Progetto per stele sepolcrale per la Sala delle Tombe

Progetto per stele sepolcrale per la Sala delle Tombe

1820 ca.

Scheda

In alto iscrizione a penna nera “Progetto dei Cipi da farsi nella Sala delle Tombe”, in basso a sinistra “Luigi Marchesini Ing.”, sormontato dalla scala metrica. Sul verso il profilo della stele è ricalcata a matita. In alto a sinistra scritta a matita nera “Rom” che permette di ipotizzare la provenienza del disegno dalla collezione Romagnoli. In alto a destra timbro a inchiostro “CRB” con numero “273/D”.
Il foglio ritrae una parete della Sala delle Tombe, un lungo vano rimaneggiato da Angelo Venturoli nel 1816, a cui pose mano successivamente Luigi Marchesini. Il particolare preso in esame è relativo a uno dei pilastri che ne scandiscono le pareti. Il pilastro liscio è delimitato lateralmente da due semilesene ioniche. La trabeazione a dentelli è sormontata da un cassettonato a lacunari quadrati a doppio profilo. In corrispondenza del pilastro si trova un cassettone più profondo per il quale si prevedeva un’estensione a tutta la volta a botte della sala. Al centro del pilastro è collocata, su uno zoccolo composto da due elementi squadrati, una stele centinata. Al vertice della stele si trova un medaglione circolare contenente il ritratto di profilo, attorno al quale è disposto un serto vegetale che ricade simmetricamente da due nastri posti ai lati del medaglione. Al di sotto del medaglione e del serto si trova una lucerna ad olio accesa. Il centro del cippo contiene l’iscrizione fittizia, atta solo ad indicare l’ingombro. Alla base dell’iscrizione è raffigurato un gruppo di oggetti tra cui sono riconoscibili l’ancora, simbolo della speranza, e il caduceo, legato al commercio, e allusivo alla professione del defunto; il tutto è avvolto da rami d’alloro. Sopra la stele è posto un rilievo quadrato che contiene un’anfora lacrimale a due manici tra serti d’alloro. La delicata acquarellatura grigia sottolinea le emergenze del rilievo.

Questo disegno non si riferisce ad uno dei cippi attualmente presenti nella sala ma è da intendersi come un progetto generale per le stele che contribuiscono alla decorazione della sala, ricavata dall’antica stanza di ricreazione del monastero certosino. La Sala delle Tombe si sviluppa longitudinalmente, alleggerita da rampe di scale frapposte nel piano e sottolineata nel suo sviluppo dalle simmetriche disposizioni delle stele che presentano caratteristiche analoghe. Le pareti contengono una disposizione dei loculi a colombario, alternati a monumenti di maggiore impatto visivo che segnano intervalli più lunghi nel ritmo della disposizione architettonica. Un’esedra aperta su colonne ioniche che oggi contiene il monumento ai Martiri delle Guerre d’Indipendenza, immaginato dallo scultore Carlo Monari con un leone morente su un affusto di cannone, chiude la sala.
Il disegno è databile attorno alla metà degli anni ’30 dell’Ottocento, quando Marchesini era incaricato della direzione dei lavori per la sala e quando vennero assegnati i primi sepolcri corrispondenti alle stele. Per questo aspetto di ripetitività seriale mi sembra indicativo un confronto con la stele di Pietro Viola, dove compare anche il bassorilievo con l’ancora e gli oggetti allusivi all’attività del defunto, tra cui il caduceo. In questo caso si ha la netta sensazione di un prodotto “prefabbricato”, da personalizzare con l’aggiunta dell’iscrizione e del medaglione con il ritratto del defunto, per il quale viene lasciata la predisposizione circolare, che nel caso di Viola non venne utilizzata.


Antonella Mampieri

Testo tratto da: Buscaroli B., Martorelli R. (a cura di), Luce sulle tenebre: tesori preziosi e nascosti della Certosa di Bologna, catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010

Leggi tutto

Luoghi

Persone

Apri mappa