Bianconcini Gaspare

1881 - [?]

Note sintetiche

Occupazione: Sacerdote

Scheda

Gaspare Bianconcini, nato nel 1881 a Fontanelice. Studiò nel seminario di Imola, ove don Domenico Conti, in quegli anni, tenne lezioni di sociologia.
Fece parte, con Domenico Massari, Guerrino Gentilini, Francesco e Stefano Bosi, dell'associazione interna al seminario dei «chierici bollenti», cioè di entusiasti del movimento sociale cattolico.
Proseguì gli studi teologici nel pontificio ateneo romano dell'Apollinare. Durante il soggiorno a Roma conobbe don Remolo Murri, del quale divenne seguace, segretario e collaboratore. Rientrato a Imola nel 1904 coadiuvò don Fortunato Cortini nella redazione de «II Diario». Del settimanale cattolico imolese nel 1905, per alcuni mesi, resse la direzione.
Con lo stesso don Cortini fu tra i più vivaci promotori dell'azione sociale cattolica, specialmente nella valle del Santerno. Fondò unioni professionali del lavoro, cooperative di produzione e lavoro e di consumo. Venne ordinato sacerdote il 17 dicembre 1904.
Alla sua prima messa, a Fontanelice, fu presente anche don Murri. «Pochi come questi quattro novelli sacerdoti odierni (oltre don Bianconcini, don Luciano Montanari, don Filippo Biondi, don Elviro Folli) - scrisse don Cortini in quella circostanza - si sono trovati di fronte tanti ostacoli ad essere preti. Più essi si studiarono di farsi forma gregis ex animo, più parvero creduti scostarsi dalla forma tipica».
Conclusa la stagione della democrazia cristiana e della Lega democratica nazionale, si ritirò a Fontanelice, ponendo la sua esperienza sociale e le sue conoscenze giuridiche a servizio del clero imolese e della povera gente.
Nel primo dopoguerra ritornò apertamente in campo: fu animatore e consigliere del PPI e delle Fratellanze coloniche imolesi. Subì violenze da parte sia dei socialisti che dei fascisti: dai primi fu malmenato e ferito nel giugno 1920; dai secondi spogliato della veste sacerdotale, bastonato a sangue e dileggiato nell'estate del 1931.

Irriducibile antifascista, nel luglio 1943, insieme con don Gracco Musconi , fece parte del Comitato antifascista imolese, trasformatosi poi in CLN. Il suo nome venne compreso nella lista (72 nomi) che i fascisti consegnarono alle SS nel settembre 1943. Alla Serra, dove era parroco, rifugiò nel campanile della chiesa prigionieri inglesi, che difese montando la guardia alla porta d'accesso e dichiarando ai tedeschi che per entrare avrebbero dovuto sparare. [A]

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