Ca’ di Bove

Scheda

Nell’estate 1944 alcuni gruppi di soldati tedeschi sostano nella zona tra Vedegheto e Montasico, lungo il rio Venola, affluente di sinistra del Reno. Sono truppe di passaggio o che tornano dal fronte.
I soldati occupano in genere le case e i fienili dei contadini, mentre gli ufficiali scelgono di preferenza le canoniche delle chiese di Vedegheto, Montasico e Luminasio. Nella medesima zona, nei boschi e negli anfratti che scendono dalla cresta delle Versellane (tra i monti Vignola e Tramonti), sono presenti anche gruppi di partigiani e lo scontro è inevitabile.
Il 5 agosto 1944 viene ritrovato nella zona di Versellane il cadavere di un soldato tedesco e immediatamente scatta la rappresaglia. I tedeschi bruciano alcune case e rastrellano una quarantina di persone (uomini, donne, bambini). Sei partigiani della 63ª brigata Bolero Garibaldi ( Arsenio Beghelli, i fratelli Armando e Francesco Betti, Camillo Calzolari, Dionigio Neri, Enrico Venturi) vengono fucilati in località Ca’ di Bove. Francesco Betti viene colpito in un vano tentativo di fuga, gli altri vengono fucilati dopo essere stati costretti a sfilare davanti al cadavere del tedesco.
Solo l’8 agosto il parroco di Luminasio don Lino Pelati può seppellire i corpi (dopo il diniego delle autorità tedesche, Leandro Beghelli, fratello di uno degli uccisi, produce una falsa autorizzazione). I restanti rastrellati delle Versellane, intanto, continuano a restare rinchiusi sotto il portico di Casa Comastri. Li va a visitare don Giovanni Fornasini, che dopo vari interventi presso i comandi tedeschi ne ottiene la liberazione il 10 agosto. Ritornati nelle loro case, alcuni le trovano bruciate.

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