Crespellano, (BO)

1943 | 1945

Scheda

Nei giorni successivi all'8 settembre 1943, la popolazione crespellanese partecipò all'assalto all'ammasso del grano per impedire che il prodotto cadesse nelle mani dei tedeschi. Le donne in particolare parteciparono alla distribuzione alla popolazione in ragione di "un quintale per famiglia". Iniziò l'organizzazione di gruppi armati. Numerose case coloniche funzionarono come punti di appoggio e di rifornimento per i partigiani. I volontari della libertà crespellanesi militarono prevalentemente nella 63a Brigata "Garibaldi" raggruppati nel battaglione locale che prenderà il nome di Leonello Zini, dopo la sua morte avvenuta per rappresaglia il 1° luglio 1944, assieme ad altri due compaesani. Nei mesi della lotta di Liberazione, a Crespellano, emerse prepotentemente un tenace e coraggioso stuolo di donne. Ben dieci volte tornarono sulla piazza a tumultuare contro le angherie, contro la violenza e la guerra, per reclamare e conquistare la liberazione, trascinando con loro giovani e lavoratori. Simultaneamente allo svolgimento dello sciopero generale operaio nelle regioni del "Triangolo industriale" e nel bolognese del marzo 1944, come avvenne in diversi altri comuni della provincia, anche a Crespellano il 1° marzo si svolse una dimostrazione di solidarietà che vide una larga partecipazione femminile. Del secondo intervento delle donne, nel "Notiziario del 18.4.44" del Comando Generale della Guardia Nazionale Repubblicana. Servizio Politico, si legge: "Il 6 corrente, alle ore 10, in Crespellano, circa 50 donne, recatesi nei locali del municipio, chiesero al podestà un aumento della razione di latte e la distribuzione delle razioni di burro per i mesi di febbraio e marzo, nonché l'assegnazione della marmellata e della carne, come viene praticato nella città di Bologna. In seguito ad assicurazione di interessamento da parte del podestà e all'intervento di militi della G.N.R., l'assembramento si sciolse". Il giorno 13 giugno 1944, gli operai e le operaie dello stabilimento distaccato della "Ducati" (contemporaneamente all'altro di Bazzano), anche in appoggio con le mondine che attuavano uno sciopero generale nella "bassa bolognese" (v. Bentivoglio), attuarono una sospensione dal lavoro rivendicando la corresponsione di un anticipo pari a tre mesi di salario; la liquidazione delle somme di trasferta; l'elevazione della indennità di guerra da dieci a diciotto lire. Ad una loro delegazione fu assicurato che tutte le richieste sarebbero state soddisfatte e collettivamente replicarono che avrebbero ripreso lo sciopero se le promesse non fossero state mantenute. Nello stesso tempo lasciarono il lavoro anche le sessanta dipendenti della fabbrica di marmellate "Bononia", di proprietà dei fascisti Sandrolini. Intanto, un gruppo di donne manifestò in piazza per rivendicazioni annonarie e protestando contro l'invio di operai e di macchinari in Germania e la trattenuta dei giovani richiamati alle armi nell'esercito della RSI.
Nell'estate l'azione dei partigiani si intensificò. Oltre le consuete azioni di sabotaggio (taglio dei cavi telefonici, spargimento di chiodi spaccagomme) e di propaganda, attraverso anche iscrizioni murali, il 30 giugno giustiziarono il segretario del fascio del comune e il 20 agosto, a Calcara, un GAP della 7a Brigata di Bologna mise fuori uso 32 cannoni antiaerei tedeschi togliendo gli otturatori e incendiandoli.
Nel capoluogo comunale, il 28 agosto, un gruppo di 30 donne ritornò in Municipio per rivendicare la distribuzione di olio e zucchero, razioni di tre mesi anticipati e la scarcerazione di due giovani arrestati. Ottennero l'assicurazione di un'imminente distribuzione degli alimentari alla popolazione. Il "Bollettino" mensile del CUMER segnalò che il 4 ottobre 1944 a Calcara i partigiani impegnarono in un combattimento forze tedesche che stavano operando un rastrellamento e liberarono 20 giovani che erano già stati catturati. Mentre si chiudeva un anno che aveva visto la massima espansione della lotta partigiana e l'ostilità delle masse popolari contro i nazifascisti, nel dicembre 1944, sul "Notiziario" della GNR, apparve una considerazione che ben si attaglia a quanto era già accaduto e a quanto accadrà nella realtà crespellanese: "l'elemento femminile è quello che più si accanisce in una propaganda quanto mai deleteria".
