Progetto per il monumento Gandolfi

Progetto per il monumento Gandolfi

1803/1804

Scheda

Il disegno rappresenta il monumento funerario progettato dell’architetto Giovanni Calegari ed eretto nel Chiostro della Cappella, sul sepolcro del celebre artista e membro dell’Accademia Clementina Gaetano Gandolfi, scomparso sessantottenne nel giugno del 1802. Non si conosce l’esatta data di esecuzione dell’opera, tuttavia se si considera che il disegno acquerellato che lo raffigura è il quarto nella collezione di disegni eseguita da Petronio Ricci, l’opera non può essere datata oltre il 1803-04.
Le varianti che il monumento attualmente presenta rispetto all’opera originaria – che conosciamo in dettaglio attraverso i disegni coevi – furono apportate nel corso di un successivo intervento resosi necessario allorquando fu deciso l’inserimento del busto del pittore Mauro Gandolfi, figlio di Gaetano, morto nel 1834.
Le fonti bibliografiche ottocentesche non sono concordi nell’attribuzione del monumento Gandolfi: secondo Giovanni Zecchi (1825) “L’invenzione dell’Architetto Giovanni Calegari è stata mandata ad effetto da Giovanni Putti Scultore, e Giuseppe Calzolari Pittore Ornatista, colla direzione del Professore di Scoltura Giacomo Demaria Membro della regia Accademia di Belle Arti di Bologna, che ha formato il busto del defunto”, mentre in successive pubblicazioni il monumento è interamente ritenuto opera di De Maria (Chierici 1878; Gatti 1890) o, ancora, in date più recenti, il solo busto viene attribuito a Putti (Raule 1961; Bernabei 1993). Si può, tuttavia, prestar fede a Zecchi sia per ragioni cronologiche, sia per ragioni stilistiche.
I due Genî appaiono distanti dai modi di De Maria e viceversa molto affini alla grazia tipica di Giovanni Putti. L’elegante monumento funerario presenta elementi di chiara marca illuminista: a fronte di qualsivoglia richiamo all’iconografia religiosa che fino a pochi anni prima sarebbe stato ineludibile, quest’opera costituisce, in tutte le sue parti, una laica celebrazione delle doti professionali del defunto. La composizione non mostra traccia dell’impianto piramidale tanto diffuso in età neoclassica, che lo stesso Canova aveva desunto dai monumenti di epoca barocca, e in cui il sarcofago costituiva l’elemento centrale; qui l’unica allusione alla morte è data dai due Genî che tengono le faci capovolte e le cui pose dolenti ed enfatiche rivelano un inequivocabile gusto scenografico, peculiare della tradizione settecentesca bolognese. Il fulcro del monumento è costituito dal busto di Gaetano Gandolfi, sovrastato dai simboli della Pittura posti alla sommità del monumento. Il ritratto fu eseguito da Giacomo De Maria nell’estate del 1802 ed esposto in occasione delle solenni esequie tenutesi il 23 settembre di quell’anno nella chiesa bolognese di San Giovanni in Monte in onore dell’accademico scomparso. In tale occasione, venne realizzato un grandioso apparato effimero raffigurante Il Tempio dell’Onore. Sotto la direzione dell’architetto Giovanni Calegari, operarono anche De Maria, autore del busto del defunto, e Putti che eseguì una statua allegorica rappresentante il Tempo.

Emanuela Bagattoni

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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