Ritratto di Antonio Canova

Ritratto di Antonio Canova

1806 ca.

Scheda

È da presumere che si sia formata con l’Illuminismo, raggiungendo dunque il suo apice in età neoclassica, la consuetudine di raffigurare artisti contemporanei in quanto latori di virtù morali e non soltanto valori estetici, assurta ben presto a convenzione e moda.
Si può dire questo soprattutto nel caso di Antonio Canova (1757 - 1822), fatto segno in tutto il mondo civile dell’ammirazione ardente e dell’incontenibile gratitudine di re, papi, imperatori, artisti, letterati e aristocratici di ogni genere e luogo. È stato così possibile censire alcune decine di ritratti, apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, eseguiti nel corso della vita del celebre scultore. Uno degli esemplari di certo più eminenti di questa specialissima fortuna goduta ancora in vita dal Canova è il dipinto di Giovanni Battista Lampi Junior (Trento, 1775 - Vienna, 1837), che lo ritrae nell’atto di licenziare una delle figure marmoree del grande monumento all’arciduchessa d’Austria Maria Cristina, dipinto ora posseduto e conservato dal Principe di Liechtenstein. Di questo ritratto furono condotte una replica analoga e due in formato minore, una delle quali è la presente in mostra.
Il Canova vi è raffigurato con un ampio mantello drappeggiato di un colore fulvo-aranciato, con una parrucca di foggia ancora settecentesca (benché il prototipo dei ritratti rimonti al 1806) portata su di una fronte a dir poco spaziosa. In un’epoca che è stata anche detta “l’età delle corti”, grande importanza espressiva e simbolica ebbe a raggiungere il ritratto e così come Roma nel Settecento ebbe il suo Batoni, Parigi il suo David, Londra il suo Lawrence, così Vienna ebbe i suoi Lampi.
E adottiamo il plurale perché padre e figlio furono così stretti collaboratori da costituire quasi un unico artista in due individui separati. E non sembri poco essere ritrattista di corte, quando lo si paragoni a un Goya che lo era, in Spagna, negli stessi anni di Lampi. Ciò serve solo a dimostrare una volta di più che lo stile di un’epoca non è qualcosa di compatto e monolitico, come si è portati a pensare, ma produca risultati talvolta antitetici. Il fatto è che il Lampi, per una Vienna volta ossessivamente alla ricerca della Grazia, nella sua fusione di colorismo veneto e analisi psicologica di derivazione inglese e di solidità di disegno, raggiunse una morbidezza veramente canoviana e un risalto cromatico anche negli incarnati che ben si accompagna a quell’arte della porcellana che tanto si andava sperimentando proprio nella Vienna di quegli anni.

Eugenio Busmanti

Courtesy Galleria Maurizio Nobile Bologna. E. Busmanti, scheda in 'Maurizio Nobile Visage en pose, ritratti dipinti, scolpiti e fotografati', cat. Mostra Bologna 26 settembre- 8 novembre 2008, a cura di A. M. Amonaci, E. Busmanti, Bologna 2008, pp. 32-33.

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