Bardatura da cavallo

Bardatura da cavallo

1860

Scheda

L’11 e 12 marzo 1860 si svolse il Plebiscito che sancì l’annessione dell’Emilia-Romagna al Regno di Sardegna: tutti furono chiamati a votare e si parlò per questo di ‘voto universale’: da questa ‘universalità’ restarono però escluse le donne. Per compensare in qualche modo tale esclusione, sorse l’idea di un gesto solenne che mostrasse, secondo le modalità consentite dai tempi, che anche in esse era unanime la volontà di adesione alla monarchia sabauda. Nei primi giorni di marzo, mentre gli uomini si preparavano al Plebiscito, la marchesa Brigida Fava Ghisilieri Tanari si faceva inviare dalle Regie Scuderie di Torino «una bardatura completa di S.M. per servire di modello di quella che coteste Signore hanno in animo di regalare al nostro Augusto ed Amatissimo Sovrano». Donna colta e conoscitrice delle lingue straniere, Brigida Tanari (1802-1877) fu animatrice di uno dei principali salotti della Bologna di metà Ottocento e partecipò in prima persona al moto risorgimentale: nel 1831 si impegnò a raccogliere offerte per la causa nazionale e in seguito alla restaurazione del governo pontificio aiutò molti proscritti ad emigrare. Negli anni postunitari si impegnò nell’ambito sociale, promuovendo la nascita in Bologna di moderne Sale d’asilo e ricevendo nel 1870 l’incarico di Ispettrice per le scuole femminili dell’Alta Italia. Era fondamentale che il dono al Re non risultasse l’esito di un’iniziativa privata di Brigida o di altre, ma che apparisse come l’omaggio di tutte le ‘donne dell’Emilia’. Per arrivare a questo risultato, nel giro di pochissimo tempo venne messa a punto un’organizzazione molto strutturata, retta per la quasi totalità da donne. Al Comitato Centrale di Bologna, diretto dalla stessa marchesa Tanari e da Niceta Rossi Mattei, facevano riferimento 10 Comitati Generali (con competenza sulle diverse provincie o territori), diretti ciascuno da un gruppo di donne. Da questi dipendevano numerose ‘collettrici’ (e una minoranza di ‘collettori’) che, muniti di appositi moduli, raccoglievano le offerte per la ‘sottoscrizione volontaria’: solo a Bologna furono poco meno di 7.000. Grazie a questo sistema capillare, in poche settimane la somma necessaria a pagare la bardatura fu non solo raggiunta, ma largamente superata.

Anche la scelta del momento in cui fare il solenne omaggio venne scelto con cura: la cerimonia si svolse infatti il 2 maggio 1860, nell’ambito dei festeggiamenti svoltisi per la visita di Vittorio Emanuele II a Bologna (1-4 maggio) che fu, per la gente della città, l’evento più memorabile di quell’anno straordinario. Nel corso di un ricevimento svoltosi al Palazzo dell’Archiginnasio e destinato alle «primarie Signore della nobiltà e della Cittadinanza di Bologna, insieme a molti dei principali cittadini», Luigi Carlo Farini e il sindaco Luigi Pizzardi presentarono la bardatura da cavallo al Re, a nome delle ‘Donne dell’Emilia’. Si trattava di un manufatto di grande pregio: vi avevano lavorato un cesellatore, un gioielliere e una ricamatrice, la signora Francesca Colombani, su disegni di Francesco Cocchi, docente dell’Accademia di Belle Arti. Il Sovrano la portò con sé e oggi si trova presso il Palazzo del Quirinale, all’interno del cosiddetto ‘Gabinetto Storico’ situato nel Fabbricato delle Scuderie Sabaude. Più sobria era invece la bardatura ricevuta come modello dalle Regie Scuderie di Torino, prodotta dal sellaio torinese Pietro Rigolino, come risulta da una coppia di etichette poste a copertura dei chiodi di unione della sella, che rimase a Brigida Tanari e che nel 1903 il figlio Luigi Tanari (1820-1904) deputato, senatore e sindaco di Bologna donò al Museo. Essa si compone di una sella, con due fonde poste anteriormente all’arcione per alloggiare le pistole; una gualdrappa in tessuto ricamato con fili d’argento, che viene posta sulla groppa del cavallo con funzione ornamentale; un sottocoda che, passando sotto la coda, serve ad evitare lo scivolamento in avanti della sella; un sottopancia, formato da tre strisce in tela con imboccatura in cuoio, che circonda il torace dell’animale collegandosi ai riscontri della sella, e serve a fissarla; due staffili, attaccati alla sella per tenere e regolare le staffe; una testiera, che sostiene l’imboccatura con il filetto e serve per comunicare e controllare il cavallo; le redini, strisce di cuoio collegate all’imboccatura; un pettorale, al cui centro è posto un rosone metallico decorativo, che serve per controllare la posizione della testa; le cinghie – due legate alla sella e una al sottopancia – per evitare lo scivolamento all’indietro della sella. Nella bardatura donata al Museo non erano presenti il morso (di solito associato al filetto) e le staffe: con ogni probabilità, nemmeno le Regie Scuderie li avevano inviati. Per molti anni la sella costituì uno degli oggetti più importanti del Museo, ma a partire dagli anni ’70 non venne più esposta. Le precarie condizioni conservative hanno reso necessario un intervento di recupero di cui nel 2010 si è fatto carico l’Istituto per i Beni Culturali.

