Cappella delle famiglie Sassoli - Zucchini

Cappella delle famiglie Sassoli - Zucchini

1923

Scheda

Il 10 gennaio 1921 Giulia Sassoli dà avvio ai lavori di costruzione della sua cappella mortuaria.
Alla richiesta di edificazione fatta al Comune di Bologna il 7 dicembre 1920 allega il progetto realizzato dal prof. Mario Dagnini. La costruzione viene affidata alla ditta Ercole Raimondi, “laboratorio di marmi in Architettura e Ornato”, con la sede nei pressi della Certosa. Per la costruzione delle pareti e dei rivestimenti si usano blocchi massicci di marmo d’Istria, Botticino e Rezzato, marmo rosso di Levanto, granito di Baveno; per le tarsie pezzetti di Serpentino e verde di Frabosa, nero del Baltico, griotte di Francia e giallo brecciato di Siena.
Il sarcofago è di granito. La volta è in mosaico azzurro così come le pattene della facciata che raffigurano l’Alfa e l’Omega; la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco indicano che Dio è Principio e Fine, è l’Eternità. L’epigrafe a caratteri piombati sul lapidone nel pavimento ricorda che la pietà di Giulia volle riunire le salme del figlio Emmanuele, del cognato Albino Zucchini e della suocera Claudia Bandiera.
La pietà cristiana è il sentimento al quale Giulia si ispira. E' la Pietà di Cristo la scultura che predomina all’interno della cappella, opera dello scultore Arturo Orsoni, con lo studio bolognese in via degli Angeli, fusa in bronzo dal pistoiese Primo Capecchi. Nello stesso periodo lo scultore Orsoni sta lavorando a Baricella al Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, la cui realizzazione è sostenuta da Giulia con offerte in denaro. Il cantiere della cappella, diretto dal capo mastro Alfonso Baldi, sarà ultimato il 17 giugno 1922. La scultura raffigurante la Pietà verrà consegnata verso la fine dello stesso anno. Giulia si serve del fabbro Pilade Dovesi per realizzare le due inferriate e il cancello,  elegantemente lavorati, che saranno messi a chiusura degli accessi nel marzo 1923, mentre per la realizzazione dei candelabri e della croce con crocefisso posti davanti alla Pietà chiama un altro artigiano, Amedeo Cuppi che le consegna il lavoro nell’ottobre 1923.
Con la posa in opera degli arredi il sepolcro è ormai concluso. Soddisfatti tutti i debitori saldando i conti, un mese dopo, il 20 novembre 1923 Giulia Sassoli, vedova Zucchini, muore nella villa Zucchini, già Oppi, in Piazza di porta Santo Stefano 3, sua residenza invernale, lasciando il cugino Filippo Boschi erede universale “fiduciosa che egli saprà bene usare di quanto gli lascio”.
L’opera di Orsoni, la scultura della Pietà, ispirata dal Liberty locale, offusca l’impianto sobrio, armonioso in stile romanico dell’edificio. La cappella Sassoli non ricorda l’elegante esempio di arte funeraria rappresentato dalla cappella Zucchini a Baricella (1905) pregno d’iconografie simbolico-floreali volute dalle maestranze di Rubbiani. L’avvicendarsi artistico della cappella Sassoli potrebbe non essere disgiunto dagli eventi che portarono alla realizzazione del sepolcro Zucchini, voluto da Giulia e dalla tomba di Emma Paladini Boschi (1904), la VII cappella radiale nella Chiesa di San Francesco, ritratta defunta nel bel bassorilievo opera di Giuseppe Romagnoli. Fu Luigi Boschi, vedovo di Emma, che commissionò la decorazione allo stesso pittore De Col che intervenne un anno dopo a Baricella per la tomba Zucchini, utilizzando per entrambi i sacelli la simbologia floreale del papavero e dei suoi semi, il cui infuso procura l’Oblio Eterno.
Il sodalizio avviato dalla famiglia Boschi con la Fabbriceria di San Francesco trova nella realizzazione della Cappella Sassoli, un’evoluzione prevedibile, ultimo risultato di una storia ancora tutta da scrivere.

Giulia Sassoli era nata a San Giovanni in Persiceto nel luglio 1836 da una famiglia agiata che vantava parentele con l’ aristocrazia bolognese. Donna pia, colta, si dilettava di pittura e scultura. Nel 1857 Giulia è già l’amata moglie di Enrico Zucchini, di diciassette anni più anziano, originalissimo e spregiudicato possidente, in odore di miscredenza. Abitano a Baricella nella villa Zucchini, ora Boschi, fino al 1904, anno della morte del marito. Nel 1905 Giulia, perso il marito, esaudendo una delle sue ultime volontà, avvia i lavori di restauro dell’ex oratorio di San Marco già compreso entro la sua proprietà di Baricella, affidando il progetto e la decorazione al pittore Giuseppe De Col e l’ara sulla quale è posta l’urna che contiene le ceneri del marito al giovane scultore Silverio Montaguti.
Pare che le differenti sensibilità esistenti tra Giulia ed Enrico nonchè la morte prematura e tragica del piccolo Emmanuele, loro unico figlio, non furono ostacoli al bene che si vollero. Nell’ultimo testamento Enrico nomina erede di ogni sostanza “ovunque esistente e nulla eccettuato” Giulia “la mia buona moglie”. Se Giulia era solita occuparsi di beneficenza, preferendo dedicarsi alla buona lettura o al ricamo, come conveniva a ogni donna appartenente alla buona società, Enrico amava partecipare alle occasioni mondane che certo non dovevano mancare ad un facoltoso possidente come lui, esponente politico di spicco, conosciuto anche per i suoi gesti rivolti in aiuto dei più deboli, solito spostarsi tra Baricella, Malalbergo e Santa Maria Codifiume. La cronaca bolognese ricorda, con un po’ di malevolenza, le comparsate, non sempre consone alle occasioni, di Enrico, come ad esempio l’abbigliamento sportivo, rigorosamente in velluto, che sfoggiava in occasione delle serate eleganti al Circolo della Caccia, a Bologna, del quale era socio, esibendo l’immancabile garofano rosso appuntato sul bavero della giacca, quasi a non voler perdere neppure un’occasione per sottolineare la sua fede socialista.


Roberta Zucchini


Bibliografia, fontiarchivistiche: ASBo, Fondo Boschi; ASCBo, Fondo Certosa; A. Rubbiani, La tomba di Enrico Zucchini a Baricella, Bologna, Zamorani e Albertazzi, 1906; C. Bernardini, D. Davanzo Poli, O. Ghetti Baldi (a cura di), Aemilia Ars Art&Craft a Bologna 1898-1903, Milano, A+G edizioni, 2003; M. Lorusso, La cappella Sassoli-Zucchini alla Certosa di Bologna: analisi dell’opera e progetto di restauro, Accademia di Belle Arti, tesi dell’Anno Accademico 2003-2004.

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Orsoni Arturo
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Vincenzo Favaro, Arturo Orsoni (1867 1928), note e bibliografia del profilo biografico. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

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Articoli di argomento vario: Touring Club, esplorazioni, cultura funeraria, criminologia e brigantaggio, miniere di zolfo, fusione delle campane, eloquenza, pedagogia, scultura. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906