Cordelia

Cordelia

1881 - 1942

Scheda

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la stampa periodica femminile non nacque con le riviste di moda. Sul modello di quanto sorto in Inghilterra e in Francia a partire dalla fine del XVIII secolo («The Female Spectator»; «Le Journal des dames»), le riviste femminili avevano come intento principale quello di “educare” le giovani donne. Nel corso del XIX secolo cominciarono poi a svilupparsi anche in Italia (e in particolare a Milano) pubblicazioni che fornivano alle donne consigli di moda e figurini (nel 1804 venne pubblicato il primo numero del «Corriere delle dame», su modello della celebre pubblicazione parigina) a cui si univano consigli pratici, recensioni teatrali e anche testi letterari.

Queste riviste, inizialmente riservate a un pubblico esclusivamente borghese, si distinguevano dalle prime pubblicazioni “femministe”, che cominciarono a comparire a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, poiché fornivano alla donna essenzialmente consigli sulla “buona conduzione della casa”. Grazie al modello femminile che veniva proposto queste riviste continuarono la loro esistenza anche durante il regime fascista.

 «Cordelia», che aveva come sottotitolo Rivista mensile della donna italiana, venne fondata nel 1881 a Firenze da Angelo De Gubernatis e, sul modello delle pubblicazioni ottocentesche dirette da uomini, si poneva come scopo fondamentale quello di «educare le giovinette». Nel 1882 la rivista venne rilevata dall’editore Cappelli di Bologna, che nel 1884 ne affidò la direzione a Ida Baccini (1850-1911), già nota autrice di scritti per l’infanzia e conosciuta nell’ambiente giornalistico per le collaborazioni a «La Nazione» e alla «Gazzetta d’Italia».

La Baccini diede un nuovo impianto alla rivista, grazie a uno stile più vivace e continuò a dirigere «Cordelia» fino alla morte nel 1911. A sostituirla venne chiamata allora la marchesa Maria Majocchi Plattis (1864-1917), nota già alle lettrici di «Cordelia» con lo pseudonimo di Jolanda. Donna colta e raffinata la marchesa Plattis fece della rivista una della più lette dalla donne italiane.

Negli anni che seguirono la rivista andò progressivamente perdendo il tratto essenzialmente educativo per divenire essenzialmente una rivista di intrattenimento rivolta a un pubblico di estrazione borghese.

Quando, nel febbraio del 1939, la redazione venne trasferita a Milano, «Cordelia» si presentava ormai come una pubblicazione bimestrale ricca di suggerimenti sulle letture, sul cinema, sul teatro mentre praticamente assente risulta l’attualità.

Nel 1942 divenne un supplemento del periodico «La Donna».

Elena Musiani


Bibliografia dei periodici femminili lombardi. 1786-1945
, a cura di Rita Carrarini e Michele Giordano, per conto dell’Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano, Bibliografica, 1993, pp. 63-64.

Rita Carrarini, Introduzione, in Bibliografia dei periodici femminili lombardi. 1786-1945, a cura di Rita Carrarini e Michele Giordano, per conto dell’Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano, Bibliografica, 1993, pp. VII-XXIII.

Elena Musiani, “Determiniamo la vocazione della donna”. Letture e consigli per le donne italiane, Antichi e Moderni, supplemento annuale di «Schede Umanistiche», III, 2003, pp. 73-89.

Gianfranco Tortorelli, Appunti sulla storia della casa editrice Cappelli dalle origini al secondo dopoguerra, «Atti  e memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna», n.s., vol. LV (2005), pp. 347-398.

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