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Bologna nella Resistenza

1943 | 1945

Schede

Bologna – che per secoli aveva dovuto fare parte dello Stato pontificio - il 12 giugno 1859 insorse in armi e riconquistò la libertà. Dopo avere scelto – con libero voto – di aderire al Regno d’Italia, i bolognesi elessero, e confermarono per mezzo secolo, esponenti del mondo liberale alla Camera dei deputati e nelle amministrazioni locali. Nelle elezioni politiche del novembre 1904 il PSI conquistò cinque collegi su otto. In quelle successive del 1909 e 1913 confermò di essere partito di maggioranza nel Bolognese. Il 28 giugno 1914 il PSI vinse le elezioni amministrative e conquistò il Comune di Bologna e l’Amministrazione provinciale. Nelle elezioni politiche del novembre 1919 il PSI passò da cinque a sette deputati su otto. In quelle amministrative dell’ottobre 1920 riconquistò il Comune di Bologna con il 58,2 per cento dei voti. Il 21 novembre 1920, per impedire l’insediamento della seconda amministrazione socialista, i fascisti bolognesi assalirono Palazzo d’Accursio. Negli scontri morirono un consigliere di minoranza e dieci lavoratori socialisti. Nelle elezioni politiche del maggio 1921 – le ultime svoltesi in regime di libertà – i voti dell’intera provincia furono così ripartiti: PSI 62.515; Blocco fascisti-liberali 35.982; PPI 18.918; PCI 14.019; PRI1.070. In un clima di violenza e di terrore – i fascisti uccisero un candidato del PSI – si svolsero le elezioni politiche dell’aprile 1924, con Mussolini capo del governo. Le vinsero i fascisti con 111.122 voti. Il PSI ne ebbe 11.993; 7.943 il PSU (socialdemocratici); 6.504 il PPI (cattolici); 4.041 il PCI e 1.063 il PRI.

Nei venti anni della dittatura fascista – finita in 25 luglio 1943, quando la maggioranza dei membri del Gran consiglio del fascismo votò contro Mussolini – gli italiani non furono mai chiamati alle urne. Dopo l’8 settembre 1943, quando i tedeschi invasero l’Italia e imposero un governo fantoccio presieduto da Mussolini, i bolognesi risposero all’appello del legittimo governo italiano e diedero un grande contributo d’uomini e di sangue alla lotta di liberazione. Dopo la sconfitta del nazifascismo – il 25 aprile 1945 in Italia e l’8 maggio in Europa – e il ritorno della libertà, i bolognesi si recarono alle urne il 26 marzo 1946 per eleggere i consigli comunali che furono vinte, con larga maggioranza dal PCI e dal PSI, con questi risultati: PCI 71.369 voti, DC 56.543 voti, PSI 49.031 voti, PRI 5.343 voti, PLI 2.940, PdiA 1.200 voti Il 2 giugno 1946, le elezioni politiche diedero questo risultato nell’intera provincia: PCI 179.819 voti; PSI 133.403; DC 83.897; Uomo qualunque 20.427; PRI 11.255; UDN (lista di destra) 11.023; Partito d’Azione 6.715. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, i bolognesi espressero 334.296 voti per La repubblica e 109.269 per la monarchia.

Nazario Sauro Onofri