Distruzione dell'Archiginnasio e di altri importanti monumenti

Distruzione dell'Archiginnasio e di altri importanti monumenti

Scheda

Il bombardamento del 29 gennaio è uno dei più pesanti della guerra e quello che produce i maggiori danni ai monumenti. In tre successive ondate, tra le 11,30 e le 12,50, la città è colpita da 80 fortezze volanti americane. Quasi tutte le bombe cadono nel centro storico.
Vengono distrutti l'antico Teatro Anatomico in legno e la Cappella dei Bulgari all'Archiginnasio, il teatro del Corso e la chiesa di San Giovanni in Monte, l'oratorio di San Filippo Neri e la casa natale di Guglielmo Marconi. Viene inoltre gravemente danneggiata la sede del quotidiano cattolico "L'Avvenire d'Italia" in via Mentana. Fortunatamente resistono i rifugi antiaerei cittadini e, nonostante la violenza dell'attacco, si contano "solo" 31 morti.
Nei giorni seguenti il bombardamento il personale dell'Archiginnasio si impegna a recuperare migliaia di manoscritti e libri spesso smembrati e lacerati.
Il 4 febbraio la parte più pregevole del patrimonio della biblioteca sarà ricoverato a Casaglia con i cataloghi e gli inventari. I servizi di lettura e prestito saranno garantiti in via provvisoria presso le scuole Bombicci in Saragozza.

Il teatro del Corso è distrutto dal bombardamento, mentre si sta provando una edizione del "Barbiere di Siviglia". Gli orchestrali e il maestro si salvano miracolosamente. Il grande edificio era situato in via Santo Stefano, nei pressi della chiesa di San Giovanni in Monte, anch'essa gravemente danneggiata dalle bombe.
Inaugurato il 19 maggio 1805, il Corso aveva cinque ordini di palchi, una sala da ballo e una per la pittura delle scene. Era splendidamente decorato con stucchi e pitture di Serafino Barozzi, Giuseppe Terzi, Filippo Pedini e Giuseppe Muzzarelli. Vi si erano esibiti grandi interpreti. Gioacchino Rossini vi aveva lavorato come maestro di cembalo nel 1811. Alla Locanda del Teatro aveva soggiornato, tra il 1825 e il 1826, il poeta Giacomo Leopardi. Dopo le distruzioni belliche, le rovine saranno ancora utilizzate come precario rifugio per gli sfollati.
Nel dopoguerra al posto del teatro, probabilmente recuperabile seppure con un costoso restauro, verrà costruito un moderno condominio. A ricordo dell'antico edificio rimangono oggi poche colonne, una porta e una lapide in via Santo Stefano.

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