Monumento di Vincenzo Rusconi

Monumento di Vincenzo Rusconi

pittura murale 1809 circa

Scheda

Il monumento dedicato a Vincenzo Rusconi viene eseguito nel 1810 circa da Antonio Basoli. Il grande pittore e scenografo ci offre qui uno dei cataloghi più fantasiosi di elementi derivati dall’antico. E’ questo sicuramente uno degli esempi più singolari in assoluto per questo genere di monumenti funebri dipinti. Di per sé la tecnica utilizzata è già un unicum ma oltretutto risulta difficile riscontrare in Europa, a queste date, un monumento funebre di tale inventiva, fantasia e così ‘classico’ pur non essendo ‘neoclassico’ nel senso canoviano del termine. Sono proprio opere come queste che ci invitano ad una lettura meno rigida dell’arte tra Sette e Ottocento.
Di questo dipinto sono conservati due fogli del Basoli presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Il primo è un disegno di studio facente parte dell'album n.52, il secondo un disegno finito, 'al contorno', per essere tratto in incisione.
Citiamo parte del testo pubblicato nella Collezione scelta edita da Natale Salvardi a Bologna l’anno 1839: (…) Basterà solo qui annunziare che l'erezione del Monumento nel Comune Cimitero alla memoria del fratello Vincenzo fu sua cura, come lo fu che avessero per quivi pace le ossa della cognata e d'una propria figliuolina, di che sono le stesse iscrizioni solenne testimonio. Il nostro Rusconi Vincenzo morì il dì 6 ottobre 1809. La dipintura del Monumento è opera del Rinomato Professore degli Elementi d'Ornato Antonio Basoli Membro di questa Pontificia Accademia di Belle Arti.

Quando l’arco 103 del Chiostro Terzo fu acquistato in occasione della morte, il 6 ottobre 1809, del fratello Vincenzo Pasquale, Carl’Antonio Rusconi aveva oltrepassato i sessant’anni ed era rimasto l’ultimo dei figli di Giovanni Battista, ricco possidente di Minerbio, che si era trasferito a Bologna ottenendone nel 1749 la cittadinanza e comperando nel 1753 la casa già dei Zambeccari in via Mascarella al vecchio numero 1584. Patrizio di Como, Nobile di Ferrara, Conte palatino, Cavaliere dell’Ordine di Cristo di Portogallo, dottore in Filosofia e Medicina, professore onorario di Medicina Pratica dal 1779 al 1800, membro dell’Istituto delle Scienze, Carl’Antonio si era reso benemerito nella vita culturale locale per la fondazione dell’Accademia dei Concordi, che da dicembre a giugno teneva pubblici esercizi di Filosofia e Medicina. Aveva anche partecipato, pur senza mai rinnegare la collocazione filopontificia della famiglia, alla vita sociale e politica della Bologna rinnovata dopo l’arrivo dei Francesi, finendo coll’essere nel napoleonico Regno d’Italia uno dei sei savi della Municipalità. Nel 1793 comperò il palazzo nella via Imperiale di S. Prospero, ora Cesare Battisti. Aveva sposato nel 1781 una cugina del cardinal Gioannetti, Anna Zanoni, appartenente alla famiglia di speziali
originaria di Montecchio di Lombardia, divenuti cittadini di Bologna nel 1676, che ancora a quei tempi aveva la spezieria da S. Biagio, all’angolo fra l’attuale via Guerrazzi e via S. Stefano, e una drogheria di fronte, all’angolo con via Rialto.
Altrettanto stimato era il fratello Vincenzo Pasquale: tribuno nel 1767, governatore delle Scuole Pie dal 1784 al 1796, amministratore dell’Opera dei Vergognosi, senatore aggiunto nel 1796, deputato nella commissione acque e strade durante la Reggenza austriaca, consigliere comunale nel 1802, sposo di Eleonora Sanzi (da cui non ebbe figli e che morì nel 1805), Vincenzo fu religioso e caritatevole, dedicando molte delle sue sostanze a soccorrere la gioventù abbandonata. Fra i figli di Giovanni Battista e Angela
Teodori c’erano stati anche una femmina, Anna, ben sposata con il dottor Giulio Crescimbeni della Pieve, e altri due maschi: Pier Luigi, sacerdote e vescovo di Amatunte in partibus infidelium, e Domenico Francesco, priore parroco di S. Maria Maddalena. Carl’Antonio morì il primo maggio 1814, Anna venti giorni prima.

Con loro riposano qui tre figli: Elisabetta, morta diciassettenne nel 1801; poi Giuseppe (1782-1839), con la moglie Barbara (1785-1846), figlia di Giambattista Sampieri e Dorotea Malvezzi Angelelli, e una loro figlia Clementina, morta nubile nel 1879; indi Carlotta (1790-1856), con il marito Pietro Berti, morto nel 1851, e il loro figlio Gian Gaetano. Con quest’ultimo (1818-1888), avvocato, sono la moglie Clementina Bersani, figlia di Antonio e Sofia Berti Pichat (sorella del patriota Carlo), e i figli Sofia e Gian Lodovico, morti bambini; Pietro (1853-1903), ingegnere e architetto, con la moglie Teresa di Carlo Garagnani (1854-1928) e il figlio Guglielmo (1881-1934), dottore in Agraria, tenente d’artiglieria nella prima guerra mondiale, marito di Anita Zaniboni (1883-1981); e Carlo (1859-1918), marito della contessa Matilde Zucchini (1867-1933).

Roberto Martorelli, Silvia Benati

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