comandato dall'eroico Maggiore Perla, fu di bon mattino condotto in prima linea di fronte al nemico che s'avanzava baldanzoso per tante riportate vittorie. La giornata d'armi cominciò con un forte cannoneggiamento del forte Fontaine, dal quale eravamo protetti, rivolto contro batterie prussiane piazzate sull'erta d'un colle posto alla nostra fronte. Ben presto i nostri bravi artiglieri ebbero ragione di quelle batterie, che ridussero al silenzio. Intanto il giorno si faceva grande ma cupo e nero, perché il cielo era tutto coperto di nubi spesse e fitte, che mantenevano una penombra su di noi, schierati in linea di battaglia sparsi alla cacciatora e distesi per terra fra vigneti. Il nemico, seguendo la sua abituale tattica di guerra, s'avanzava lentamente mantenendo contro di noi una ben nutrita fucileria. Una incessante grandine di palle passò su di noi, miagolando e fischiando in tanti modi diversi e strani, per parecchie ore: eppoi cessò. Noi restammo sempre inerti perché la nostra carabina americana con diciotto colpi di riserva avevano una portata corta, mentre poi l'azione era impegnata dai nostri alla nostra destra e sinistra e vedevamo i morti e feriti discender per la strada vicina trasportati dalle ambulanze.
Dopo un certo lasso di tempo il nemico riprese, ed avendo prima studiato il bersaglio, otteneva colla parabola di far cadere le palle su di noi sempre distesi. Fu allora, il pericolo era grande, che il povero Fabbri s'alzò retto in piedi e disse: insegnerò ai vili come si muore coraggiosamente: poco dopo io fui colpito alla testa e fui trasportato all'ambulanza. Mi si disse che il povero Fabbri assieme a molti altri fu colpito poco dopo.
Tutto questo per dirle che la Sciarpa deve portar traccia di sangue che è mio, ma appartenne all'eroico tuo fratello, gloria a lui!».

Fabbri fu successivamente sepolto nel Cimitero di Digione, assieme alle spoglie del generale polacco Jozef Bossak-Hauké (comandante della I Brigata) e di altri garibaldini caduti in quei giorni, come Adamo Ferraris, Giorgio Imbriani e Giuseppe Cavallotti (fratello di Felice).

La sciarpa a cui Cimatti accenna nella sua lettera – di lana rosso-nera, della lunghezza di 120 cm. per 30 cm. di altezza – fu in seguito donata al Museo civico del Risorgimento di Bologna.

Andrea Spicciarelli

FONTI e BIBLIOGRAFIA: Giulio Michelet per Garibaldi in “Il Resto del Carlino – La Patria” (25 gennaio 1915), p. 3; MRBo, Posizione d'Archivio Fabbri Vincenzo.

Note

Scheda redatta il 22 aprile 2021. Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2021.

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