Autoritratto - Giacomo De Maria

Autoritratto - Giacomo De Maria

Firmato e datato 1821

Scheda

L’importante ed inedito autoritratto dello scultore bolognese, conservato presso l'Accademia delle Belle Arti di Bologna, è impostato ad “erma” di classica memoria, che – pur alle soglie dei sessant’anni, si ritrae ancora giovanile e vigoroso – è da ritenere il modello per l’esecuzione del marmo presente sulla tomba del maestro nella Certosa di Bologna (Chiostro Maggiore).

La finezza del modellato, ricco di sottosquadri nella capigliatura, fanno infatti pensare a quest’opera come ad un “gesso originale” – modello necessario per la traduzione in un materiale più nobile – uscito da una forma a tasselli direttamente eseguita sull’autoritratto in terra appena modellato, e le cui tracce sono ancora in parte riconoscibili sulla “pelle” dell’opera. L’esistenza di un autoritratto in terracotta del tutto simile al gesso, offre la possibilità di porlo a confronto con quello in esame, per rilevarne sia le discrepanze di dimensioni, sia la sua natura di esemplare originale (cioè modellato e cotto) o di esemplare uscito “per calco” da una forma a tasselli, aprendo ad alcune ipotesi certamente da valutare. Se la terracotta risultasse “svuotata” e poi cotta, e presentasse dettagli del tutto identici al gesso dell’Accademia, sarebbe da considerare in tutto e per tutto l’opera originale sulla quale, prima della cottura, venne fatta la forma a tasselli da cui uscì il nostro gesso. Una prassi spesso usata dagli scultori che in questo modo salvavano il lavoro in terra ed ottenevano una forma da cui derivare un modello per l’esecuzione del marmo. Il rinvenimento dell’autoritratto di De Maria firmato e datato, insieme all’analisi degli inediti documenti riguardanti la tomba dello scultore conservati nell’Archivio del Cimitero della Certosa, pongono fortemente in dubbio la tradizionale attribuzione ad Innocenzo Giungi della paternità del marmo in Certosa, che non è firmato, ma è sostenuta nella guida di Bastelli (1934, p. 30) e, in modo più nebuloso in quella di Raule (1961, p. 104).

Nell’Archivio della Certosa è conservato il contratto di acquisto dell’attuale tomba De Maria da parte della famiglia datato 11 aprile 1876, nel quale si legge che i “[…] Signori De Maria Dottor Fabio in unione alla propria sorella Clementina vedova Pozzi, […] desiderosi di dare una sepoltura più gentilizia ai cari avanzi dei loro premorti che ora riposano nel sepolcro n° 123 […], comperano ed acquistano un sepolcro di famiglia di qualità gentilizia […], coll’obbligo […] di farlo erigere di tutto marmo di Carrara […], entro il termine di due anni.”, cioè entro il 1878. Con questi estremi cronologici è molto difficile credere che Innocenzo Giungi – nato nel 1797 e morto nel 1841 – possa aver eseguito il marmo utilizzando il modello presente in Accademia. È molto più verosimile, e un esame più ravvicinato tra il gesso e il marmo potrebbe essere probante, che l’autoritratto in Certosa sia stato eseguito per sé stesso (e quindi non firmato) da De Maria medesimo, conservato in famiglia e poi, in occasione del nuovo sepolcro “di tutto marmo di Carrara”, collocato in Certosa come “vera effigie”.

Alfonso Panzetta

Estratto da: B. Buscaroli, R. Martorelli (a cura di), Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010

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