Agli inizi del 1945, contro l'iniziativa delle autorità della RSI di dar vita a spacci pseudo-cooperativi per attenuare la protesta delle popolazioni allo stremo, nel centro del paese, venne aperto da parte delle organizzazioni ciellenistiche un vero e proprio spaccio, che funzionò per circa due mesi, dove vennero venduti prodotti alimentari a prezzi calmierati. Il 2 febbraio i partigiani irruppero nella Casa del fascio del capoluogo e la misero a soqquadro.
Il 6 successivo, 80 donne fecero una dimostrazione presso la sede del Comune: reclamarono generi alimentari e protestarono per l'arresto di sei giovani che avevano prelevato alimenti e vestiari in un magazzino di un ricco fascista per distribuirli ai profughi ed ai bisognosi. La protesta si protrasse per tre ore. Dalle manifestanti si levarono grida di "E' ora di finirla di consegnare tutto ai tedeschi! Provvedete alle nostre richieste!" e intimazioni di tornare presto in maggior numero. Così avvenne tre giorni dopo. Circa 100 donne ritornarono in piazza e davanti al comune richiesero il rilascio di quattro sappisti arrestati dai tedeschi per aver prelevato generi alimentari presso un ricco fascista. Le manifestanti gridarono: "Li vogliamo fuori! Non sono ladri; i generi li hanno distribuiti a noi! Vigliacchi è ora di finirla! Non vogliamo più fascisti né tedeschi!".
11 giorno 13, si trovarono sulla piazza, a pochi passi dalla strada Bazzanese, circa 250 donne e una cinquantina di contadini. Reclamarono con insistenza dei grassi. II Commissario prefettizio insinuò che i contadini non conferivano il prodotto agli ammassi. Le donne lo contestarono rumorosamente e replicarono: "Li vogliamo dai ricchi fascisti!". Dopo poche "botta e risposta", i dimostranti s'avviarono verso due magazzini, prelevarono ingenti quantità di generi alimentari e li distribuirono.
Centoventi donne, il 1° marzo, si recarono in municipio e protestarono per il mancato pagamento del salario ai loro uomini che lavoravano per il comune (salario che due giorni dopo fu corrisposto). Richiesero inoltre un aumento del sussidio di disoccupazione e il suo regolare pagamento. Nel corso della manifestazione si scagliarono contro le autorità locali, invitandole ad andarsene definitivamente. Le manifestanti, informate che la popolazione di Bazzano, per un bombardamento aereo subito tre giorni prima, si trovava senza pane a causa della distruzione dei forni, promossero, sotto gli auspici dei GDD, una raccolta di pane: in poche ore ne furono raccolti tre quintali, portati poi da apposite commissioni a Bazzano dove furono distribuiti alla popolazione. L'8 marzo, ricordando la "giornata delle donne", oltre 100 dimostranti ed una decina di uomini manifestarono a lungo nelle strade e, recatisi in municipio, pretesero l'erogazione di generi alimentari e protestarono contro le azioni criminose dei nazifascisti. Poiché era assente il Commissario prefettizio promisero di tornare l'indomani. Il giorno dopo, oltre un centinaio di donne, alle 9,30, invase il palazzo comunale. Il Commissario prefettizio fu sottoposto a una fila di rivendicazioni e di accuse. Dalle donne si levarono grida di: "Evviva i Sap e i Gap. A morte i nazifascisti". La protesta ebbe fine alle 13. Il Commissario pochi giorni dopo si rese latitante.
Dopo un bombardamento del 20 marzo 1945 che colpì, nel centro del capoluogo, il palazzo chiamato "Vaticano" pieno di sfollati dalla città e che provocò 37 morti, i partigiani si affiancarono ai paesani nello sgombero delle macerie, nel soccorso ai parenti delle vittime e ai sinistrati. I partigiani della 63a Brigata "Garibaldi" dalla notte del 19 aprile entrarono in attività per affrettare la liberazione. Il battaglione locale condotto all'attacco dal comandante di Brigata, espugnò Monte Capra, al confine con Sasso Marconi, uno dei più muniti capisaldi dei tedeschi. Altre compagnie, dopo aspri combattimenti, liberarono il capoluogo e le frazioni di Riale, Ponte Ronca e Calcara a ridosso della Via Emilia, uccidendo oltre 250 tedeschi e catturandone un migliaio che vennero poi consegnati agli Alleati. Crespellano fu liberata il 21 aprile 1945. In un'assemblea di componenti del CLN e di vecchi antifascisti, in municipio, presente il rappresentante dell'AMG, vennero designati i componenti della Giunta comunale e a sindaco Giuseppe Guizzardi.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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