Monumento di Luigia Anti

Monumento di Luigia Anti

1840 ca.

Scheda

Il disegno conservato presso il Gabinetto disegni e stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, riproduce fedelmente il monumento funebre della famiglia Anti, eseguito nel Chiostro V o Maggiore della Certosa e che si deve, per gli ornati allo scultore Carlo Berozzi, mentre il ritratto della defunta, Luigia Anti, si deve a Massimiliano Putti.

Non pare sostenibile che il disegno sia di mano di Massimiliano, il tratto risulta essere più incerto, più spezzato rispetto a quello del foglio, firmato, utilizzato per la tomba Granello. L’arco del “sepolcro gentilizio nel Chiostro Maggiore” viene acquistato nel 1837 dal sig. Gaetano Rasori, esecutore testamentario della sig.ra Luigia Anti che evidentemente aveva espresso la volontà non solo di una tomba per sé, ma che probabilmente desiderava spostare il padre, Giuseppe Anti, morto nel 1829 e sepolto modestamente nel sotterraneo della Sala della Pietà, in luogo acquistato a suo tempo dalla vedova Giulia Comi. È quindi plausibile che in questa occasione, ovvero nel 1837, sia stato commissionato il progetto della tomba al giovane Putti, e realizzata poi negli anni ’40.

Luigia Anti, cantante soprano di Bologna, nota interprete d’opera, nata a Cento forse nel 1794, viene citata nel 1828 tra “le Prime donne alla piazza di Bologna” e così viene ricordata nelle cronache dell’epoca: 1837 BOLOGNA - Annunziamo con dispiacere la morte della signora LUIGIA ANTI, avvenuta in questa Città l’8 del corr. mese; la di lei anima gentile e benevola la rese a tutti cara. L’abilità nel canto con che si distinse nei principali teatri d’Europa la pose fra le prime artiste, e dopo di essersi data al riposo di una vita domestica le procurò l’omaggio dei più distinti soggetti. I soccorsi, che a larga mano porgeva agl’infelici, bene addimostrano quant’Ella fosse sensibile alle umane sciagure. Colli di lei Congiunti largheggiò de’ suoi averi, de’ quali ebbe comune con essi il godimento. Questi pochi cenni tributiamo spontanei a sì rare qualità, che la resero meritevole di ricordanza.

La soluzione scelta per la tomba rientra ancora pienamente nella declinazione locale, e aggiungerei paterna, del linguaggio neoclassico, con le donne paludate e piangenti recanti la face rovesciata, simbolo della vita che si spegne, e l’altrettanto “classico” ritratto di profilo inserito nel medaglione. Nella lunetta superiore campeggia una natura morta di strumenti musicali che richiamano ad imperitura memoria per i posteri l’arte che rese grande in vita la defunta. Nella copiosa produzione per il cimitero bolognese Massimiliano Putti dimostra di poter abbracciare tutti i registri, dall’opera di medio livello al capolavoro assoluto, ed è giocoforza correre con la mente al monumento di Giuseppe Gandolfi del 1868. Al di sotto del ritratto a mezzo busto del defunto una figura di donna, non più nascosta da pesanti panneggi, ma d’una bellezza ideale e potentissima, seduta nell’atto di scrivere una frase di monito: “dal fatto il dir non sia diverso”, esprime una religiosità intensa e una casta sensualità e lascia a noi l’evidenza del livello altissimo e delle innegabili capacità espresse dal nostro Massimiliano.

Ilaria Francia

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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Luce sulle tenebre
Luce sulle tenebre

Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna. Video dedicato alla mostra tenutasi a Bologna nel 2010.

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