Bardatura da cavallo, 1860. Panno, cuoio, metallo, filo metallico in argento, inv. n. 2466.

Otello Sangiorgi

Bibliografia: Bottrigari 1960-1962, vol. 1, pp. 44-56; Storie dal Tricolore… 2011, pp. 50-51.

Il restauro | Stato di conservazione: SELLA. Lo Stato di conservazione dichiarato mediocre nella perizia, riguardava soprattutto le parti tessili mentre il cuoio e le parti metalliche si presentavano ancora in discrete condizioni; da notare polvere e sporco diffusi, con macchie sia sui tessili che sul pellame. Sul panno rosso erano presenti lacune di diversa entità, dovute per lo più a rosure di tarma. Imputabili all’usura invece la presenza di tagli, lacerazioni e consunzione di alcune aree, in particolare risultava del tutto perso il panno di rivestimento posteriore della paletta. Le due etichette stampate con litografia poste a coprire i chiodi strutturali sono state restaurate a parte e rimontate (vedi relazione specifica di Sara Carpena). GUALDRAPPA. Sporco diffuso con lacerazioni, abrasioni e rosure di tarma riguardanti in particolare il panno rosso; la fodera in cotone beige rosato risultava con parti indurite, lacunose e macchiate di nero. Scucendo la gualdrappa lungo i bordi, sono stati separati il dritto in panno di lana rosso dalla fodera in diagonale di cotone. Questo ha messo in luce l’assemblaggio interno: una fodera in lino chiaro proteggeva la parte centrale mentre lungo i bordi, era posta una tela simile, tagliata in forma e impregnata di un collante nero. Questo trattamento aveva la funzione di dare consistenza sostenendo le parti decorate con gallone, piuttosto pesanti. Questa tela nera, oggi assai deteriorata, con grandi lacune e tendenza generale a polverizzarsi, ha la responsabilità di aver nel tempo macchiato la fodera di cotone, arrivando in alcuni punti alla corrosione del tessuto. L’intervento di restauro eseguito sulla gualdrappa ha avuto per fine la pulitura e il consolidamento di tutte le parti ed è stato condotto cercando di conservare al massimo i tessuti originali e la tipologia costruttiva. UNIFORMI. I capi d’abbigliamento militare e i loro accessori si presentavano notevolmente sporchi, con rosure evidenti dovute ad attacchi di tarme e una forte deformazione della foggia originale. ETICHETTE STAMPATE POSIZIONATE SULLA SELLA. Sono stati confermati in sede di intervento i danni da ruggine per la presenza di chiodi, che nell’analisi preliminare erano stati ipotizzati come causa delle macchie brune circolari presenti in entrambe le etichette. La collocazione delle etichette non era quindi casuale, il sellaro intendeva coprire con esse il gruppo di chiodi che servono per tenere unite in quel punto le parti in cuoio della sella.

