Bidone Ettore

18 dicembre 1867 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Laurea
Occupazione: Medico

Scheda

Ettore Bidone, da Lorenzo e Francesca Baiardi; nato il 18 dicembre 1867 a Serazzano (AL). Medico chirurgo. Iscritto al PSI. Clinico di grande valore, fu direttore della clinica ostetrica dell'università di Bologna, del brefotrofio e della maternità provinciale. Eletto consigliere comunale di Bologna il 28 giugno 14, assunse l'assessorato all'igiene nella prima amministrazione comunale socialista. A lui si deve il testo del nuovo regolamento comunale d'igiene, approvato nel 1915, grazie al quale Bologna fece, in pochi anni, un grande salto di civiltà. Il punto più qualificante era quello riguardante le abitazioni, i cui proprietari furono obbligati a dotarle, nel giro di due anni, di un rubinetto per l'acqua e di una «latrina a caccia d'acqua».
Rieletto in Consiglio comunale il 31 ottobre 1920, fu presente alla seduta di insediamento della seconda amministrazione comunale socialista il 21 novembre 1920 quando i fascisti assalirono Palazzo d'Accursio provocando una strage.
Venne arrestato il 28 novembre 1920 e rinviato a giudizio per «complicità necessaria» verso chi aveva lanciato le bombe a mano nella piazza e perché aveva «eccitato e rafforzato la risoluzione a commettere detti delitti». Restò in carcere sino al 10 marzo 1923 quando la corte d'assise di Milano lo assolse con formula piena. Il 4 dicembre 1920, mentre era in carcere, l'Ordine dei medici, senza interpellarlo per conoscere la sua versione, espresse «la deplorazione più aperta verso il professore Bidone». La Società medicochirurgica lo radiò addirittura senza interrogarlo per conoscere la sua versione sulla strage di Palazzo d'Accursio.
Questi due incivili atti politici, compiuti da enti che non avrebbero dovuto interessarsi di fatti politici, non furono revocati neppure dopo la sua assoluzione al processo. Per avere giustizia, dovette attendere la fine della dittatura. Su proposta di Nino Samaja - che invano lo aveva difeso nel 1920 - il 27 luglio 1945 la Società medicochirurgica di Bologna «delibera di riammetterlo dichiarando che la deliberazione colpi chi non poteva allora in nessun modo difendersi e perciò fu di per se stessa ingiusta».
Durante la Resistenza fu medico di una brigata partigiana che operava sull'Appennino ligure-piemontese. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna. [O]

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