Monumento di Raffaele Bisteghi

Monumento di Raffaele Bisteghi

1885 ca. | 1891

Scheda

Il monumento viene eretto per volontà di Raffaele Bisteghi, defunto nel maggio 1881, il quale per via testamentaria obbliga gli eredi ad occuparsi della realizzazione della tomba per una cifra non inferiore alle 12.000 lire, somma all’epoca rilevante. Nel maggio 1882 il nipote Giovan Battista Comelli tiene fede alla volontà dello zio materno acquistando uno spazio prestigioso nel centro del braccio a destra della Galleria degli Angeli. Non conosciamo il momento preciso in cui l’opera viene affidata al Barberi, ma certamente l’artista vi è impegnato nel 1885 quando data i disegni di proprietà Carisbo qui presentati, che esaminano lo spazio destinato al monumento. Non è da escludere una commissione ravvicinata all’acquisto del sepolcro, con una realizzazione che si protrae, per motivi ancora da definire, per quasi un decennio, in quanto il marmo è firmato e datato 1891. Certo che lo stesso Barberi “volle […] essere un artista tanto meditativo da parere talvolta inerte, e tanto coscienzioso che non potè fuggire la taccia di meticoloso” (E. Panzacchi, 1897). L’elaborazione delle sue opere è spesso lunga, avida di studi e di una quantità impressionante di disegni e modelli in terracotta, alle volte variati solo in piccoli dettagli. Per quel che riguarda l’ideazione, dobbiamo invece ricordare l’amicizia dello scultore col pittore Luigi Serra (1846-1888) perché grazie ai carteggi di quest’ultimo deduciamo alcuni elementi importanti. Veniamo infatti a conoscenza del fatto che Barberi soggiorna a Roma nello studio di Villa Strhol-Fern dell’amico, dall’aprile fino, presumibilmente, al dicembre del 1887 e in questi mesi è impegnatissimo nello studio di questo monumento: è infatti del 14 maggio 1887 la lettera di Serra alla madre in cui scrive: “Mi saluti […] il dott. Veratti al quale dirà che Barberi ha già messa su tutta la creta grande Bisteghi […]. E va dippiù bene molto”.

Spesso Serra, nelle lettere scritte alla madre durante quei mesi di convivenza, si mostra spazientito dalla lentezza dello scultore e si dice intento a spronarlo e aiutarlo a portare a termine il lavoro. I due hanno quindi modo di confrontarsi sulla riuscita compositiva del monumento e alcuni disegni di Serra conservati nel fondo della GAM farebbero pensare che l’idea della rappresentazione realistica del moribondo, con la testa sprofondata nel cuscino, in effetti da “istantanea” pittorica, sia di sua invenzione, pur restando significativo il disegno del Barberi della Carisbo, datato 25 settembre 1885, in cui traccia lo scarno volto del “curato” ricollegabile forse ai primi studi per questa composizione. Certamente l’intento verista è comune ai due artisti ed è apice di uno sviluppo che, dal realismo drammatico, teatrale della fine del ’700, di cui esempio eclatante è in pittura il Marat assassinato di Jacques-Louis David, passa per il Napoleone morente di Vincenzo Vela e la sensibilissima ripresa del Mazzini morente di Silvestro Lega, esempi imprescindibili per questo lavoro di Barberi, al quale non poteva essere sconosciuto neppure il Monumento funebre per la contessa Zamojoska di Lorenzo Bartolini.

Nell’opera del nostro impressiona la ripresa straziante del dolore, l’agonia del moribondo resa senza sconti, ma il vero fa da padrone anche là dove potrebbe distogliere l’attenzione: tutto, la coperta damascata del letto, le diverse stoffe degli abiti, il cuscino di seta, è reso nei particolari, come in Bartolini. La tecnica eccelsa della lavorazione del marmo certamente lusingava la committenza e lo spettatore, ma critiche furono riservate alla figura della consorte che “toglie di potere ammirare il monumento in ogni sua parte” e vestiva panni già démodé per l’epoca dell’inaugurazione dell’opera. Bisogna ammettere che non è il personaggio più riuscito del gruppo: così compassato sembra abbia un’espressione da “prima comunione” poco rispondente alla drammaticità della scena. Qui probabilmente entra in gioco il compromesso con la committenza che spesso, in casi come questo, discuteva le scelte dell’artista. Così, se si osservano con attenzione il disegno e la fotografia del bozzetto in gesso provenienti dall’Archivio Storico del Comune di Bologna si noterà che nel progetto iniziale il ritratto della signora era in linea con la scelta verista evidenziata analizzando il monumento: il velo in testa che prelude il lutto e il volto scarno, invecchiato, segnato dal tempo. La signora non avrà gradito ed in un epoca in cui il bisturi non poteva cambiare l’aspetto nel quotidiano, lo scalpello poteva almeno tramandare un’immagine edulcorata dell’età avanzata.

