Copia dall’Ercole Farnese

Copia dall’Ercole Farnese

inizio XIX sec.

Scheda

La copia ridotta della famosissima statua dell’Ercole Farnese faceva parte della collezione di Carlo Giusti e, come sappiamo grazie alla documentazione del Collegio Venturoli, fu acquistata nel 1831 dallo stesso collegio, luogo in cui e stata collocata nella sala d’accesso alla sacrestia. Tale copia, restaurata per questa occasione, e stata eseguita con la tecnica del calco in scagliola, ed e stata acquistata allo scopo di dar modo ai ragazzi del Collegio di poterne studiare le caratteristiche, lo stile, le proporzioni. Uno degli obiettivi del collegio era infatti quello di permettere a coloro che vi studiavano di poter vedere con i propri occhi le opere del passato. Inoltre la statua veniva utilizzata come modello di anatomia umana al quale rifarsi per eseguire altre opere. Infatti, nonostante ogni tanto i ragazzi del Collegio facessero delle gite culturali in cui avevano la possibilita di ammirare opere d’arte, era certamente molto più comodo poterle avere vicine e disponibili, sebbene a grandezza ridotta.

Per quanto riguarda la statua originale dell’Ercole Farnese, essa e una scultura ellenistica eseguita da Glicone Ateniese e databile probabilmente al III secolo d.C. Egli fu uno scultore ateniese che alcuni collocano al tempo di Caracalla, il quale fu imperatore romano dal 211 al 217, mentre altri credono che fosse un copista dell’eta augustea e quindi del periodo in cui Augusto fu imperatore (27 a.C.-14 d.C.). La statua di Glicone, costruita in marmo ed alta 317 cm, fu ritrovata nel 1546 alle terme di Caracalla a Roma ed e ora conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fu papa Paolo III a commissionare gli scavi alle Terme, desiderando infatti trovare reperti per abbellire il proprio palazzo. Questa statua pero e a sua volta una copia del bronzo eseguito nel IV secolo a.C da Lisippo, sculture e bronzista greco antico, nonche ultimo tra i grandi maestrdella scultura greca classica. La scultura rappresenta l’eroe e semidio Ercole che, stanco dopo aver affrontato le famose dodici fatiche della mitologia greca, si appoggia alla sua clava con il braccio sinistro. La mano destra, nella quale nasconde i pomi d’oro rubati alle Ninfe del tramonto dette Esperidi durante l’undicesima fatica, e invece dietro la schiena. L’eroe e nudo, con la testa inclinata leggermente verso sinistra, i capelli la barba sono ricci e gli occhi guardano verso il basso. Il corpo e molto muscoloso e possente, tipico di un eroe lottatore che ha sconfitto avversari temibili come il Leone di Nemea e l’Idra di Lerna (prima e seconda delle famose dodici fatiche che ha dovuto affrontare il semidio). La clava, appoggiata ad una roccia, e ricoperta dalla pelle del Leone di Nemea ripiegata.

Ercole e la personificazione del coraggio, dell’astuzia e del trionfo di queste virtu umane davanti alle prove che si e costretti ad affrontare per espiare le proprie colpe. L’eroe infatti era colpevole di aver causato la morte della propria famiglia, sebbene fosse stata la dea Era, moglie di Zeus, a fargli perdere momentaneamente il senno. Come vuole la tradizione infatti, Eracle era figlio di Zeus e di Alcmena, l’amante umana di Zeus, ed Era per questo lo detestava. Molte sono le statue che ritraggono Ercole in questa posa; ricordiamo infatti quella presente nel cortile di Palazzo Pitti a Firenze, una ridotta ed in bronzo trovata a Foligno ed ora conservata al Museo del Louvre a Parigi, una nella Reggia di Caserta, una nel Museo dell’Agora di Atene, una a Kassel in Germania, quella trovata a Sulmona e conservata nel Museo Archeologico d’Abruzzo a Chieti ed un calco in gesso nella metropolitana di Napoli. Un calco settecentesco a grandezza originale si trova anche nell’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Il fatto che questa serie di statue prenda il nome di Ercole “Farnese” e dovuto all’esistenza di una Collezione Farnese, creata grazie alla volonta del cardinale Alessandro Farnese, la quale comprende opere d’arte di origine rinascimentale. Per secoli la statua originale dell’eroe e stata all’interno della sala d’Ercole del palazzo farnese di Roma, nel quale si trovavano anche altre statue antiche. La Collezione si e sviluppata nelle citta italiane di Roma, Parma e Piacenza, per poi essere trasferita a Napoli nel 1787 e collocata prima nella reggia di Capodimonte, poi nel palazzo del Real Museo. Fu probabilmente questa decisione a salvare le opere in questione, in quanto nel diciottesimo secolo Parma fu sconvolta da guerre che avrebbero rischiato di distruggerle. Le opere che fanno parte di questa collezione sono di vario genere artistico: pitture, sculture, libri, pitture, medaglie, monete ed altri oggetti archeologici. Al giorno d’oggi gran parte di questa collezione si puo ammirare nei Musei di Napoli, ovvero nel Museo Archeologico, che contiene principalmente sculture romane ed oggetti di antiquariato, a Capodimonte, dove si trovano soprattutto pitture rinascimentali e fiamminghe, e nel Palazzo Reale, che contiene le pitture emiliane e la Biblioteca Nazionale.

Barbara Valdinoci

Testo tratto dal catalogo della mostra "Angelo Venturoli - Una eredità lunga 190 anni", Medicina 19 aprile - 14 giugno 2015.

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Angelo Venturoli - Una Eredità Lunga 190 Anni
Angelo Venturoli - Una Eredità Lunga 190 Anni

Video dedicato alla mostra "Angelo Venturoli - Una Eredità Lunga 190 Anni", 19 aprile - 14 giugno 2015 | Comune di Medicina, Palazzo della Comunità, Museo Civico.

Angelo Venturoli - Una Eredità Lunga 190 Anni
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Video dedicato alla mostra "Angelo Venturoli - Una Eredità Lunga 190 Anni", 19 aprile - 14 giugno 2015 | Comune di Medicina, Palazzo della Comunità, Museo Civico.

Documenti
Esplorando l’archivio del Collegio Venturoli
Tipo: PDF Dimensione: 178.80 Kb

Di Francesca Serra. Testo tratto dal catalogo della mostra "Angelo Venturoli - Una eredità lunga 190 anni" Medicina, 19 aprile - 14 giugno 2015. Copyright © Fondazione Collegio Artistico Venturoli.

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