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Tempietto della famiglia Franco

1908

Schede

Arturo Orsoni (1867 - 1929), Tempietto della famiglia Franco, 1908. Certosa di Bologna, Chiostro VII, campo, lungo il viale. “Ricco tempietto con l’Angelo della risurrezione, mr. di A. Orsoni”. (1) L’angelo popola i cimiteri, spesso nella versione dell’angelo del giudizio, caratterizzato dalla tromba; ma anche in quella di una figura alata che indica l’alto e ha colto o offre fiori a ingentilire il momento drammatico della morte (angelo Lucchetta e tombe Torresan, Pastore): i fiori recisi e stretti al petto dell’angelo sono simboli di purezza e di morti premature. L’angelo del giudizio è a volte definito anche angelo della risurrezione; nella Bibbia si parla anche di un angelo della morte (così è ricordato nell’epitaffio della tomba Cenciatti Lucarelli). Queste figure, il nostro autore le rende in forme tradizionali con la leggerezza e la trasparenza dei panneggi del gusto liberty. Tradizionali sono, in Orsoni, anche le certezze che le figure angeliche trasmettono: il giudizio divino e l’aldilà. Gli angeli di Orsoni non hanno né i dubbi e le ambiguità dell’angelo posto sulla tomba Oneto (1882) allo Staglieno di Genova e nelle sue numerosissime imitazioni e repliche,(2) né l’enigmatico silenzio dell’angelo posto sulla tomba della famiglia Mazzacurati nella Certosa bolognese. L’angelo androgino della tomba Oneto, chiuso entro le sue ali abbassate e muto, è opera di Giulio Monteverde (1837-1917). “Rappresenta, sotto molti aspetti, il ‘punto di rottura’ storico nel passaggio da una visione positivista della morte che trovava nel realismo il linguaggio più congeniale, a quella dubbiosa che sfocerà nel clima decadente-simbolista. In questo processo di rinnovamento, l’angelo perde la connotazione cristiana di guida verso il Paradiso per divenire testimone del mistero del nulla; l’angelo Oneto non offre alcun gesto consolatorio, ma appare distaccato e imperturbabile. ... E’ un angelo grazioso, realistico nelle belle forme, mondano nell’abbigliamento, che offre a noi la misura della concezione materialistica della vita e dell’ideale della società borghese”. (3) L’angelo della tomba Mazzacurati (1872 – Chiostro II della Cappella, braccio di ponente) è opera di Giovanni Strazza. Fu presentato all’Esposizione di Belle Arti (1870) come “Angelo della Resurrezione” e poi definito “Angelo del silenzio” da Arrigo Boito (4): “una rappresentazione pacata, dove l’espressione dei sentimenti avviene in una modellazione essenziale, poco incline alla descrizione e all’esteriorità ... composto e quasi classico, senza essere neoclassico”. (5)

Gli angeli di Orsoni volgono lo sguardo al basso, all’uomo provato dal dolore e segnato dalla morte; ma insieme hanno le ali spiegate al volo e l’indice rivolto all’alto, all’aldilà atteso e certo. Nella produzione di Orsoni, due angeli devoti e oranti sono nella tomba Alma Castaldini; altra figura di angelo è nel bassorilievo della tomba Cenciatti Lucarelli: un angelo “materno” (in Orsoni l’angelo ha ancora le sembianze femminili) che riconsegna la figlioletta alla madre, lei pure morta pochi mesi prima; nella lastra bronzea del monumento Bormida, il figlio musicista è già trasfigurato in angelo ed è nella compagnia rassicurante di un più grande angelo che porta verso l’alto una croce (immagine della Fede della madre adorata); in basso, alla madre, piccola e chiusa in sé, restano la corona della gloria e il pianto.

Vincenzo Favaro

*Ricci C. – Zucchini G., 1950, p. 191; Raule A., 1961, p. 139; Pesci G., 1998, p. 290; Gallerani G., 2011; Album Venturi: Serie 2, N.° 366.114.159.234.266.325.375; Serie 3, N.° 31 (Angelo Raffaelli); Serie “.a N.° 120 Cella Velutini nel cimitero di Caracas. (1) Raule A., 1961, p. 139; Degiovanni C. – Martorelli R., 2011, p. 46; (2) Vedi Lecci L., Un modello per la scultura funeraria internazionale: il cimitero genovese di Staglieno, in Felicori M. – Sborgi F., 2012, pp. 259-269; (3) Hp: Monumento a Francesco Oneto; (4) Necrologio in “L’Illustrazione Italiana”, a. II, n. 32, 25 aprile 1875; (5) Tedeschi F., Hp “Storia e memoria di Bologna”.