Cillario Stella

Cillario Stella

29 Dicembre 1877 - 10 Novembre 1951

Note sintetiche

Scheda

Un po' della mia vita, così intitola un quaderno di memorie Stella Cillario (Bologna, 29 dicembre 1877 – 10 novembre 1951), figlia di Luigi Cillario e della contessa Elena Monaco, di cui le immagini fotografiche ci rimandano un volto dolce e mesto insieme, illuminato da due grandi occhi azzurri, con una figura elegante, quasi cancellata poi nel corso degli anni dalla scelta di indossare solo abiti austeri e scuri che ne mortificavano la femminilità, specchio di un'esistenza, generosamente votata agli altri in un impegno educativo e sociale sostenuto da una fervente fede.

Esistenza della quale in età ormai matura sentì il bisogno di ricordare, rimettendo a posto i tasselli col racconto, per lasciare una testimonianza ai famigliari e forse anche a sé stessa in una ricerca della propria identità; desiderio comune ad altre donne nella sua condizione, come fu per l’amica Gida Rossi, anch’essa insegnante e crocerossina, autrice di Le memorie di una vecchia zitella (Cappelli, Bologna, 1934), volume per il quale Stella buttò giù una serie di bei testi introduttivi con la sua prosa garbata, ma piena di passione per tutte le nobili cause. Proprio questo libro fu forse di stimolo in età ormai matura, negli anni Quaranta, per dar ordine alla sua raccolta di memorie che scrisse lei stessa in fogli dattilografati ordinati per cronologia e inframezzati da documenti, lettere e ritagli di giornale.

È quasi un bilancio della sua esistenza e un dialogo interiore nel quale trasceglie dalla corrispondenza e dalla vita i momenti salienti col desiderio di lasciare un segno, una traccia di sé: un impegno cui però non seguì poi, non sappiamo per quale motivo, la stesura di un testo più organico. Scrive, ad esempio, di accingersi a eliminare la copiosissima corrispondenza con le amate compagne di studi («Continuo, non senza dolore, l’opera di distruzione della corrispondenza cara al mio cuore, ma priva d’interesse per quelli che verranno dopo di me, per quanto magnifico documento della bontà dell’affetto, della stima delle mie compagne. Mi par quasi un dovere verso di Loro, che mi parlano in intima, fraterna intimità: da sole a sola». (Bologna, Agosto 1943-Ottobre 1944). Dichiarazione che tradisce la speranza che altri aspetti della sua biografia incentrati su resoconti di azioni concrete, specchio di un’operosità indefessa a favore del prossimo della quale è orgogliosa, possano invece essere d’interesse e d’esempio per i posteri.

Di carattere schivo e riservato, Stella, non ebbe, a quanto sappiamo, personali vicende sentimentali, e nonostante un’educazione di stampo ottocentesco nell’alveo di una famiglia benestante e protettiva, fu lavoratrice impegnata in più settori dall’insegnamento alle opere di carità, rivelandosi una figura femminile indipendente e per certi versi moderna: quando, ad esempio, ancora giovanissima, non teme i trasferimenti lontano dalla famiglia spostandosi nelle diverse e talora disagiate sedi di lavoro, come nel 1908 in quella di Castroreale in Sicilia, e poi cimentandosi coraggiosamente come crocerossina in numerosi ospedali militari, anche in zona di guerra. Fu docente di materie letterarie e ebbe anche un breve esordio come studiosa; la prima parte della sua vita ruotò attorno alla figura carismatica del suo insegnante e mentore Severino Ferrari di cui divenne in seguito fedele custode e ordinatrice del patrimonio documentario. Successivamente si applicò anche nell’apprendimento del sistema di scrittura stenografica e del linguaggio Braille, che utilizzò per tradurre opere per i ciechi dell’Istituto Cavazza di Bologna. Il suo lungo percorso di vita si inserisce sullo sfondo delle vicende politiche di cui era stata lei stessa testimone ed è narrato nei suoi appunti del copioso archivio personale ricco di corrispondenza, cartoline, fotografie, da cui attingiamo e trascegliamo documenti autografi per delinearne un breve profilo biografico.

Valeria Roncuzzi Roversi Monaco

Insegnante, allieva di Giosue Carducci e Severino Ferrari. Frequentò il Magistero di Firenze e l’Università di Bologna (dove frequentò le lezioni di Carducci e Ferrari). Si dedicò all’insegnamento, e nel 1908, le fu affidata la cattedra di lettere a Castroreale dove cominciò a prestare servizio nella Croce Rossa,  servizio che proseguì fino al 1919. Si dedicò alla trascrizione di testi nella scrittura Braille, tra cui il Fedone. E' sepolta alla Certosa di Bologna, Chiostro VII – portico ovest, loculo 115

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La scuola infermiere volontarie di Bologna (1914 - 1915 - 1916), Croce Rossa Italiana, Bologna, Stabilimento Poligrafico Italiano, 1915.

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Piero Barbera, Le donne e la guerra. Tipografia Barbera, Firenze, 1916.

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Articoli di argomento vario: Touring Club, esplorazioni, cultura funeraria, criminologia e brigantaggio, miniere di zolfo, fusione delle campane, eloquenza, pedagogia, scultura. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906