Dallolio Alfredo

Dallolio Alfredo

21 Giugno 1853 - 20 Settembre 1952

Note sintetiche

Occupazione: Militare Serv. Permanente Effettivo

Scheda

Alfredo Dallolio nacque a Bologna il 21 giugno 1853 da Cesare e Adelaide Bersani, in una famiglia di forte tradizione liberale. Il padre Cesare, originario dell'Appennino bolognese (Loiano), aveva partecipato alla cacciata degli austriaci da Bologna l'8 agosto 1848 come tenente della Guardia Civica. Era un liberale moderato che dopo l'unità coprì alcune cariche politiche locali: prima commissario straordinario della giunta provvisoria di governo, poi sindaco di Pianoro. I figli Alfredo e Alberto proseguirono la tradizione politica familiare divenendo importanti esponenti politici, due figure di grande fama. Entrambi divennero senatori: Alberto attraverso la carriera politica di orientamento minghettiano, iniziata nella giunta comunale di Bologna di cui fu eletto sindaco tra il 1891 e il 1902; Alfredo attraverso la carriera militare. Nel 1870 Alfredo Dallolio iniziò la sua formazione entrando nell'Accademia militare di Torino. La carriera militare lo terrà lontano da Bologna per gran parte della sua vita: nel 1905 venne promosso colonnello e trasferito a Venezia dove operò una risistemazione dell'apparato difensivo. Nel 1911, dopo un breve periodo a Napoli, dove gli fu affidato il comando d'artiglieria del corpo d'armata, passò al Ministero della Guerra a Roma come direttore generale di artiglieria e genio. In questo periodo iniziò ad occuparsi dei problemi logistici, di rifornimento e produttività dell'esercito. La guerra libica fu un importante banco di prova per evidenziare l'inefficienza bellica italiana. L'esercito sin dall'Unità era sentito come uno dei punti deboli del nuovo Stato: l'arretratezza industriale italiana, rispetto agli altri paesi, non aveva permesso un avanzamento tecnologico e organizzativo sufficiente da garantire un inserimento tra le principali potenze europee.

Tra il 1911 e il 1915 Dallolio contribuì all'ammodernamento dell'esercito attraverso un rinnovamento delle artiglierie e all'aumento della produttività con la creazione di nuovi stabilimenti privati a produzione bellica. In questo periodo maturò una visione, essenziale per la guerra futura, volta al coinvolgimento dell'industria, pubblica e privata, alle esigenze belliche. La guerra moderna esigeva una organizzazione di tipo industriale di tutta lo società; il conflitto, visto il progresso scientifico, non poteva essere un fenomeno localizzato al fronte o semplice questione tattica e strategica: concerneva una serie di interventi nel settore dell'industria, dell'agricoltura, dei trasporti e del credito. L'apparato amministrativo burocratico statale dovette adeguarsi alle nuove esigenze di “mobilitazione nazionale”: mancavano gli organi necessari a coordinare i diversi dicasteri nelle attività di preparazione bellica. Dallolio, forte della sua conoscenza approfondita delle condizioni, dell'organizzazione e dei problemi dirigenziali delle industrie militari e private, assunse la guida della produzione bellica quando l'Italia cominciò a schierarsi contro gli Imperi centrali. Nel 1915 venne nominato reggitore del Sottosegretariato per le Armi e Munizioni (dal 1917 Ministero), una posizione che gli garantì una forte autonomia istituzionale da cui Dall'olio seppe ampliare la produzione e regolamentare gli stabilimenti militari. Nel 1917 diventò anche senatore sotto il gabinetto Boselli.

Dallolio pensava di creare un “esercito industriale” che potesse sostenere efficientemente l'esercito combattente, mediante l'integrazione della struttura industriale militare (Arsenali e Fabbriche d'Armi) con quella civile e privata, risolvendo i problemi di coordinamento . Il suo grande merito fu quindi nella capacità di coinvolgere gli industriali nella produzione bellica, evitando una loro posizione conflittuale, attraverso la presidenza del Comitato Centrale per la Mobilitazione Industriale. Fu dalla presidenza di questo organo, radicato nel territorio con delle sezioni regionali, che Dallolio attuò una serie di provvedimenti specifici volti a promuovere la partecipazione del fitto tessuto di aziende manifatturiere tradizionali delle singole realtà alla produzione bellica. Per esempio, a Bologna il generale Dallolio, forte della sua posizione istituzionale e dei suoi rapporti con il gruppo dirigente conservatore bolognese, ispirò la nascita del Comitato Civile per le Munizioni di Bologna, costituitosi nell'agosto del 1915. Questi propose al marchese Giuseppe Tanari di istituire un consorzio che, facendosi garante dell'esecuzione dei contratti con l'amministrazione militare, ripartisse le commesse fra le varie officine, in base alle capacità produttive di ciascuna. Anche le piccole imprese emiliane, coordinate da un organo superiore, sarebbero potute essere coinvolte nella produzione bellica. Una volta terminato il conflitto, una commissione parlamentare d'inchiesta per le spese di guerra nel dicembre 1922 espose un giudizio estremamente positivo sull'operato di Dallolio, tanto che, nel 1923 venne richiamato al servizio dal governo Mussolini come presidente del Comitato per la preparazione della mobilitazione nazionale e promosso generale di Corpo d'Armata. All'età di ottantasei anni, nel 1939, si dimise in coincidenza dell'allineamento diplomatico dell'Italia con la Germania. Morì il 20 settembre 1952 a Roma. Fu sepolto nella tomba di famiglia posta nel Chiostro Maggiore della Certosa di Bologna.

Nicola Lugaresi

Bibliografia: M. Barsali, Dallolio (Dall'Olio), Alfredo, in Dizionario biografico degli italiani, Vol. 32, Istituto della enciclopedia italiana, Roma,1986, pp. 128-137; A. Assenza, Il generale Alfredo Dallolio. La mobilitazione industriale dal 1915 al 1939. Roma, Stato Maggiore dell'esercito, 2010.

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