Rimarchevole l’angelo, che fluttua e si libra alto ad invitare il moribondo verso la nuova vita, che è reso magistralmente: la veste che cade a terra è il suo vero sostegno nella realtà della scultura eppure le pieghe sottili, ritmiche, lasciano intravedere un tallone a mezz’aria a sfidare la gravità nella finzione della scena. Questa figura è l’unico elemento della composizione che non segue lo schema rigido delle ortogonali, l’abito aderisce al profilo sinistro del corpo ad indicare il movimento che lo pone lievemente in diagonale. In lui si parla già una lingua che trascende il vero e che avvicina a quel naturalismo lineare, floreale, allo stile liberty che vedremo con i monumenti realizzati dall’allievo Romagnoli. Se Serra fu l’ispiratore di alcune scelte compositive dell’opera del Barberi, in questa occasione si consolida l’ipotesi che lo scultore fosse abitualmente coadiuvato nei progetti dall’amico Alfredo Tartarini (1854-1905), artista appartenente al gruppo della Gilda locale dell'AEmilia Ars. Dai documenti emerge la prassi consolidata che Tartarini venisse chiamato a curare gli aspetti architettonici e decorativi dei monumenti commissionati al Barberi. Così per la tomba Moretti (1882) e per la Berlinzani (1888), ma anche per quella Agostini (1887), per il sarcofago Cavazza (1893) e per il basamento del Monumento a Malpighi (1897) come si evince dai documenti del Fondo Tartarini appartenente alla GAM. Nel nostro caso si conserva la minuta del contratto che Barberi inviò per approvazione a Tartarini, in cui si definiscono le responsabilità che i marmisti avranno per l’esecuzione e la posa del basamento del monumento Bisteghi, i cui “disegni ed altro relativo […] restano a carico del Prof. Tartarini al quale rimane la direzione e a sorveglianza di tutto il lavoro”. Fu quindi quest’ultimo ad occuparsi di tutto il basamento nonché dello stile delle iscrizioni, come prova l’appunto di sua mano che aggiunge al lavoro del marmista “la dicitura come al disegno”.

Barbara Secci

Estratto da: B. Buscaroli, R. Martorelli (a cura di), Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010.

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Enrico Barberi - Monumento Bisteghi
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Enrico Barberi, Monumento Bisteghi, 1891. Certosa di Bologna, Galleria degli Angeli. Dal canale You Tube "Storia e Memoria di Bologna".

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Alla scoperta del cimitero di Bologna, il più grande complesso monumentale della città. A cura di Museo del Risorgimento Bologna con la partecipazione di Associazione 8cento. Con il contributo dell'IBC Regione Emilia-Romagna e di Bologna Servizi Cimiteriali. Realizzato da WildLab Multimedia.

Luce sulle tenebre
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Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna. Video dedicato alla mostra tenutasi a Bologna nel 2010.

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Introduzione in linguaggio LIS - Lingua dei Segni Italiana al Cimitero della Certosa di Bologna. Un video realizzato grazie al Comune di Bologna - Dipartimento e Promozione della Città in collaborazione con l'Istituzione Bologna Musei e la Fondazione Gualandi a favore dei Sordi di Bologna.

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Giornale del Segretario
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Giornale del Segretario - Memorie dell'Alunnato. Periodo 1895 - 1897. Manoscritto conservato nel Collegio Artistico Venturoli di Bologna.

Album della ditta Baroni
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Album della ditta Baroni. Bologna, stagione primavera - estate 1896, lit. Mazzoni e Rizzoli, Bologna.

Enrico Barberi e la fontana Nettuno
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Benedetta Basevi, Mirko Nottoli; Enrico Barberi e la fontana Nettuno - Il fondo di disegni Barberi nelle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna; Bononia University Press, Bologna, 2018

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