Monumento di Antonia Carolina Caselli

Monumento di Antonia Carolina Caselli

pittura murale 1813 circa

Scheda

Questo monumento funebre è assente di simbologie religiose, fatto strano poiché il monumento è per una donna, figura genericamente legata ad un credo ed agli atti devozionali. Certamente l’artista presentò più idee ed una sola, quella esposta, passò il giudizio della Commissione d’Ornato.

Giovan Battista Frulli applicò un principio architettonico sobrio e corretto, tale da poter essere un esempio di nitore neoclassico, coniugato nel fregio con un realistico travolgimento di sentimenti e dolore. Il pittore ideò un basamento sul quale pose un classico e ricco sarcofago romano, dai lati brevi curvilinei, decorati con motivo di strigillatura. È questa una tipologia riferibile ad alcune tavole del Piranesi inserite nelle sue “antichità romane” (1756), ma Frulli apportò varianti significative e stilisticamente corrette. Al centro del sarcofago è dipinto un bassorilievo che, per indicare dolorose morti infantili, contiene tre pargoli che si abbracciano. Superiormente l’artista pose una scena in bassorilievo per ricordare il momento del decesso. Contrariamente all’interpretazione artistico-canoviana dell’Antico, egli ambientò la scena in un contesto coevo, offrendoci l’opportunità di apprezzare una sobria, elegante mobilia emiliana. Il marito, seguito dal fedele cane, si dirige disperato e con passo veloce verso il letto della cara amata. Una figura femminile lo accoglie e lo trattiene con un abbraccio mentre, con l’altra mano, svela l’immagine della già spirata dormiente. Alle spalle, sulla sinistra, si trovano un segretario ed un parente a cui sono stati affidati spada e cappello piumato di una divisa, che ci ricorda le sue significative cariche svolte per il Regno Italico a Parigi.

La conferma del perdurare dell’influenza di Mauro Tesi, ci è confermata dai giovani geni dolenti, che sorreggono il medaglione con il profilo della defunta, acconciata con nastro alla greca. Anche la volta a tutto sesto fu trattata in monocromia facendo risaltare sette lacunari contenenti rosoni, con una soluzione ripresa da altri sepolcri dipinti nel cimitero.

Il tema realistico del commiato del defunto, molto caro all’iconografia funeraria locale, è presente in diversi sepolcri, dipinti o in  bassorilievo, quali quelli Rusconi realizzato dallo stesso Frulli, ma anche Landini, Tinti, Picoski.

Vincenzo Lucchese

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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