Monumento di Angela Arfelli

Monumento di Angela Arfelli

Scheda

Il monumento, posto nel Chiostro I di Ingresso, è illustrato da due dei repertori ottocenteschi dedicati alla Certosa, quello del Terry e quello edito da Giovanni Zecchi. Gli è dedicata anche una delle miniature del Rizzi. Originariamente dipinta, la memoria venne successivamente sostituita con una in scultura, come ancora oggi si ammira.

Angela Arfelli, figlia di Pietro e di Marianna Riva, muore a sedici anni, il 18 novembre 1815. L’anno successivo il padre acquista un arco e provvede a decorarlo. L’incarico viene affidato al pittore ornatista Onofrio Zanotti. Nello stesso anno viene presentato un disegno per il giudizio della commissione dell’Accademia di Belle Arti al quale vengono mossi alcuni appunti alla figura del genio. Venne successivamente approvato un secondo foglio, con la raccomandazione di presentare in seguito un cartone del monumento. Il foglio conservato presso la Fondazione CaRisBo approvato dovrebbe essere quello citato, come si deduce dalla scritta in basso a destra, che porta la firma del Prosegretario dell’Accademia, Leandro Marconi. Questo disegno è uno dei pochi superstiti tra quelli sicuramente sottoposti al giudizio accademico che ci permettono di seguire l'affascinante e complessa vicenda a cui dal 1815 erano destinati i monumenti per il cimitero. Da allora, infatti, l’Accademia di Belle Arti chiese ed ottenne dalla Municipalità che i monumenti fossero sottoposti al giudizio di una apposita commissione. Il Municipio avrebbe dovuto presentarne i disegni e l’Accademia avrebbe comunicato le eventuali variazioni da realizzare. Il disegno veniva poi tradotto in un cartone in scala 1/1, per poterne valutare meglio il risultato. Una tale complessa procedura, destinata nel tempo a semplificarsi fino a scomparire, era legata al valore di testimonianze significative della propria arte contemporanea attribuito ai monumenti del cimitero dall’intera città; essi dovevano essere oggetto di particolare attenzione, perché offrivano ai viaggiatori di passaggio a Bologna l’immagine dello stato presente delle Belle Arti.

Il foglio della Fondazione Carisbo e le tre testimonianze grafiche coeve presentano tuttavia una vistosa differenza: la figura del genio, che nel foglio preparatorio è volta a sinistra, in tutte le altre versioni è speculare. L’ipotesi più probabile è che dopo la prima approvazione del disegno la realizzazione del cartone abbia portato l’Accademia a richiedere all’artista un cambiamento nella posizione della figura.

Il monumento, in origine dipinto da un ornatista, Onofrio Zanotti, e da un pittore di figura, Giuseppe Caponeri (Bologna, 1791-?), figlio del più celebre Gaetano, è immaginato come un cippo, coronato dal busto della defunta. Sotto di lei un bassorilievo illustra gli strumenti musicali e gli spartiti a cui in vita aveva dedicato tanta attenzione e amore. Il centro del cippo è occupato dalla lapide, sotto la quale sta il genio con una corona d’alloro. Il genio alato è nudo, nel disegno i lineamenti sono ricoperti dai lunghi capelli che gli piovono sul volto, mentre nelle incisioni sono trattenuti da una fascia che permette di scorgerne il profilo. Ai lati della lapide si trovano due faci rovesciate. Dal basamento su cui siede il genio pendono due lucerne spente. Il progetto presenta un’altra variante nella figura di Angela, che indossa abiti ottocenteschi. Al di sopra della lapide compare un ouroboros. Come avviene in questi anni, in cui le pressioni da parte dell’Accademia si intensificano perché i monumenti siano scolpiti o se dipinti trasmettano attraverso l’illusione del colore e della forma la sensazione di trovarsi davanti ad una scultura, anche il sepolcro Arfelli, pur appartenendo ancora alla tradizione dei monumenti dipinti, presenta un uso monocromo dei colori che vuole comunicare l’impressione di trovarsi di fronte ad opere scolpite, montate su una struttura architettonica rivestita di marmi o di scagliole colorate. Il foglio CaRisBo è attribuito ad Onofrio Zanotti, attribuzione confermata dai documenti.

In epoca successiva il monumento assunse la forma attuale. Forse la morte di Pietro Arfelli, avvenuta nel 1839, fu l’occasione per questo rinnovamento generale. Lo schema compositivo rimane aderente a quello originale. Il cippo assume una forma squadrata, coronata dal busto della defunta in abiti ottocenteschi. Il rilievo diviene una cartella con una lira coronata d’alloro tra rami e strumenti musicali. Il genio, con i fianchi avvolti in un casto
panneggio, siede sullo zoccolo e tiene in mano la corona d’alloro, mantenendo la posizione rivolta verso destra. Rimangono le faci rovesciate e le lucerne. La pulizia formale del rilievo e il periodo di probabile esecuzione farebbero propendere per una attribuzione a uno degli scultori attivi alla Certosa il cui profilo è ancora da ricostruire, per esempio Vincenzo Testoni.

Antonella Mampieri

Estratto da: B. Buscaroli, R. Martorelli (a cura di), Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010.

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