Santa Rosalina di Villeneuve

Santa Rosalina di Villeneuve

1698 | 1699

Scheda

La Santa Rosalina è citata per la prima volta in San Girolamo nella Guida del 1766, nel Refettorio. La tela viene poi ricordata da Luigi Crespi, prima nelle Vite de’ pittori bolognesi del 1769, poi nel prezioso opuscolo del 1772, La Certosa di Bologna. Qui, sempre del Refettorio, egli scrive: “sopra la porta dell’ingresso in un bel Quadro, il gentile, ed eccellente Gio: Viani espresse la Beata Rosalina Monaca di quest’Ordine, in amorosa solitaria attitudine meditando il Crocefisso, in mezzo a sì deliziosa oridezza di Sassi, e Sterpi, che veramente inamora”. Dopo aver puntualizzato lo stile del Viani “misto della maniera” del suo maestro Flaminio Torri “e di quella del Gran Guido Reni” egli identifica alcune caratteristiche del dipinto: “Lucida è l’aria: belle le tinte: l’abito grazioso: tutto insomma spira grazia, e soavità”, aggiungendo più sotto: “Fece anche il suddetto Professore i due Santi laterali al Quadro descritto di S. Rosalinda”, oggi dispersi. A partire dalle soppressioni napoleoniche, la confusione sul personaggio rappresentato si fa piuttosto evidente: in alcuni documenti si parla di Beata Rosalina o Santa Rosalina, in altri di Beata Rosalia o Santa Rosalia. In realtà, poiché ad evidenza indossa un abito certosino, come d’altra parte era già chiaro agli estensori delle prime guide e a Luigi Crespi, non sussistono dubbi sul fatto che il dipinto rappresenti santa Rosalina di Villeneuve, oggi protettrice della cittadina francese di Draguignan nel dipartimento del Var, all’interno della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, la cui festa si celebra il 17 gennaio nelle diocesi di Gap e Fréjus.

La vicenda di Rosalina è avvolta nell’aura della sacralità e del mistero tra agiografia e storia. Pur non essendo mai stata ufficialmente canonizzata (il suo culto diocesano ricevette l’approvazione romana solo nel 1851) è assurta al rango di santa nella memoria e nel cuore dei provenzali, soprattutto a partire dal secolo XVII, grazie ai racconti dei suoi miracoli in vita e in morte e al supposto ritrovamento del suo corpo pressoché incorrotto con gli occhi aperti ancora vividi di luce, poi asportati e ridotti a reliquia a sé stante. Seguendo una sintesi delle sue biografie, in gran parte leggendarie, Rosalina sarebbe nata il 27 gennaio 1263 presso il castello di Arcs sur Argens in Provenza, figlia di una nobile famiglia. Il padre sarebbe stato Geraud II di Villeneuve e la madre Aigline de Sabran d’Uzés. I suoi biografi raccontano che a dodici anni, nel bel mezzo di gennaio del 1275, mentre stava portando del pane ai poveri del villaggio, sarebbe stata sorpresa dal padre, il barone di Arcs, Trans, La Motte ed Esclans, il quale le avrebbe chiesto cosa avesse racchiuso nel grembiule; ella avrebbe risposto che aveva dei fiori e, una volta aperti i lembi delle sue vesti, effettivamente avrebbe mostrato al genitore un fascio di rose. Questo fatto miracoloso avrebbe convinto il padre della benedizione divina della figlia. Il noviziato di Rosalina sarebbe iniziato nel 1278, prima presso la Certosa di St. André de Ramières vicino al Mont Ventoux, nella quale si sarebbe intrattenuta per circa un anno, poi in quella di Bertaud presso Gap. Qui avrebbe trascorso più di cinque anni, mentre il suo ingresso nel monastero di Celle-Roubaud presso Arcs, del quale sarebbe divenuta priora nel 1300, risalirebbe al 1285. Di certo si sa che morì in odore di santità il 17 gennaio 1329. Secondo i racconti agiografici il suo corpo incorrotto e avvolto dal profumo di rose, sarebbe stato riesumato circa cinque anni dopo il seppellimento nel cimitero del monastero, ma in realtà il primo documento che cita la reliquia risale al 1614, mentre il riconoscimento della salma come quella di santa Rosalina avvenne solo nel 1619. Per tutto il XVII secolo i Certosini si impegnarono a diffondere il suo culto ed effettuarono molti prelevamenti dal supposto corpo della santa per moltiplicare le sue reliquie. Solo nel 1698 il gesuita Daniel Papenbroeck pubblicò un primo studio critico che analizzava le due biografie della santa a quel tempo ritenute ufficiali.

In considerazione dei pochi studiosi che finora l’hanno tenuta presente, è possibile che la tela qui esaminata sia databile al 1698-1699, e preceda quindi di poco la morte del pittore, avvenuta il 14 aprile del 1700. Pochissimo doveva sapersi allora sull’iconografia di Rosalina, raffigurata per la prima volta in forma di scultura in un retablo del 1635 offerto da Charles di Villeneuve e custodito a Les Arcs nella cappella in cui si trovano anche la teca di vetro contenente il suo corpo e il reliquiario che racchiude i suoi occhi. La prima rappresentazione della santa a Bologna si deve presumibilmente ad Elisabetta Sirani. Essa compare infatti con ogni probabilità in un quadro stretto e alto, ancora in San Girolamo, laterale del grande e celebre Battesimo di Cristo. Lì, Rosalina, è dipinta semplicemente in piedi con lo sguardo abbassato rivolto ad un oggetto non ben definito tenuta tra le mani, mirando forse i suoi occhi, come lascerebbe intendere una scritta ottocentesca in latino a caratteri capitali che compare sulla tela. Viani, dovendo realizzare un dipinto di diverso e più largo respiro, la rappresenta invece in un paesaggio vicino ad un torrente, nell’atto di adorare un crocefisso, mentre dalle sue vesti, appena sollevate da un angioletto, scivolano a terra le rose apparse col suo primo miracolo. Contemporanea dei capolavori del figlio Domenico Maria realizzati per la chiesa imolese di Santa Maria dei Servi, la Santa Rosalina di Villeneuve, nonostante la generale consunzione della pellicola pittorica, col suo composto e delicato neocarraccismo, costituisce senza dubbio uno dei vertici della problematica produzione di Giovanni Maria. La tavolozza schiarita, i delicati passaggi chiaroscurali, i toni giocati in modo raffinato sulla gamma dei bruni, dei rosa e degli azzurri, rappresentano un’insolita capacità di apertura verso nuovi orizzonti, tutti ormai proiettati nella direzione della più limpida ed aerea pittura del Settecento.

Giovanni Maria Viani (Bologna, 1636 - ivi, 1700), Santa Rosalina di Villeneuve in adorazione del crocefisso, 1698/1699 circa, tela, cm 223 x 168,5. Bologna, Pinacoteca Nazionale, inv. 7089. provenienza: Monastero di san Girolamo della Certosa di Bologna, refettorio (ora Sala della Pietà).

Alessandro Zacchi

Dalla scheda in Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo Generale. 4. Il Seicento e il Settecento, Venezia, 2011. Pubblicato in Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010. © Pinacoteca Nazionale di Bologna.

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Andrea Emiliani - La Certosa di Bologna
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Luce sulle tenebre
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Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna. Video dedicato alla mostra tenutasi a Bologna nel 2010.

Documenti
Chiesa di S. Girolamo (La)
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Antonella Mampieri, Armanda Pellicciari, Roberto Martorelli; La Chiesa di S. Girolamo della Certosa di Bologna; Comune di Bologna, 2006. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

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