Dozza Imolese, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Benché a pochi chilometri da Imola e luogo privilegiato di manifestazioni promosse dalle forze socialiste fin dai tempi dell'attività pionieristica di Andrea Costa, solo nelle elezioni amministrative del settembre 1920 i socialisti, con 560 voti su 1.003 iscritti, conseguirono per la prima volta la maggioranza in comune. Ebbero 13 consiglieri ed elessero a sindaco Domenico Daghia.
Lo squadrismo fascista s'avventò anche su Dozza. Il teatro della sua prima violenza fu la frazione di Toscanella, collocata a cavallo della Via Emilia, dove aveva sede anche la stazione di Dozza, di una ferrovia secondaria che collegava Bologna ad Imola correndo lungo il bordo della antica via consolare; il giorno fu il 10 aprile 1921. Alla stazione della ferrovia il trenino del tardo pomeriggio arrivò inseguito da camions di fascisti che avevano sparato ripetutamente verso il macchinista ed il fuochista per obbligarli a fermarlo. Volevano punire un giovane socialista (Giuseppe Piancastelli, che in seguito sarà condannato dal TS nel 1928 e nel 1938, poi, nel 1939 confinato a Ventotene, da dove, morente, il 13 luglio 1940, sarà ricoverato d'urgenza a Formia) il quale alla stazione di Castel San Pietro della stessa ferrovia, aveva risposto al chiassoso agitare di gagliardetti neri da parte di un gruppo di fascisti, sventolando loro in faccia un fazzoletto rosso. Appena il convoglio fu férmo - così scrisse Ezio Zanelli, anch'egli su quel treno -"le camicie nere scesero dai camions armati di rivoltella, di bombe a mano e di pugnali. Nello stesso tempo i compagni Piancastelli, Bruno Zotti e [Luigi) Zaccherini, abbandonavano il trenino e fuggivano attraverso i campi, inseguiti dai fascisti che, paghi di avere 'tre bersagli' contro i quali sfogare la loro rabbia ed il loro odio, intensificarono la sparatoria contro i 'tre' lasciando però partire il trenino" sul quale erano numerosi giovani socialisti. Uno sparo ferì il Zotti, ma i tre riuscirono a dileguarsi. La spedizione ebbe anche un'altra parte, infatti gli stessi fascisti, sempre a Toscanella, "entrano nella sede delle organizzazioni [dei lavoratori e socialiste] devastando ogni cosa" (Fascismo, 285) e misero a soqquadro anche il negozio di un esercente socialista che fu pure bastonato. Durante gli anni del regime fascista, due dozzesi, Guido e Andrea Gualandi (classe 1908 il primo e 1911 il secondo), che emigrarono nella vicina Imola attorno al 1920, furono fieri oppositori a partire dagli inizi degli anni Trenta ed entrambi furono perseguitati ripetutamente in forza delle leggi speciali fasciste. Guido fu più volte condannato al confino di polizia (Confinato, mentre Andrea che lo sostituì nell'attività di organizzatore comunista fu condannato al carcere dal Tribunale Speciale (Aula IV). Quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, due nativi di Dozza, Alfredo Drei e Edmondo Patuelli, parteciparono nelle file degli antifascisti internazionali in difesa di quella repubblica (Spagna).
Dopo il crollo del fascismo e l'armistizio dell'8 settembre 1943, giovani e meno giovani dozzesi, che scelsero la via del combattimento contro i nazifascisti, andarono a far parte, prevalentemente, delle Brigate 66a e 36a "Garibaldi" che operavano nella zona appenninica sovrastante l'imolese fra il Senio e l'Idice. Nel corso della lotta di Liberazione sul piccolo territorio comunale, attraversato dalla strada più importante della regione, le attività partigiane non poterono svolgersi con facilità. Tuttavia, specie nella frazione di Toscanella, vennero compiuti alcuni colpi da parte dei partigiani (locali e no, appartenenti alla 36a Brigata). Dal "Bollettino" del Comando Unico Militare dell'Emilia Romagna del Corpo Volontari della Libertà, si desumono i seguenti dati sommari relativi ai mesi dell'estate 1944: un attacco ad un torpedone tedesco, nel corso del quale vennero uccisi il conducente, un sergente della Guardia Nazionale Repubblicana e un carabiniere (il 22 luglio); la distruzione di un'automobile tedesca e la conseguente uccisione di due ufficiali avvenuta il giorno successivo e alcune perquisizioni delle abitazioni di militi della GNR con recupero di varie armi, nel corso del settembre. Dal "Mattinale" del colonnello Giuseppe Onofaro, Comandante della GNR provinciale, al Capo della Provincia di Bologna, del 30 luglio, si apprende, inoltre, che il "26 corrente ore 2 campagna Dozza Imolese gruppo di ribelli armati asportavano cinghie di cuoio da 4 macchine trebbiatrici", per impedire la sgranatura, poi l'ammasso e, quindi, la razzia del grano da parte dei tedeschi. Durante i venti mesi della lotta partigiana tre dozzesi, appartenenti alla 66a Brigata, dedicata al nome di Mario Jacchia, caddero in combattimento o per fucilazione. I loro nomi sono ricordati, assieme a quelli dei militari caduti e dei dispersi nella guerra fascista (1940-45) in un marmo apposto sotto il porticato del palazzo comunale. Accanto a questo, in memoria del più lungo impegno antifascista dei compaesani, è collocata una lapide dedicata al già citato Andrea Gualandi - che nel corso della guerra partigiana, col nome di battaglia "Bruno" fu capo di stato maggiore della 36a Brigata "Garibaldi" e che morì in combattimento a Modigliana in provincia di Forlì - al quale è stata conferita la massima onorificenza al valor militare. L'iscrizione consiste nel testo della motivazione: "Ministero della Difesa / Il Presidente della Repubblica/ ha concesso la Medaglia d'Oro/ al V. M. alla memoria / Gualandi Andrea / nato il 23.12.1911 a Dozza. / Forte tempra di combattente / era tra i primi a organizzare / le formazioni partigiane della sua zona / e a sostenere con le stesse duri scontri / alla testa di pochi ardimentosi. / Successivamente portatosi sulle montagne / guidava i suoi uomini, diventati / sotto la sua guida molte centinaia. / In numerosi ardui combattimenti / nel corso dei quali metteva in luce / preclari doti di comandante, / quando già la sua zona stava / affrancandosi dall'occupazione nemica / cadeva da prode / nel corso di un violento combattimento / contro preponderanti forze nemiche / dopo essersi battuto sino all'ultimo / anelito per la causa della libertà / della Patria. / S. Paolo di Falterona - Modigliana / 9 aprile - 14 ottobre 1944". Un marmo con su incisa la motivazione della medaglia d'Oro al Valor Militare "Alla Memoria di Andrea Gualandi nato il 23 dicembre 1911 a Dozza (BO)" è stata pure collocata - a cura del comune di Dozza Imolese, il 12 ottobre 1980 - sul monumento eretto a ricordo dei caduti nella battaglia svoltasi dall'11 al 13 ottobre 1944 a Cà di Malanca (Purocielo), accanto all'omonimo edificio sulla collina ovest di San Cassiano nel comune di Brisighella (Ravenna).
Dozza Imolese venne raggiunta dalle avanguardie dell'8a Armata inglese all'indomani della liberazione di Imola, il 15 aprile 1945.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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