Cella Boari

Cella Boari

1924

Scheda

Il grande rilievo in bronzo, voluto dai coniugi Boari per onorare la memoria del figlio Alberto, è il primo dei quattro monumenti eseguiti da Montaguti nel Chiostro IX in Certosa. Il 14 luglio 1922 Emilio Boari acquista per 19.200 lire un posto sepolcrale, costituito da una cappellina con nicchia sotterranea, per contenere oltre alle spoglie del giovane avvocato Alberto, morto due settimane prima, quelle di altri tre figli deceduti prematuramente. Il progetto di sistemazione e decorazione della cella, presentato dall'artista il 12 settembre 1923 all'Ufficio comunale di Edilità e Arte, non soddisfa completamente la commissione edilizia che, nella seduta del 17 settembre, avanza delle perplessità circa il disegno del cancello.

Risolte tali riserve nel novembre dell'anno successivo la cappella figura tra i nuovi lavori realizzati nel cimitero felsineo. Il rilievo centrale con il Calvario cinto ai lati dalla Pietà e da una Dolente è il monumento funebre, insieme a quello per le sepolture Rimini e Calvi, in cui Montaguti si è fatto più partecipe dei sentimenti dei committenti. Attraverso l'umanizzazione dei due temi religiosi lo scultore allude al dolore materno e alla prolungata sofferenza. Le immagini rendono quindi visibile la profonda desolazione dei coniugi Boari per la perdita di tutti e quattro i loro figli. Nella Pietà, posta a sinistra su un basamento, l'artista rinuncia alla tradizionale iconografia nordica per un taglio compositivo in verticale in cui la Vergine sorregge Cristo aiutata da una figura maschile che alza un braccio al capo in segno di dolore. Il gesto della Madonna che trattiene con una mano il volto del figlio al petto esprime una dolcezza tutta umana mentre il suo volto poco delineato è irrigidito dalla sofferenza. Cristo assume una posa spezzata che mette in risalto il suo corpo privo di vita abbandonato fra le braccia della madre. Alle loro spalle, a rimarcare il compianto, Montaguti pone una figura maschile che secondo la tradizione cristiana potrebbe essere Giuseppe d'Arimatea o san Giovanni. Raffigurandolo nudo l'artista lo rende volutamente privo di una specifica identità rappresentandolo solo in quanto uomo, a confermare quella umanizzazione dei temi religiosi che trasformano la scena cristiana nel compianto di una famiglia per il proprio figlio. A questo gruppo corrisponde a destra una Dolente inginocchiata e rannicchiata su un cuscino di rose. La donna si protende con un'accentuata curvatura della schiena e del collo su un libro - lapide con incisa la data di morte del defunto Alberto («28 VI 1922»). La chioma ricade disordinata oltre il capo mentre un ricco panneggio le lascia nudo il busto. Confrontando questa figura con la Dolente della Tomba Calvi e con il suo bozzetto si nota come l'artista a distanza di vent'anni offra una medesima rappresentazione del dolore.

Con una posa compatta Montaguti ripropone anche quel concetto liberty - simbolista di donna sensuale e misteriosa, emblema della sofferenza della perdita. Nel rilievo posto al centro si ritorna al tema sacro. Un prato fiorito con girasoli e gigli (rispettivamente simboli di amore divino e preghiera e di innocenza e purezza) invita alla profonda fuga prospettica con cui viene raffigurata la salita al Calvario che conduce alle tre croci appena accennate sullo sfondo. Un maestoso angelo, coronato da un coro di cherubini, spiega un'ala a protezione dell'intera scena. Allineandosi ai sentimenti dei committenti lo scultore esegue una greve composizione in cui il sentimento del dolore viene iterato in tre diverse scene autonome e non complementari tra loro. Manca omogeneità sia nei soggetti, sia nel trattamento della materia. Ai due temi sacri affianca infatti la laicità della Dolente; alle figure in primo piano plasticamente rilevate oppone nel bassorilievo del Calvario un uso pittorico del bronzo. La decorazione della cappella, coperta da una volta a botte, si completa con dei fregi in bronzo inseriti nella parte superiore delle pareti laterali: a destra un motivo con girasoli reca inciso «TAM DIGNVS QVI / VIVERET»; a sinistra varia solo la scritta in «QVAM FLEBILIS / MORITVR». Anche sul cancello in ferro battuto, posto a chiusura della cella, campeggia un'incisione, «REQVIESCANT IN PACE», concetto rimarcato dal fine decoro laterale a foglie di ulivo stilizzate.

