Baricella, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Comune prevalentemente agricolo, vide nascere il primo conflitto sociale con lo sciopero bracciantile avvenuto nell'anno 1886. Negli anni successivi sorsero leghe, cooperative e circoli socialisti. Nel 1906 il socialista Enrico Catti divenne sindaco. Nel luglio e nel settembre 1911 i baricellesi scioperarono contro l'impresa per la conquista della Libia. Nel 1914 nel comune si svilupparono agitazioni contro l'entrata in guerra dell'Italia e, nelle consultazioni elettorali dell'agosto, il PSI conseguì la maggioranza dei consiglieri comunali.
Nelle elezioni amministrative del 7 novembre 1920 i socialisti conquistarono 20 consiglieri (16 di maggioranza e 4 di minoranza). A sindaco, il giorno 18 seguente, elessero Luigi Valeriani. Il sorgente fascismo colpì subito dopo le istituzioni dei lavoratori. Agli inizi del 1921 vennero incendiate le sedi della Cooperativa di consumo e agricola di Baricella e della Cooperativa di consumo della frazione di Boschi, poi fu la volta della Casa del popolo di San Gabriele. Il 16 aprile 1922, giorno di Pasqua, fu una "Pasqua di sangue a Boschi di Baricella". Il fascista Ettore Buriani provocò una sparatoria nei locali della Lega, dove era in corso una festa danzante nella quale rimase ucciso lo stesso squadrista e vennero inoltre feriti il socialista Luigi Cantelli e la bimba Alma Barattini. I fascisti attraverso una forsennata campagna sulla stampa indicarono un colpevole, Luigi Simoncini, bracciante socialista, il quale venne arrestato il 25 maggio successivo.
Dietro l'incalzare dello squadrismo fascista ci fu lo scioglimento del consiglio comunale, nell'ultima seduta del 26 maggio 1922.
Il 14 luglio successivo il Prefetto di Bologna intervenne una prima volta sull'attività della giunta e il 26 agosto, con proprio decreto, nominò un Commissario prefettizio. Si aprì così la strada per l'avvento all'amministrazione comunale dei fascisti, attraverso elezioni-farsa. Il Simoncini fu processato a Bologna e il 17 aprile 1923 condannato a 15 anni di reclusione. Uscirà dal carcere a seguito di un'amnistia nel gennaio 1929 e, ritornato una sola volta nella natia Boschi, verrà picchiato a sangue da un gruppo di fascisti. Durante gli anni della dittatura, sei nativi di Baricella furono deferiti, processati e condannati dal Tribunale Speciale (Aula IV); nove subirono condanne al confino di polizia per atti d'opposizione (Confinati). Il capodanno 1932 fu funestato dalla morte di Oreste Brunelli (classe 1899), muratore socialista, emigrato nel 1930 in Francia, dove fu arrestato per la sua attività politica. "Rientrato in Italia il 25.12.31, - leggiamo sul Dizionario - fu arrestato nella notte tra l'1 e il 2.1.32, assieme a Leo Bergami, a Baricella, perché sorpreso con 16 foglietti sui quali era scritto "I seguaci di Matteotti non son morti". Nella locale caserma dei carabinieri fu duramente percosso e decedette il 3.1.1932 per le gravissime ferite riportate. Per simulare la sua fine gli fu messa una corda al collo e sul certificato di morte venne scritto che si era suicidato. Il medico condotto di Baricella si rifiutò di firmarlo. Questo falso suicidio destò scalpore a livello internazionale e ne parlarono "La libertà " di Parigi del 4.2.32 e il "Salzburger Wacht " del 26.1.32". Quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, cinque nativi di Baricella parteciparono nelle file degli antifascisti internazionali in difesa di quella repubblica (Spagna).
Nell'inverno del 1940, dopo sei mesi dall'entrata in guerra dell'Italia, il malumore contro la politica del regime fascista andò mutandosi in avversione aperta. Nei mesi e negli anni che seguirono da parte dei contadini produttori di cereali cominciarono trattenute dei prodotti destinati agli ammassi e rivendicazioni di condizioni e salari migliori da parte dei braccianti. Nel marzo-aprile 1943 oltre 200 mondine scesero in sciopero fino ad ottenere risultati positivi seppure parziali. Dopo il 25 luglio 1943 in tutte le frazioni e nel capoluogo baricellese vi furono manifestazioni di esultanza, cortei ed abbattimenti delle insegne e dei cippi fascisti; in tutto il Comune vennero dati alle fiamme i quadri di Mussolini, dei gerarchi fascisti e del re".
All'indomani dell'8 settembre l'organizzazione della lotta armata ebbe un rapido avvio. Un piccolo gruppo di baricellesi salì a Poggiolforato di Lizzano in Belvedere (v.) ed ebbe presto uno scontro a fuoco con carabinieri della RSI, a seguito del quale Adriano Brunelli venne catturato e, dopo essere stato processato, fucilato assieme ad altri due partigiani il 3 gennaio 1944. Gli altri rientrarono a Baricella dove svolsero attività clandestina in loco, eccetto Rino Gruppioni, che fu inviato a Ferrara e poi nel Veneto, dove assunse alti incarichi militari. Gli antifascisti baricellesi da lunga data ed i giovani che entrarono in campo per combattere i nazifascisti militarono nel battaglione locale della 4a Brigata "Garibaldi". Operarono in terreno di pianura, "non adatto alla guerriglia" secondo i tecnici militari italiani, ma, sfruttarono allo scopo il terreno a loro congeniale con efficacia: trovarono rifugio dentro le strutture delle chiaviche regolatrici dei canali che attraversavano i campi e fra i canneti, si nascosero nei canapai e nelle piantagioni di tabacco al Travallino in S. Gabriele, nei fienili dei contadini e nei casotti della risaia, ecc. A Baricella il primo intervento di massa, costituito prevalentemente da donne e da contadini, si svolse in solidarietà con gli operai scesi in sciopero generale, dal 1°all'8 marzo 1944. Due nuove manifestazioni popolari avvennero tra la fine di aprile e il 10 maggio. Nel corso di una di queste attuarono uno sciopero le cento operaie della distilleria "Ballandi" che ottennero l'impegno della direzione per evitare la loro deportazione in Germania.
