Jacchia Eugenio

Jacchia Eugenio

11 ottobre 1869 - 31 marzo 1939

Note sintetiche

Occupazione: Avvocato

Scheda

Eugenio Jacchia, da Luigi e Caterina Di Barbara; nato l'11 ottobre 1869 a Trieste, coniugato con Elisabetta Carpi. Avvocato. Per avere preso parte ai movimenti irredentisti che propugnavano il ritorno di Trieste all'Italia, nel 1889 fu espulso dalla città dal governo austriaco. Si stabilì a Bologna dove militò nelle fila della sinistra democratica radicale e si iscrisse alla massoneria. Nel 1902 fu eletto al consiglio comunale per la lista dell'Unione dei partiti popolari - composta da radicali, repubblicani e socialisti - alla quale era andata la maggioranza dei voti. Entrò nella giunta presieduta dal repubblicano Enrico Golinelli e resse l'assessorato alla pubblica istruzione sino al 1904, quando cadde l'amministrazione. Nel 1914 divenne uno dei dirigenti del movimento interventista democratico e negli anni della prima guerra mondiale presiedette la Pro patria, l'organizzazione che raggruppava tutte le associazioni e i gruppi interventisti bolognesi. Presentò domanda per partire volontario, ma non fu arruolato per ragioni di età. Nel primo dopoguerra divenne il massimo esponente della massoneria bolognese. Come i figli Mario e Luigi aderì inizialmente al fascismo, per allontanarsene nel 1924 quando gli squadristi bolognesi assalirono e distrussero la sede della massoneria in vicolo Bianchetti 4. La sera del 12 settembre 1924 i fascisti, al grido di «A morte Jacchia», deposero davanti alla sua abitazione, in via d'Azeglio 58, una cassa da morto e alcuni simboli asportati dalla sede massonica. Era l'ultima di una numerosa serie di azioni intimidatorie che aveva subito per la sua appartenenza alla massoneria. Poiché la persecuzione nei suoi confronti era stata sostenuta anche da “L'Avvenire d'Italia”, il quotidiano che, in quel periodo, era espressione dei clerico-fascisti di Bologna, il figlio Mario affrontò e schiaffeggiò il direttore Carlo Enrico Bolognesi. Negli anni della dittatura fu un deciso oppositore del regime. La polizia fascista diede di lui questo giudizio nel 1930: «Fu uno dei maggiori esponenti della massoneria locale, mantenendosi sempre un liberale democratico. E antifascista. Gode di un certo prestigio». (Da: «Elenco oppositori provincia di Bologna», Bologna, 28 agosto 1930, in ACS, cpc, ad vocem Leonello Grossi). Quando morì, il 31 marzo 1939, fu commemorato in un'aula del tribunale bolognese da Roberto Vighi. Poiché il discorso venne considerato una sfida aperta al regime fascista, - Jacchia era ebreo, massone e antifascista - Vighi fu arrestato e assegnato al confino. [O]

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Documenti
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