Cappella Gregorini Bingham

Cappella Gregorini Bingham

1853 | 1875

Scheda

Il progetto architettonico della cella sepolcrale Gregorini Bingham fu approvato, nel luglio del 1855, dalla commissione accademica deputata al controllo dei lavori da eseguirsi nel Cimitero della Certosa, ma la sua realizzazione ebbe tempi lunghissimi, tanto che nel 1873 la tomba era ancora in corso di realizzazione. Tuttavia fu un’attesa fruttuosa: quando, nel 1875, vi fu collocata la Desolazione di Vincenzo Vela - a questa data, scultore ormai noto ed apprezzato in tutta Europa - la cella Gregorini Bingham divenne uno dei sepolcri più visitati ed ammirati della Certosa. L’artista, per altro, non era al suo esordio al cimitero bolognese: nel Colombario, fin dal 1864, faceva bella mostra di sé l’imponente statua di Gioacchino Murat sulla tomba della marchesa Letizia Murat Pepoli, figlia del Re di Napoli. Un’opera in cui il fine encomiastico si coniuga, senza esserne sminuito, al Realismo di Vela che definisce in ogni suo particolare l’elegante uniforme e connota psicologicamente il personaggio attraverso l’esuberanza dell’espressione e della postura. Del tutto diversa è la Desolazione della cella Gregorini Bingham: ogni traccia di aulicità è definitvamente eliminata, così come la descrizione particolareggiata dei dettagli. Essenziale, disadorna, senza il minimo accessorio superfluo, questa fanciulla assorta che si tiene il volto tra le mani è innanzitutto espressione di una verità interiore, emozionale. La prima versione della Desolazione, che si trova oggi a Lugano nel parco pubblico di Villa Ciani, fu ideata e realizzata come monumento funebre per i genitori dei patrioti Filippo e Giacomo Ciani, amici e compagni di lotta dello scultore. Esposta a Brera nel 1851, furono in molti a leggervi l’allusione all’Italia affranta e desolata. D’altra parte appena un anno prima Vela aveva terminato lo Spartaco (Lugano, Municipio) che, col suo chiaro messaggio di incitamento alla rivolta patriottica, aveva suscitato pesanti risentimenti nell’ambiente politico milanese.


Emanuela Bagattoni

Antonio Fogazzaro (1842 - 1911) descrive la Desolazione ne 'Il Dolore nell'Arte' Baldini e Castoldi, Milano, 1901: "Una giovine donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi torbidi nel vuoto. Il viso rivela una intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più costei nè del mondo nè di sè. Nessun vivente presuma, per esserle stato caro, poterle recar conforto.
Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che la impietra; e tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido, avventarsi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista che le pose nome «Desolazione». (...) La potenza sua fascinatrice è nella grandiosità del suo dolore impersonale, senza nome. Ella non è una madre, non è un'amante, è il dolore stesso, è l'idea pura, fatta marmo, dell'universale dolore, del dolore che oscura presto o tardi ogni vita umana".

English text: Located at the centre of the elegant cell on top of a high memorial stone is situated a marble work depicting a seated young woman with a rapt gaze, her hands holding her face, framed by long hair. Far from the eulogistic pomp of the portrait of Gioacchino Murat made by the same artist a few years before, the tomb of Letizia Murat Pepoli (see profile) depicts the woman in a simple manner, unadorned, producing an eternal image that symbolises both the artist's political disillusionment - he participated in the Cinque Giornate (Five Days) of Milan and refused the chair of the Brera Academy offered to him by the Austrian government - and every form of inner yearning, of waiting. Not surprisingly, the first version of Desolation, today in the park of Villa Ciani in Lugano, was built as a funerary monument for the parents of Filippo and Giacomo Ciani, the sculptor's fellow combatants. Exhibited in Brera in 1851, the sculpture was immediately interpreted as a symbol of an Italy struck and wounded after the first uprisings of the Risorgimento, and at the same time as an invitation for patriotic struggle against the Austrian government. The sculpture is one of the masterpieces at Certosa, to which Antonio Fogazzaro, author of "Piccolo Mondo Antico" (Small Ancient World), has dedicated some memorable pages.

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