Descrizione dell'intervento: SELLA. Spolveratura generale, spolveratura approfondita del pannetto, delle parti in pelle , e dei metalli. Smacchiatura sottosella in cotone felpato bianco, pulitura a vapore del pannetto rosso, trattamento di tutte le parti metalliche con vapore, alcool etilico e microfibra; tintura tessuto in lana, tintura velo di Lione, inserimento supporti in tessuto di lana a chiusura delle lacune, fermatura innesti con filze, fissaggio margini delle lacune a sottopunto, applicazione di un velo mimetico a copertura degli innesti, integrazione panno rosso della paletta, rincollaggio etichette, idratazione parti in pelle, protezione parti metalliche, ritocchi pittorici. GUALDRAPPA. Spolveratura generale, separazione della parte anteriore della gualdrappa dalla fodera attraverso l’uso del vapore e scucitura del bordo. Fodera. Spolveratura, eliminazione colla, lavaggio in acqua e posizionamento con spillatura su pannello, tintura lino per supporto totale, velo e filati in seta, consolidamento generale tramite applicazione di velo termoadesivo a supporto totale, fissaggio a cucito della fodera su supporto di lino con filze parallele continue ogni 9 cm e filze lungo i margini di ogni lacuna, cucitura di unione tra la fodera e il supporto lungo tutto il perimetro. Applicazione di velo adesivo a copertura delle zone con il maggior numero di lacune, fissato a cucito lungo i margini con sottopunto. Panno rosso. Spolveratura approfondita del pannetto e delle parti metalliche, spolveratura dell’interfodera in cotone, irrigidita da collante o indurente(?) molto deteriorato, pulitura a vapore del pannetto rosso, trattamento di tutte le parti metalliche con vapore, alcool etilico e microfibra; solo nelle zone più ossidate ed opache, passaggio delicato con gomma, tintura tessuto in lana, inserimento supporti in tessuto di lana a chiusura delle lacune, fermatura supporti con filze parallele continue ogni 9 cm, fissaggio margini delle lacune a sottopunto e localmente applicazione di un velo termoadesivo a copertura di piccole zone particolarmente degradate, copertura lungo i bordi più esterni del pannetto, ove presenti lacune e buchetti, con velo termoadesivo, ripristino cuciture lungo i galloni e fissaggio fili metallici staccati o scomposti, integrazione angolo destro, integrazione parti cadute dell’interfodera con tela di cotone, tagliata a sagoma delle lacune, per ridare un’ uniformità di livello consolidamento interfodera con applicazione di un tessuto in cotone nero, trattato con mowilit puro (per ottenere la stessa consistenza di quello originale) steso a pennello e tagliato a modello dell’originale riassemblaggio parte anteriore con fodera a sottopunto lungo il contorno e filza centrale verticale ritocchi pittorici a pastello. UNIFORMI. Spolveratura accurata interno ed esterno dei capi. Pulitura a vapore interno ed esterno, posizionamento. Messa informa su manichino a misura. Pulitura parti metalliche. Consolidamento delle lacune maggiori nelle parti tessili. Messa in forma e consolidamento accessori. ETICHETTE STAMPATE POSIZIONATE SULLA SELLA. Pulizia meccanica. Le etichette sono state sottoposte a spolveratura e gommatura con gomma wishab morbida. Pulizia per immersione. Per ovviare all’acidità accumulata dalla carta si è provveduto a deacidificare le due etichette al fine di integrare la carica alcalina necessaria al supporto. Smacchiatura delle zone brune circolari. Alcune zone circolari completamente erose dalla ruggine e che non supportavano dati di alcun genere sono state eliminate per sopperire al rischio di contaminazione delle zone vicine, altre invece meno problematiche sono state smacchiate su tavolo aspirante con perossido di ossigeno al 33% in soluzione al 5% di acqua distillata. Ricollatura del supporto carta. Ripristinata la collatura della carta con metilcellulosa Tylose al 3% a pennello. Chiusura delle lacune. Le lacune sono state chiuse con carta giapponese 11gr e 40gr. Nuovo supporto in carta giapponese per entrambe le etichette. Si è reso necessario un nuovo supporto in carta giapponese che sostenesse tutta l’area dell’etichetta in quanto le lacune derivate dalla ruggine non avrebbero permesso il ripristino in sede senza riaperture nei punti deboli, quelli delle lacune. Supporto in carta barriera. Si è reso necessario per isolare le etichette dai chiodi, rimesse nelle stessa sede originaria, aggiungere un cartoncino in carta barriera di misura dell’etichetta e incollato. ad essa e un secondo cartoncino sempre in carta barriera da collocare sopra ai chiodi. Lo spessore del cartoncino è di mm 0, 40. Intervento sui chiodi posti nella sede delle etichette. Sono stati liberati dalla ruggine con procedimento meccanico di abrasione graduale degli strati mediante un sistema che alterna olio di vaselina, carta abrasiva 400 e acetone. La protezione finale delle parti è avvenuta mediante velature con soluzione di Paraloid B72 al 5% in acetone.

In collaborazione con Patrimonio Culturale Regione Emilia-Romagna.

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Documenti
Museo civico del Risorgimento (Il)
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Fulvio Cantoni; Il Museo civico del Risorgimento dal 1904 a tutto il 1914, relazione del direttore Fulvio Cantoni al sig. assessore per la Pubblica Istruzione; Bologna, Cooperativa Tipografica Mareggiani, 1916

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