All'epoca della monda le risaiole di Baricella parteciparono allo sciopero generale di categoria che investì tutti i comuni risicoli (v. Bentivoglio). Le 200 lavoratrici ingaggiate, baricellesi e "forestiere", si astennero dal lavoro parzialmente il 12 giugno e, compatte, dal 17 al 20 giugno. A Baricella, iniziato lo sciopero il 12, giunse un camion di fascisti capeggiati da Augusto Regazzi, lo squadrista tristemente famoso: essi andarono per la piazza e per le case a prendere le mondine ad una ad una e con le armi alla mano, le portarono alla risaia. Una giovane fu malmenata dai fascisti, un'altra reagì schiaffeggiando il Regazzi e strappandogli la camicia; la lotta così interrotta, riprese il sabato 17 e si ripeté il lunedì 19: in questo stesso giorno numerose donne salirono al municipio, dove posero le rivendicazioni della categoria, protestando contro la chiamata alle armi, rivendicando più alte tariffe per la mietitura del grano. Il giorno 20 lo sciopero si estese anche ai mietitori locali.
Nell'estate i partigiani operarono disarmi di militi della GNR recuperando le loro armi, eliminarono responsabili fascisti, fecero scritte murali, distrussero segnaletica tedesca, interruppero linee telefoniche. Il 10 settembre un gruppo di partigiani sfilò sulla via principale di Baricella cantando inni patriottici e tre giorni dopo attaccarono e disarmarono i militi della caserma della GNR. A causa della lotta dei partigiani e dei contadini per protrarre ed impedire la trebbiatura, ancora a settembre molto grano era in covoni. Diverse trebbiatrici erano state sabotate o bruciate. Il 2 ottobre una cinquantina di partigiani si scontrò con un numero ben più alto di brigate nere in aperta campagna lungo la via Scalone che collega Boschi a Malalbergo. Il combattimento, dal mattino, si protrasse fino al pomeriggio. Le perdite dei fascisti furono ingenti: 11 militi rimasero sul terreno. Il partigiano Ardo Guidetti rimasto ferito venne catturato e finito sul posto. A proposito della mobilitazione richiesta dai tedeschi per costruire trincee, fossati anticarro, ecc. e della risposta dei lavoratori, "l'Unità" del 12 ottobre 1944, edizione dell'Emilia Romagna, scrisse: "A Baricella.. al bando che impone, sotto pena di morte, a tutti gli uomini dai sedici ai sessanta anni di scavare fortificazioni lungo il Reno, risponde il no risoluto di tutto il popolo compatto. Fascisti delle brigate nere che tentano reagire vengono sbaragliati dalle Squadre dell'Ardimento Patriottiche in pieni) sviluppo".
Nel novembre 1944 tornarono in campo i risaioli. Le mondine prima di iniziare il lavoro, attraverso il loro Comitato di difesa e di agitazione, ottennero nuove tariffe: per la mietitura, L. 20 all'ora, più 1 litro e mezzo di vino e Kg. 2 di riso grezzo per giornata lavorativa; per la trebbiatura, L. 15 all'ora più 1 litro e mezzo di vino e 2 Kg. di riso grezzo per giornata lavorativa. I "portantini" (lavoratori che a coppie con barelle di legno a mano portavano i covoni di riso dalle piane fangose alle cavedagne) ottennero anch'essi miglioramenti tariffari.
Agli inizi del 1945 la fame e la miseria erano cresciute, i tedeschi e i fascisti continuarono nelle razzie e nel terrorismo. La risposta partigiana si fece più dura negli attacchi ai nazifascisti e con esecuzione di spie. Più coraggiose ed imponenti divennero le manifestazioni popolari di piazza, che partigiani armati sostennero e protessero.
Il 3 febbraio, 120 donne si portarono presso il municipio per reclamare generi alimentari, come avvenne in vari comuni viciniori: Minerbio, Malalbergo, Granarolo, Budrio, Medicina, San Giorgio di Piano. A Baricella, mentre le donne manifestavano, 450 operai, ingaggiati dalla TODT ed adibiti ai lavori per i tedeschi, scioperarono ed ottennero di non lavorare nelle giornate domenicali. Il 28 febbraio successivo una massa di circa 500 baricellesi, in maggioranza donne, manifestarono nuovamente presso il Municipio. Intervennero i tedeschi a disperdere i manifestanti ed arrestarono otto donne che furono trattenute per otto o nove giorni. La scarcerazione era stata richiesta dalle compagne della dimostrazione che avevano a lungo sostato davanti alla caserma.
Il 27 marzo a Passo Segni cinque partigiani attaccarono un'autocolonna tedesca, immobilizzando i primi due mezzi. I tedeschi reagirono con un fuoco infernale sostenuto da un'autoblinda di protezione, ma i partigiani riuscirono ugualmente a ritirarsi. Mentre si avvicinava la liberazione e riprendevano i lavori primaverili nei campi, dietro la continua pressione esercitata, i braccianti e le mondine, sostenuti dai comitati clandestini, conseguirono nuove tariffe, per le opere che li attendevano.
Baricella fu liberata il 22 aprile 1945. Il CLN locale, subito dopo, nominò la Giunta comunale con alla testa il sindaco Luigi Bolognesi.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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