Bologna, Certosa, Chiostro IX. Sul gruppo bronzeo di sinistra «S Montaguti» in basso a destra. Sulla lapide posta sulla parete destra: «AVV ALBERTO BOARI / N IL 16 FEBB 1894 - M IL 28 GIUGNO 1922 / SCOLPITO NEL METALLO PERENNE IL / SIMBOLO DELLA TUA GIOVINEZZA IN- / FRANTA INCISO NEL MARMO IL GRIDO / DELLA NOSTRA ANGOSCIA INFINITA / DICANO PER NOI E DOPO DI NOI O / NOSTRO ALBERTO LA LUCE DELLA TUA / VITA LA TENEBRA DELLA TUA MORTE - / IL TUO SORRISO DI BIMBO RIACCESE / LA LETIZIA PATERNA E MATERNA TRE / VOLTE INNANZI SPENTA FRA LE LAGRI- / ME LA TUA BONTÀ DI ADOLESCENTE / SI CONGIUNSE ALLA TUA SAVIEZZA DI / UOMO IL TUO STUDIO SEVERO INSPIRÒ / MAESTRI CONDISCEPOLI AMICI A ONO- / RARTI IN PERPETUO NELLA UNIVER- / SITÀ LA TUA PIETOSA PRATICA DEL / BENE VOLLE I BIMBI MISERI TUOI / EREDI IL TUO TENERO ESEMPLARE / AMOR FILIALE PER VENTINOVE ANNI / AVVINSE LA NOSTRA VITA A TE O FIGLIO / NOSTRO ADORATO CHE NELLA FEDE / DI DIO VEDESTI LA MORTE COME UN / BREVE DISTACCO DA NOI - / QUI È DETTATO IL TUO ELOGIO / PURO COME LA TUA VITA VERO COME / IL NOSTRO DOLORE -». Sulla lapide posta sulla parete sinistra: «LILLO / DI EMILIO E GIUSEPPINA BOARI / IDOLO, ORGOGLIO, SPERANZA PER FORTE SVEGLIA- / TEZZA D'ANIMO PROMESSA LIETA NON ANCORA / SETTENNE, DOPO POCHI GIORNI DI ATROCISSIMA / MALATTIA, CONTRO OGNI SFORZO D'AMORE OGNI / PROVA DELL'ARTE, CESSÒ DI SORRIDERE ALLA VITA / IL 25 MAGGIO 1894 / LE SUE SPOGLIE E QUELLE DEI FRATELLINI / TINO ED ENZO / FURONO QUI DEPOSTE ACCANTO AL FRATELLO / ALBERTO, DAGLI ANGOSCIATI GENITORI / A CUI, SPENTA OGNI LUCE NON RESTA CHE LA / STRAZIANTE ATTESA, IN QUOTIDIANO TRIBUTO / DI LACRIME, DI ESSERE AGLI ADORATI FIGLI / ETERNAMENTE RICONGIUNTI - / DOTTORE PROFESSORE / EMILIO BOARI / NATO A CREMONA IL 18 AGOSTO 1859 / MORTO A BOLOGNA IL 19 FEBBRAIO 1934 / GIUSEPPINA OTTOBELLI / VED. DEL PROF. BOARI / NATA IL 25 MARZO 1863 / MORTA IL 19 SETTEMBRE 1934».

Federica Fabbro

Testo tratto da: F. Fabbro, Silverio Montaguti (1870 - 1947), Bononia University Press, 2012. Fonti: Bologna, Archivio del Cimitero Comunale della Certosa, Foglio sepolcrale Boari prof. Emilio del 1922; Bologna, Archivio Storico - Comunale, Faldone Ufficio di Edilità e Arte. Edilizia Privata. Verbali della Commissione Edilizia, anni 1922 – 1923. Bibliografia: La città dei Morti, “Il Resto del Carlino”, 1 novembre 1924; A. BARUFFI, Commemorazione di Silverio Montaguti, tenuta il 26 febbraio 1948, “Atti e memorie dell'Accademia Clementina di Bologna”, IV (1948), p. 51; A. RAULE, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961, p. 167; La Certosa di Bologna. Immortalità della memoria, a cura di G. PESCI, Bologna, Editrice Compositori, 1998, p. 290; La Certosa di Bologna. Guida, a cura di G. PESCI, Bologna, Editrice Compositori, 2001, p. 91; C. RICCI, G. ZUCCHINI, Guida di Bologna, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 253; E. CONTINI, I “Satiri” del Montaguti rivivono a Porta Galliera, “Art Journal”, I (2003), p. 15; F. FABBRO, Silverio Montaguti un artista ritrovato, tesi di laurea, relatore Prof. M. DE GRASSI, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2007 – 2008, pp. 142 – 145.

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Cenni storici della Certosa di Bologna
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Augusto Bastelli, Cenni storici della Certosa di Bologna, Tipografia Luigi Parma, 1934. Copia con annotazioni ed appunti autografi dell'autore. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Certosa di Bologna (La)
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Angelo Raule, La Certosa di Bologna - Guida; Nanni, Bologna, 1961, INDICE DEI NOMI

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